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Quaderno di Grecia

C'è vita nella terra baciata dall'Egeo

“La notte racconta ciò che il giorno tace venendo dai sogni più profondi. | Una fronda che verso il mare discende, | il cortile il suo coro assemblando”. Dipingere versi in omaggio alla Grecia di ieri ma soprattutto di oggi, è uno sforzo che contempla anima e passione. Non solo per la sensibilità di chi quei versi verga, ma anche in ossequio ad una spiritualità non spicciola che travalica le solite logiche affettive o naturali, e si concentra su quella chimica che si instaura tra un visitatore e un luogo. Come fatto da Gian Piero Stefanoni in questo eBook. Dove si possono apprezzare sole, colori, viaggi e partenze. Il blu cobalto dell’Egeo, il tramonto rosso fuoco dell’isola di Thera, il bianco puro delle Cicladi. E poi Paxos, l’Epiro, Chios porta ad oriente verso la Turchia.

Incontri, incarnazioni naturali della culla del mondo che oggi si riscopre debole per le note vicende della crisi economica, ma il cui potere storico e mentale è una stella polare per amanti desiderosi di lambire anche solo per un istante quella culla e filellini. Si prenda il concetto di bellezza, da recuperare in una natura che ha baciato il centro dell’Egeo e che si individua soprattutto nella dedizione che la Grecia antica aveva per il bello. Ma ancora, pezzi di isole di oggi che racchiudono storie di ieri, dove il passato non è lontano nel tempo ma si rigenera ed è come se si reincarnasse.

Le poesie di Stefanoni (vincitore nel 1997 del premio “Via di Ripetta” e del “Dario Bellezza”) appaiono composte non sono solo con passione, ma offrono l’opportunità di spalancare porte che uomini pigri e senz’anima ormai si rifiutano di aprire, perché accecati da un’era vecchia e obsoleta. Le visioni, le immagini e i versi presenti in questo eBook, invece, fanno sì che venga apprezzata la mescolanza pensata dall’autore e poi concretizzata. Perché è difficile scrivere di Grecia e della Grecia senza avere con la terra di Socrate, Pericle e Leonida un rapporto diretto. Fatto anche solo di sguardi incrociati, emozioni mozzafiato e intese. Ma, fosse anche solo per quello, intriso di bellezza e geocentralità. “Cos’è che ti culla e mi culla | sopra il mare delle Cicladi? | È il mio amore, il tuo amore, | il nostro caldo abbraccio, | nel movimento che l’acqua saluta”. Volgere lo sguardo all’Ellade, toccare con mano e col cuore millenni di storia e civiltà, vuole dire aprire i propri occhi a un mondo nuovo. Che, pur se vecchio di secoli, appare ogni volta diverso e multiforme, come se disponesse di un ventaglio di risposte a volti e braccia che si interrogano”.

Recensione
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