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Alessia

Alessia” di Raffaele Piazza una raccolta sulla luce della carne.

Per rileggere con scrupolosità la poesia di Raffaele Piazza mi sono avvalso della lettura di alcuni suoi illustri predecessori, figure come Petrarca, Neruda, Machado, Prevert, con umiltà, ho cercato una piccola chiave ad un ingresso talvolta imperscrutabile, ho cercato di carpire con una misura eroica e libera “la bellezza dell’ispirazione amorosa”, cosa spinge a raccogliere un “verso” maturo dopo la semina attenta ed ineludibile della passione.

Nell’energico ed elevato ultimo lavoro di poesia di Raffaele Piazza dal titolo “Alessia” (Rosso Venexiano edizioni) c’è una rappresentazione metaforica del viaggio luminoso e numinoso del corpo e della sessualità genuina ed ingenua, mai perversa, che sfida la precarietà della bellezza, l’ineluttabilità del dolore che trasforma la vita e ci rende curiosi nostalgici della meraviglia.

Alessia vi immerge le mani / affilate in quell’estasi a / rigenerare il corpo e l’anima / interanimate al vento / nell’entrare nella Nissan verde petrolio / di Giovanni. Liquido bacio nello scorgere il delta del fiume / a poco a poco a fendere / a dell’oro delle spighe / fino acqua di sorgente un’epifania / con le mani a coppa beve / Alessia dopo la salita.

Tutto è descritto meticolosamente da Piazza con la precisione di un regista epidermico, che nulla sfugge alle capacità del suo “occhio” che scava senza interruzioni nel sogno, e ne fa un solco profondo aprendo continue invettive al verso, animando così un lirismo musicale e riflesso che non alimenta illusioni, anzi il visibile e l’invisibile, il reale e l’irreale che si abbracciano, si avvicendano per diventare sempre di più racconto elegiaco, sospeso tra la carne e lo spirito, l’eros / religio acquista forma nell’informe vacuità del tempo.

“Il tempo del giardino, ragazza / Alessia in limine con l’aria / ad accedere a svettare freddo / vento sul viso di donna / nell’intessersi il sorriso son / di Giovanni la linea delle labbra / rosse nel senso delle cose / nel resistere all’attimo / fuggente a portare Alessia / oltre il fondo del dolore / per addentare la mela / rossa di gioia”.

Tutto è rifondato e ricucito dallo stile della sua energica poesia ritratto naturale della bellezza che ha forza e identità nella sessualità femminile.

Un vero “specchio amoroso” diventa l’amore che è la sostanza di buona parte di tutto il racconto poetico, un attraversamento che si apre e si chiude a tutti i fondali dell’illusione che campeggia nell’universo adolescenziale.

Di Alessia attraverso la pelle / di ragazza fino a di retro l’anima / nell’ovale del volto medioevale / madonna, l’azzurro degli occhi, dei capelli il grano, gettati nell’affresco / della vita, fino al letto / con Giovanni per affilare piacere / e orgasmo.

L’amore, l’eros, il desiderio per Alessia sono il collante delle tante storie che si consumano al non tempo e ne fanno frammento, squarcio immermore.

Humana / fragilitas che segna i suoi luoghi, facendone nuvole di visioni che si misurano solo sui segni della carne, quella carne che si trasforma in libro, che assorbe tutto l’inchiostro della rinascita, quella carne che senza esistere diventa luce, per resistere al tempo ed assorbire solo i sussulti dell’amore che non trasformano ed invecchiano il corpo, quella luminosità che si percepisce nelle pieghe nascoste della rivelazione poetica, visione inesauribile dell’infinito.

Agosto 2018

Recensione
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