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Incontri in Sicilia. Testimonianze di vita e di cultura

Nel libro Incontri in Sicilia. Testimonianze di vita e di cultura Ruggeri sembra trovare una risposta a questa ricerca dell’identità siciliana, leitmotiv di tutta la sua opera-vita, proprio nell’essenza della Sicilia colta “che ama se stessa non per autocelebrarsi ma per testimoniare la propria essenza”, essenza costituita dall’aristocrazia dello spirito. Questo è il respiro profondo, che lui ed altri avvertono, dei “Gattopardi siciliani, figure archetipiche e senza tempo” identificabili “con gli ultimi aristocratici dell’Isola”. A questa categoria interiore appartengono i personaggi con cui Ruggeri si confronta in questo viaggio attraverso i secoli, con interviste personali, conoscenze dirette e altre testimonianze. Un viaggio tuttavia privato, costituito di ricordi, momenti di vita letteraria e non solo, che attraversano i territori esistenziali più intimi: in altre parole, il privato che si fa poesia, che diviene arte consacrata all’immortalità.

Fra i tanti personaggi protagonisti, alcuni già incontrati in Sicilieide ma qui appunto rinnovati in un rapporto più ravvicinato, brilla Lucio Piccolo, del quale Ruggeri racconta l’amicizia con Andrea Zanzotto. I due poeti si conobbero nel 1954, al famoso convegno di San Pellegrino Terme a cui Piccolo si recò, su invito di Eugenio Montale, in compagnia del cognato Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Di tale evento Ruggeri rivela particolari inediti, a lui raccontati direttamente da Zanzotto tramite l’autrice del presente articolo, legata al poeta di Pieve di Soligo da un’amicizia leggera, come rimarcato nel capitolo riservato al già citato convegno e relativo ai legami epistolari tra il poeta siciliano e quello veneto. Viene anche ricordata la testimonianza appunto intitolata “Un’amicizia fra noi leggera” apparsa su La Nuova Tribuna Letteraria del primo trimestre 2012 e in seguito inserita negli atti del convegno “Il Sacro e altro nella poesia di Andrea Zanzotto”, curati da Mario Richter e dalla sottoscritta. Ruggeri si sofferma su questi bellissimi rapporti, a cui il poeta di Pieve si dimostrava sempre disponibile proprio per l’amore che nutriva per l’uomo. Molti altri interventi meriterebbero un approfondimento, da quello sui paesaggi e sui personaggi presenti nell’opera di Antonello da Messina a quello dedicato al connubio tra letteratura e fotografia, che aprirebbero altri orizzonti infiniti su questa isola senza confini.

È dunque un libro anche questo unico, come tutti quelli di Giuseppe, che “aggiunge un tassello importante al mosaico culturale che in Sicilia racconta di suoi celebri figli (i principi Tasca Filangeri di Cutò, sempre il nostro Quasimodo, Lucio Piccolo, Casa Cuseni luogo della memoria, la famiglia Ciampoli)” entrando però questa volta con spirito nuovo nell’intimità delle persone, fino alle loro stesse dimore. “Un libro che non si limita a descrivere fatti e circostanze ma se ne nutre profondamente e trae dalle vicende umane, letterarie e spirituali (...) linfa vitale per guardare a una Sicilia forse ancora possibile”, una terra che, nel suo apparente isolamento, offre in realtà se stessa nella gioia di un’apertura culturale che è in fondo scoperta, condivisione dei valori che appartengono al dominio universale, agli spiriti più nobili e sensibili. Chiude il suo bel libro, così ricco di umano spirito aristocratico, il poemetto L’isola senza confini, altro atto d’amore del poeta Ruggeri, espresso attraverso i colori, la vegetazione dell’isola, la musicalità dei versi nello scorrere delle ore “indistinte / su quest’arca di pietra che ripete / da millenni la sua storia alle onde”.

Interessante e significativa per i temi trattati l’intervista rilasciataci recentemente.

Recensione
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