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Il sorriso del mare

attraverso la recensione di Maria Rizzi ed altro

Maria Rizzi, con quell’eleganza che da sempre è sua cifra stilistica, presenta la nuova plaquette di Nazario Pardini Il sorriso del mare, edizioni Blu di Prussia, 2020: dieci liriche d’amore di cui ci rende subito partecipi. Sin dalla copertina, infatti, illuminata da un tramonto meraviglioso partorito dall’immenso utero del mare, entra nel mondo poetico dell’autore e ne diviene sua Voce vivendo così intensamente l’esperienza umana e poetica come fosse parte di sé.

Con le corde psicologiche vibranti all’offerta di ogni verso, lei si immedesima nell’opera di Nazario a tal punto da trasmettere in diretta a chi legge la carica emotiva motrice di queste liriche: il sogno d’amore infinito che abita la vita, consacrato dal mare. Così, con leggiadre note, ci fa incontrare Delia… creatura viva, reale ma lieve, luminosa quale personaggio uscito dalle pagine eterne dei poeti o dalla tela della pittura, anzi rinata dal mare come mito, sogno d’amore.

Allora il mare che genera la vita qui rigenera il mito della donna intesa come bellezza dell’amore che non muore mai sublimato dall’infinito sciabordare musicante dell’onda. Avvertiamo quindi la pienezza di questi vissuti liricamente rievocati da minimi particolari e riproposti a noi come visioni/immagini oltre l’umano. Vissuti che racchiudono la vita intera nella scoperta, nascita dell’amore e nel suo spegnersi, nello sfiorire della bellezza, nel coraggio dei sogni che rimangono come luce in noi.

Qui l’intuizione poetica diviene messaggio universale: sono questi attimi quelli appartenenti all’adolescenza, alla giovinezza, fissati in brevi incontri, in sguardi reciproci furtivi, in mani che si sfiorano, in situazioni magiche, che rimangono in noi per sempre come reliquie dell’eternità. Sono quei sogni solo nostri, da cui non dobbiamo sfuggire - dice Maria - ma rispettare come nelle liriche di Pardini quali incantesimi buoni a noi concessi. È un passato allora che tutti possediamo dentro negli angoli più segreti ma che ha in sé il miracolo infinito della stessa vita, sostanza delle poesie di Nazario, consacrato dalla benefica energia del mare-culla, spazio-tempo amato dall’autore. Facendo rivivere le donne di Nazario, Maria ci permette di assaporare appunto tutto il nostro mondo interiore, tessuto di attimi magici, espressione di eterni desideri, sogni di cui abbiamo bisogno anche per vivere le delusioni. La Nostra tanto è riuscita nel suo intento che noi crediamo ormai di aver incontrato queste donne, reali, sogni d’amore e condividiamo nuovamente il messaggio di Nazario di rispettare il coraggio dei sogni qui rievocati sublimati dal sorriso del mare.

Grazie all’attenta lettura della Rizzi e alla sua prestigiosa scrittura siamo entrati nel mondo di Pardini che con la sua grande umanità ha qui rivisitato la vita quale dono di infinte esperienze e sogni da tenere accesi sempre. Pur avvertendo la caducità della bellezza e la presenza del dolore disperante ci trasmette la sua verità: il sorriso del mare, riflesso negli occhi delle donne e nelle vicende umane, dà un senso d’eterno alla nostra immanenza.

Ma ora, che ho tra le mani la copertina, guardando quel tramonto posso osare oltre: può rappresentare infatti la fine di un amore (… La sera una preghiera ad occidente / dove il sole si perde alla marina. / Tutto è rosso. Il mare un luccicchio. / Il piano si piega inginocchiandosi / dinanzi alla fine di una storia … - da Amapola) la cui luce si riverbera in noi e non muore mai. Come la luce del sole che si fa stella, firmamento, alba, giorno nuovo, storia del cosmo, della vita senza mai spegnersi, così il ricordo luminoso di un amore sarà per sempre esperienza, pagina esistenziale, attimi, sentimenti irripetibili. E quell’immagine si dilata ora in me in una visione primordiale del tramonto vissuto al Porticciolo in Sardegna, atteso da tutti inginocchiati religiosamente ad aspettare il momento in cui il sole entrava nel mare e con lui diveniva un universo unico di luce che non voleva spegnersi: accendeva l’acqua, il cielo, la rena, noi nella sacralità dell’ora.

Così è sacra quella fase della vita, dell’infinito innamoramento che si accende a uno sguardo, ad un sorriso, ad un ammiccamento, ad un tono modulato della voce, ad un moto del corpo, ad una veste un po’ sbracciata: ti cattura, ti abita per sempre. E il simbolo musicale di questo stato d’amore adolescenziale e giovanile, ritratto nelle sue note variegate, gentili rievocate qui con pudore, è Amapola, soave nome che si scioglie in bocca direbbe Sbarbaro, e si dilata nello spazio-tempo grazie all’ampiezza delle vocali e all’armonioso gioco delle consonanti. Si dilata in un suono struggente che ha accompagnato le nostre ore in un anelito d’infinito all’Amore, alla Bellezza che io, pur donna, avverto come cifra interiore della Donna.

