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Schiavon e Soffiantini a Praglia

Nello storico monastero, documentata la assidua presenza di due attivisti
del movimento cattolico, da cui nacque il PPI di don Sturzo

On. Sebastiano Schiavon

Battista Soffiantini

Spazio di intensa spiritualità e di poesia, l’Abbazia di Praglia mi è particolarmente cara. Una volta al mese ospita un gruppo di appassionati, cioè il Cenacolo di Poesia ideato dall’abate p. Norberto Villa, poeta di Salmi del 2000, e dalla sottoscritta che abita a Selvazzano. In questi incontri nutriamo l’anima di cultura, allargando insieme rapporti umani amicali. Quindi i colli e la stessa Praglia fanno parte della mia vita da sempre, e recentemente ho avuto modo di scoprire una importante frequentazione della storica abbazia all’inizio del ‘900 da parte di due personaggi da non dimenticare: il padovano Sebastiano Schiavon e il polesano Battista Soffiantini.

L’on. Sebastiano Schiavon (Roncaglia 1883 – Padova 1922) era mio nonno materno e il suo importante impegno sociale nei primi due decenni del ‘900 è stato portato alla luce da mio marito, Massimo Toffanin, grazie ad un’appassionata ricerca sfociata nel saggio storico Sebastiano Schiavon lo Strapazzasiori. Una vita impegnata la sua nel Veneto, a Firenze, a Roma nella difesa degli umili (in particolare i bovari e tutti gli emarginati) per ridare loro dignità di persone. Un’attività frenetica che ha abbracciato la sfera sindacale e politica fino al contributo nella nascita del Partito Popolare Italiano.

Mio marito, negli archivi della biblioteca di Praglia,in un successivo approfondimento, ha poi ritrovato la Cronaca, redatta dal 1904 dai monaci, che parla delle frequentazioni dell’abbazia da parte dell’onorevole Schiavon legato da amicizia anche all’abate di allora Nicolini. Da tale ricerca emergono le notizie qui riportate:

“…Sono questi gli anni in cui, dopo il forte impegno sindacale e politico del biennio 1908/1910, la formazione del movimento cattolico mira ad essere religiosa oltre che sociale e politica, nella speranza di costruire cattolici militanti che operino nella società sotto la guida della gerarchia diocesana.

Vengono allora costituite dalla Diocesi a Praglia dal 1913 le cosiddette “Settimane sociali”, cioè raduni di giovani cattolici per la formazione di dirigenti a livello locale. Tale esperienza si ripete sempre nell’Abbazia nel 1914 con inizio dopo i Vespri di domenica 15 marzo e gli oratori sono Don Emanuele Caronti, Don Giovanni Alessi, il prof. Giovanni Battista Soffiantini di Rovigo e l’onorevole Sebastiano Schiavon. Giovedì 19 marzo, festa di S. Giuseppe, il cronista Padre Eusebio Camilli scrive che in chiesa l’orario è come nei giorni festivi e poco prima di mezzogiorno Sebastiano Schiavon, deputato di Cittadella, ha fatto visita ai giovani accompagnato dall’avv. Italo Rosa, altro dirigente cattolico padovano impegnato sul fronte sindacale.”

Oltre ai riferimenti relativi a mio nonno, la mia attenzione viene attratta da un altro nome spesso citato: quello di Battista Soffiantini (Somaglia 1878 – Badia Polesine 1950) della cui vita ho avuto modo di conoscere aspetti importanti grazie al volume“Un cattolico della prima metà del Novecento”. curato dal nipote Giorgio. Soffiantini è stato un personaggio di rilievo nella vita sociale, politica ed ecclesiale del Polesine, e mons. Lucio Soravito De Franceschi, Vescovo di Adria-Rovigo, nell’introduzione al volume scrive:

…propagandista cattolico … conferenziere, sindacalista, democristiano della prima ora, collaboratore dell’Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici di Bergamo, fondatore di Leghe Bianche e di Casse Rurali in Polesine. Ma allo stesso tempo è stato educatore (a Bergamo, Este e a Badia Polesine), promotore e amministratore dell’Istituto “Caenazzo-Bronzin” della città della Vangadizza; giornalista e scrittore di libri, di commedie e di poesie. E’ stato soprattutto un buon padre di famiglia e un uomo profondamente religioso (apparteneva al Terz’Ordine Francescano); ha promosso il primo Convegno giovanile cattolico in Polesine ed ha partecipato come applauditissimo conferenziere a diversi Congressi Regionali per i giovani, come pure agli incontri provinciali o regionali del Terz’Ordine Francescano, nonché agli incontri nelle parrocchie dei lavoratori, dei contadini e dei braccianti…”

Fermandoci a questi dati, Soffiantini appare un uomo dalle molteplici attività, poliedrico, impegnato nella sua lunga esistenza a riscattare la povera gente e a formare i giovani, vicino quindi al padovano Schiavon.

