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L'alba di un nuovo giorno

Poesie – In copertina, a colori, “Spiritus intus alit”, del pittore Mario Braciliano. Presentazioni di Mons. Franco Buzzi, Francesco Di Ciacca, Marco Travaglini – Eugraphia, 2020 – Pagg. 260.

La bella rivista Palomar, nel numero 19 di settembre 2020, tra i tanti e tutti interessanti articoli, annuncia l’imminente uscita, per le edizioni “Il Foglio Letterario”, di un corposo volume, di Wilma Minotti Cerini, dedicato alla vasta opera del poeta inglese Peter Russell, vissuto a lungo in Italia.

Della poetessa milanese, che attualmente vive a Pallanza, è uscito pure, di recente, un grosso volume di poesie, suddiviso in sette sezioni: “Amore e amare”, “Sentimento del tempo”, “Guerre-carestie-tribolazioni-tsunami-migrazione”, “La natura conforta le pene”, “Dubbi e rimpianti”, “Dediche”, “Invocazioni”.

“Amore e amare” è uno splendido poemetto – ogni brano, una lassa – dedicato dalla poetessa al suo indimenticabile Livio, in vita e in morte.

C’è la splendida vita di coppia; c’è il sostegno reciproco, specie nel bisogno, pilastro di una serena esistenza; ci sono le estasi; c’è l’imbronciarsi magari “per un nonnulla”; e c’è l’ironia, giacché entrambi, pur riconoscendo l’inutilità del contendere, si piccano a sostenere le reciproche tesi e rendendosi “per un momento nemici/troncando la (loro) solita confidenza”.

Il brano “Pensiero senza tempo” ha tutta la felice cadenza di una ballata del trecento, pure nell’espressione: “Va pensiero senza tempo/va da colui che prese possesso / ed incendiò la mia anima / con morbide dita di medusa”…; l’unica differenza è che, al posto della voce “ballata”, abbiamo il Pensiero, al quale sempre è rivolto il comando: “Va, cavalca il tramonto / che si dirama nel rosso. // Attendi quando il buio accende / tutte le luci del possibile / scegli quella che al tuo arrivo / pulsa la sua emozione”.

Suggestivo è il brano che presenta la coppia accanto al camino - le “sedie con braccioli”, i “Tronchi seccati”, tizzoni scoppiettanti -, entrambi col proprio libro: “Di fronte l’uno all’altro/col tuo libro, con il mio / argomenti differenti / ogni tanto un sorriso / una sosta per mettere altri tronchi”.

Ma anche le gite in barca, le passeggiate all’aperto, nello splendore e negli odori della Natura, specialmente nelle stagioni propizie, come la primavera. Tutti i brani sono affascinanti e hanno un sottofondo di tenero amore, di dolce intimità.

Francesco Di Ciaccia, nel suo saggio introduttivo “Il dramma e la possibilità dell’impossibile”, considera le varie parti del volume ognuna come una silloge individuale. Perché l’Autrice le abbia già edite separatamente prima di raccoglierle in questo volume? Noi non sappiamo e preferiamo ritenerle solo brani di un’unica, affascinante opera, con temi diversi, perché gli interessi della Minotti Cerini non si esauriscono nell’amore. Le sue relazioni umane lievitano tutti i suoi versi, come i contrasti, le rappacificazioni (“E allora pensai ad una nostra forte litigata”; “Ma poi ti guardai meglio: / il bene spazzò via ogni cosa”); come il richiamo alla Natura – che, spesso, è imprevedibile e procura immani disastri -, al suo fascino (“il mare abbrunito”; “Il vento (che) rimodella le dune”; il “profumo di mammole / (che) alita soavità e respiro”; le “camelie ormai quasi sfiorite”); come la sua buona droga, la dipendenza, cioè, dalla cultura in genere, dalla lettura appassionata e continua, con riferimenti a opere che hanno catturato anche noi negli anni della nostra infanzia (“Tre uomini in barca (per non dir del cane)” di Jerome K. Jerome).

Donna dai molteplici interessi, insomma, Wilma Minotti Cerini, e perciò tutto la fermenta e la stimola: l’amore, soprattutto, universale e non soltanto verso il suo uomo; la follia umana; l’uso sconsiderato delle armi; l’odio; gli attentati; la diffidenza; l’emigrazione; gli innumerevoli drammi e dolori; lo strazio dell’infanzia; il tempo e il suo mistero (“Qual è veramente/il tempo/per vivere/la ragione del tempo?”), il suo significato, quello tragico e maestro del giovane Tesfalida Tesfom; i genitori (il padre ucciso giovanissimo dalle SS; la madre morta pure in giovane età a causa del dolore, lasciando quattro bambine, la maggiore di appena nove anni, e alle quali, a far loro da seconda mamma, fu l’adorata zia Maria); la fede in Dio, infine, il riconoscersi sua creatura come tutto al mondo e nell’universo: “Non c’è nulla/neppure nella preghiera a Te / che non provenga da Te”.

Pomezia, 12 ottobre 2020

Recensione
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