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Leggenda
            Metafore e Canti alla vita

 da “Secondo Novecento Letterario
Interventi critici a cura di Franco Maria Maggi e Franco Latino

Lilia Slomp Ferrari, “Leggenda”, Ed. U.C.T. Trento, 1998 – Lilia Slomp Ferrari, poetessa trentina in lingua e dialetto, che ha attirato l’attenzione della critica, con questo libro è giunta alla sua sesta pubblicazione. Il titolo preannuncia ciò che avviene nel corso della silloge, ossia, la trasposizione della realtà nel sogno, nel mito, dove l’io poetante ne è il fulcro. In questa prospettiva entra la fiaba che evoca principi, dame e cavalieri in atmosfere medievali che incantano l’anima, che pare rimasta ancora bambina. Un’evasione dalla realtà per creare un soprammondo in cui rifugiarsi e sognare ma in cui appaiono anche riflesse le tante crudezze e i drammi della vita, che la stessa poetessa ha vissuto. Così nel rievocare la perdita del padre: “ Mi hai detto addio senza saperlo. / Definitivamente. Falciato il grano / coi suoi balli segreti, falciato / il pianto inutile del sogno. / Sei scomparso oltre la collina. / di me bambina è rimasto il nulla / che invento testarda ad ogni passo”. Osserva Renzo Francescotti: “Leggenda” finisce con l’essere una raccolta di poesie all’insegna dei “sogni assassinati”, di appuntamenti mancati, di naufragi. E Antonio Dattoli: “sospesa tra realtà e immaginario, in una sognante indeterminatezza, la strada di Lilia si sdoppia nel continuo svelarsi di sé… Pressante e continua la ricerca. Passato e presente si confondono in un inesistente futuro”.

 Suggestive le rievocazioni dell’infanzia vissuta in una sintonia con la natura fatta di pascoli, prati, boschi e montagne: “Danzavo in groppa ai grilli / in punta di piedi per non disturbare. / Fili d’erba tra le dita, infinita l’attesa.” Meno fiabesca e più realistica la seguente descrizione: “Mi ero raccolta le trecce / sotto il cappello di paglia / che mi ombreggiava gli occhi / nella corsa, falciando la gramigna / del campo di papaveri.” Non si deve però credere che la poesia abbia la chiarezza dei due passi citati, giacché la poetessa ama le costruzioni barocche in uno sfolgorio di immagini dalle valenze polisemiche di non sempre facile intellezione, e il suo discorrere poetico è pieno di metafore in cui ama trasporre il pensiero e un sentimento tripudiante di canto alla vita.

 Gennaio 2002

Recensione
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