Aggiunge Armando Rigobello, prefatore del volume,

“…un grande socialista cattolico… che fa della sua passione sociale una professione religiosamente ispirata e un costante impegno etico-politico… che partecipa attivamente alle lotte sindacali e politiche…svolgendo la sua azione dalla Lombardia al Friuli, dal Veneto fino all’approdo a Badia Polesine…una biografia quindi di un eccezionale personaggio del secolo scorso delineata nel contesto storico dell’epoca.” E ancora sottolinea che “…l’esperienza di Battista Soffiantini nell’intervento sociale si allarga: dalla partecipazione alle speranze di promozione sociale dei lavoratori alle ferite private, a rilevanza pubblica, dell’infanzia e adolescenza abbandonate...”

Un personaggio polesano di grande spessore Battista Soffiantini, che frequentava Praglia proprio all’apertura delle “Settimane sociali” del 1913,invitato lì per tenere le sei conferenze sulla Rerum Novarum, in sostituzione di Pasquinelli di Firenze, come è documentato dall’Archivio Battista Soffiantini. Da una sua lettera successiva traspare il rapporto costruttivo con i giovani, che sapeva motivare e conquistare, nell’atmosfera da lui ben delineata di queste “Settimane sociali” scandite da particolari rituali.

Ecco qualche stralcio:

“Uno dei luoghi più adatti a una vita di preghiera e di studio è senza dubbio l’Abbazia di Praglia. Quei cortili vasti e silenziosi, circondati da magnifici colonnati, ariosi portici … Ora et labora, il programma dell’ordine di S. Benedetto; e Praglia, con la sua biblioteca e il suo coro, con i suoi ubertosi vigneti, i suoi fertili campi, è uno de’ luoghi che più si presta a vivere la regola benedettina. Fu qui che Antonio Fogazzaro trovò pace …”. E ancora “…Ci fui una prima volta nel 1913, quale insegnante della prima settimana sociale per i giovani della diocesi di Padova; vi tornai l’anno appresso per un’altra settimana; una terza volta ci fui per un ritiro spirituale con l’amico avv. Carlo Belloni, alla vigilia delle sue sante nozze. Trenta furono i giovani che presero parte alla prima settimana: li guidava l’indimenticabile don Giovanni Alessi … Vi trovai anime semplici … di contadini, operai… e studenti, uomini maturi, animati … dal desiderio di migliorare se stessi … di rendersi più utili nel campo dell’azione cattolica … Ogni mattina ci accostavamo alla messa servita per turno dai giovani … seguivano la colazione, un po’ di svago, due ore e mezza di discussione su temi religiosi e sociali …”.

Nella sua lettera Soffiantini sottolinea che i temi erano approfonditi da vari relatori con analisi anche della società del tempo e che a lui spettava il compito di presentare la Rerum Novarum. Si sofferma pure sulla grande attenzione dei monaci nei suoi confronti per preparargli il cibo perché lo vedevano molto mingherlino. E afferma che di queste esperienze culinarie e delle bevande offerte se ne ricorderà per un pezzo tanto che “… quando tornai a Praglia lasciai agli dei la loro… ambrosia; io m’accontentai di fresche limonate.”

Esperienze varie di studi e di vita ripetute per anni,citate dallo stesso Soffiantini e riferite pure dalla Cronaca benedettina fino al 1919, anno di fondazione del PPI e delle elezioni politiche. Da tutto questo stupisce che Battista Soffiantini nella sua lettera non nomini Sebastiano Schiavon che frequento Praglianello stesso periodo: forse una dimenticanza?

In ogni caso la testimonianza provante della frequentazione nello stesso periodo del monastero benedettino da parte dei due personaggi ideologicamente così vicini è costituita dalla Cronacare datta dall’Abbazia. Nello scritto i loro nomi appaiono ben evidenziati e soprattutto è importante avvertire il fermento che percorreva tutto il Veneto nei primi decenni del Novecento nello spirito di collaborazione tra anime affini, votate alla elevazione degli umili e alla formazione dei giovani.

Abbazia di Praglia

Figura sfumata vagante
nell’aria più spessa più rara
o corallo ardente nel sole
Praglia è mistero splendore d’energ
da secoli esplosa in nobile argilla.

Su erosi gradini il Tempo cammina
spalanca parete di luce accesa
da intarsi d’antica trachite,
abbraccia i colli da millenni
immobili, sopito l’arcano ardore.

Miei colli
desiato rifugio a poesia:
ancora pei sentieri Jacopo
invano a Teresa recita amore.
Echi lontani, vivi a svanire mai.

E dalla Parola vinto s’arresta
il Tempo e si condensa nel silenzio
di mani accordate
sulle vigne e sui codici miniati
di voci oranti chiuse
nell’armonia del sacro canto
di madonne e angeli sospesi
in tenui pastelli a volute.

E noi tutti presi da un’onda mite
d’ulivi e cipressi e di germogli lieta,
nell’incanto-incontro d’arte e creato
rinasciamo immacolati come la prima alba.

(da “Per colli e cieli insieme mia euganea terra” di Maria Luisa Daniele Toffanin, )

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