Si apre in un richiamo amoroso alla natura, partecipe femminile quasi all’umano momento e coinvolge anche angeliche sfere: … Come è bella la natura questa sera, / come triste l’armonia del creato, / tutto si scioglie in un pianto corale: / il verde si ricama di una fine / leggera e musicale; l’acqua rispecchia / un sole che a metà chiama alla fonte, / gli angeli rannicchiati fra le fronde / danno fiato alle trombe… il tutto è avvolto dalla melodia della canzone che si dilata fino all’orizzonte e include anche la donna di cui rimangono nel poeta gli occhi … che ammirano incantati / un tramonto che suona una canzone.

Nazario si muove nei suoi versi in volo leggero, rapito da un afflato d’amore, stupito dalla purezza dei gesti, da quei giochi fugaci, in corsa sulla rena lungo il mare, dai sorrisi, dagli sguardi accesi in incontri casti ma che racchiudono in sé la pienezza dell’amore rievocando così non solo i suoi palpiti ma il sentire di un’epoca altra, un tempo quasi vergine, in cui le emozioni si identificano nella musica di Amapola, nella musica del mare che consacra tali sentimenti. L’amore quindi è vita e attraversa tutto il creato ma è anche dolore che ti dà però forza, coraggio, che ti accompagna come l’amore del padre che diviene luce che conduce il poeta, e noi con lui, verso l’oltre: … accendi la tua luce, / mi farà da cometa sulla strada

Grazie, Nazario uomo e poeta unico, per averci fatto riscoprire emozioni in noi sopite, sentimenti rivissuti ad un angolo di piazza, sulla stessa panca col libro di latino là posato, da un bagliore, da un profumo, da un guizzo d’aria fresca, da una musica, dai riflessi del mare che sono stati il tessuto della nostra giovane vita senza i quali non avremmo assaporato la musica dei cuori ai battiti della primavera.

Grazie per il tuo amore per l’amore che percorre l’universo dei cieli, della terra, delle acque e che a noi si manifesta in quegli istanti indicibili di un’altra età del cuore.

Con gratitudine a Maria Rizzi che mi ha introdotto con passione nel mondo poetico di questa plaquette, Il sorriso del mare, di cui con piacere ho trovato conferma nella mia personale lettura del libro stretto tra le mani del cuore. Questi ultimi versi per dire l’atto di devozione alla donna-bellezza del creato: … se la primavera non profumasse / di donna, e il tutto avesse la voce / dell’inverno, del triste e nuvoloso / inverno, non esisteresti tu / con la tua aria estiva, luminosa, / a dare ragione al creatore / che ti ha voluto in questa / irripetibile, unica, stagione.

Maria Rizzi

Marisa mia, non puoi leggere le Opere di Nazario attraverso le mie modeste recensioni. Mi lusinghi e mi imbarazzi. Il tuo valore di ermeneuta supera di gran lunga la mia lettura tant'è che la plaquette "Il sorriso del mare" nelle tue parole tuona come un temporale sul passo del tonale e crea incredibili vibrazione nella mia e nelle anime dei fortunati lettori. Le dieci Poesie d'amore rappresentano proprio 'un atto di 'devozione alla donna - bellezza del Creato. Tu sei una Maestra non puoi ispirarti a un'alunna. Io ti ringrazio, ti esprimo tutta la mia ammirazione e stringo al cuore te e il nostro Nume Tutelare!
            Maria, 2 luglio 2021

Cara Maria, sempre un piacere confrontarmi con te. Siamo due privilegiate che sanno interpretare il dono della parola degli altri con l'offerta della propria anima. Quindi siamo così simili e così vicine da confonderci l'una nell'altra. Un abbraccio affettuosissimo sempre a te e al nostro Nocchiero.
            Marisa, 5 luglio 2021

4 luglio 2020

Maria Luisa! Perdona il ritardo, non mi ero resa conto che hai preso proprio me come il Virgilio del viaggio attraverso la soave plaquette del Nume Tutelare, che hai viaggiato sul mio registro attribuendomi appellativi che non merito. Tu sei una donna capace di elevare alle stelle la propria arte in ogni espressione. Scegliermi è stato un privilegio che mi commuove. Sei andata oltre, hai viaggiato anche da sola, Dante di sentimenti altissimi, di lunghe avventure nella saudade, di Maestra nel coraggio dei sogni. E hai reso questa esegesi un diamante da incastonare nell'ideale d'Amore del nostro Nazario. M'inchino alla tua generosità e alle tue parole...

Maria, 16 dicembre 2020

Ritrovo l'immeritato riferimento alla sottoscritta della cara Maria Luisa, che con la sua recensione tocca vette altissime di lirismo. Il Poeta che scrive del Poeta è magia che nessun altro può uguagliare. Ho già letto questa pagina, ma scorrerla ancora e ancora fa tanto bene al cuore. Abbraccio forte la mia amica e il nostro Nume Tutelare, che rende possibili questi incontri e queste fughe dal reale....

Recensione
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