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L'eredità della scienza

Sette sezioni dai titoli perturbanti: Uno fratto effe; L’eredità della scienza; La cless-idra; Abissi d’eros; Il capolinea della teologia; L’operazionalismo sensibile. Sette sezioni dai titoli perturbanti e grande poesia visionaria, poiché ciò che esiste è dell’uomo e per esso creazione e lenimento.

In questo spazio, un luogo ancora di carta e inchiostro, tuonano le scienze infurentite, ove l’uomo e la donna, la vita stessa, non e altro che un DNA divenuto Hard-disk biologico di catene interminabili. Il poeta ci cala in un ambiente oscuro, fatto di parole simboliche a cui si innestano termini tecnologici e stranieri, un ambiente di lucine - che non fanno luce - e bip e scatti, ove la carne ricopre corpi robotici, al cui fondo sono rimaste solo verità virtuali. Il testo d’apertura, da cui il titolo della raccolta, L’eredità della scienza, porta in se una speranza di liberazione che e una speranza, ossimorica, di fine: bramo l’estinzione / in quanto vero è ciò che dice la Scienza / che denuda chirurgica / lasciando anime spoglie / sole esposte al deserto.

Ma la Poesia di Baiotto permane Poesia, è creatrice per sua stessa natura, altamente curata nei suoni e nella costruzione delle immagini, una Poesia tremendamente bella, che rende poetico l’impoetico e il cacofonico, che fa paura, che squarcia il velo della realta in punte sublimi di lirismo: Se la musica è variazione di un fratto effe / non voglio saperlo, / distinguo da solo il rumore / dalla melodia del fiume.

La raccolta e ampiamente corredata, inoltre, da note a fine di ogni sezione, le quali districano i passaggi più chiusi, i rimandi più complessi, le visioni piu distorte; e quindi una poesia filosofica, che tende a scendere sempre più nel ciber-mondo e trarne fuori il funzionamento, orami del tutto alla deriva. Mi pare come un racconto mitologico strabiliante, di mostri in ere industriali, delle malattie del secolo ossia nevrosi e paranoie, cinismo e nichilismo, la storia della grande e insuperabile solitudine, storie di cattiveria: Eppure alle coordinate zero virgola zero / giace ancora inclinato deturpe / lo stesso Uomo / sulla croce cartesiana / inchiodato sugli assi del tempo e dello spazio / indifferenti, illumi.

Ed anche il poeta straziato nella fibra, / annichilito nei mezzi, / mortificato nelle aspirazioni / sterminato nei sentimenti, non puo che cantare una lingua per ‘quasi adatti’, per una gioia finita, l’aria s’infiora/ d’iris di caduche luci.

Recensione
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