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H-ombre-s
Opera complessa, difficile da
inquadrare in una paginetta recensiva. Difficile anche per le tante tematiche
che il romanzo solleva, impostato com’è sulla “Soaltà”, neologismo
– questo –
coniato dallo stesso autore e che racchiude e descrive tutta una filosofia. “La
soaltà – confessa Guglielmo Peralta a Susanna de Candia, in una intervista per
il sito “Temperamente” –, più che indicare una dimensione tra sogno e realtà,
è la loro identità, la sintesi perfetta tra mondo del sogno o della
visione, e visione del mondo, ossia: tra realtà interiore, in
cui si rappresenta il mondo del sogno, e la realtà esteriore, in
cui il sogno acquista un corpo e, dunque, visibilità”.
H-ombre-s ha come
protagonisti personaggi creati, nei libri, dalla fantasia degli uomini; creature
divenute nel tempo talmente importanti e universalmente famose da acquistare
fama e concretezza di esseri veri.
Alla scenografia di opere
immortali si ispira l’impianto del romanzo. Il Castello, per esempio, richiama
il monte nella Divina Commedia e, la riunione conviviale, il Decameron, con la
differenza che, nella creazione del Boccaccio, la compagnia era limitata, dedita
al gioco e alla spensieratezza, a raccontar novelle, mentre in Peralta i
soggetti riuniti sono tantissimi e i temi trattati ardui e di gran peso, come
quello di una ricerca e di una verità tramate dalla fede.
I protagonisti, anche se non
uomini veri – ai quali essi sembra vogliano aspirare –, non sono neppure
fantasmi. Hanno ragionamenti e movenze di creature in quanto proiezioni degli
stessi autori, gli dei che hanno dato loro la vita, e perché la letteratura,
giocando su utopia e sogno, spesso anticipa la realtà. Ciò che secoli fa poteva
essere solo fantascienza o bizzarria (volare, comunicare, Internet, calpestare
la luna...), oggi non è forse vissuta quotidianità?
Uno dei convocati al Castello
è l’ “agrimensore” K., Personaggio protagonista in “Il Castello” di Kafka,
presente nel romanzo dall’inizio alla fine (quasi scompare nella parte
centrale); ma gli interventi maggiori sono di altri protagonisti di opere
famose: di Cervantes – per esempio –, Dante, Pirandello, Collodi, Shakespeare,
Ovidio, Omero ...; insomma, dei più grandi autori d’ogni tempo.
H-Ombre-s è un
affresco straordinario – diviso in tre parti: Nel Castello, Sul Ponte, La Notte
–, che si dipana “Di realtà in realtà, di sogno in sogno”, nel quale “Terreno
fertile (...) è il dubbio”. (18). La lettura e la narrazione sono il modo
migliore per saldare il fantastico alla vita reale e il veicolo più indicato
sono le figure create dai grandi autori. Sentirle esprimersi, dissertare,
immaginarle vive e riunite a convegno, è fare nostre le loro tesi, le tante
problematiche, le visioni diverse nel concepire la vita. Sono personaggi nati
“dal grembo del sogno” (26), “Anime perse nel silenzio degli dei” (28),
“creature di un dio minore” (l’uomo), inferiori, quindi, ma nelle quali
ugualmente “splende la luce della Poesia e la vita si fa imitazione” (28).
Beatrice a questi personaggi dà la certezza della loro esistenza, li sveglia
“dalla notte fonda”, li solleva “fino alla soglia della coscienza” (29). Tutto
ciò che di positivo e di negativo hanno è frutto degli uomini che lo hanno
trasmesso loro “attraverso i sogni” (48), compresa l’ansia e il desiderio di
andare nel mondo, di essere come gli uomini in tutto e per tutto.
Il regno di
queste Ombre è simile al mondo ove hanno vissuto i loro dei creatori e –
ripetiamo – simile a molti uomini sono le stesse Ombre, ognuna delle quali non
ha una sua granitica, radicata idea, ma si lascia momentaneamente convincere da
quella delle altre, per subito poi cambiare a seconda degli interventi: di
Pinocchio, di Amleto, di Euridice, di Sonja... E’ tutto un fluttuare continuo di
luci mentali che si accendono e si spengono, un comportamento ondivago. Così,
all’inizio, quasi tutte son favorevoli alla fuga dal Castello, ma, una volta sul
Ponte, si fanno convincere a rientrare nella grande Biblioteca, riconoscendo che
il Castello è “il luogo del sogno” (82) e quindi il più idoneo alla loro
esistenza. Il Castello è un libro, è la “labirintica prigione di carta” (83).
Comprendono che “Rinnegare gli dei [cioè, gli uomini], ..., significa rinnegare
i libri” e loro stesse (115). Quel che, insomma, agognavano ottenere con la fuga
“non era altro che una duplicazione della vita umana” (141). Le Ombre sono un
sogno, ma anche l’uomo stesso che le ha create è un sogno, il più grande: quello
di Dio.
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Recensione |
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H-Ombre-S
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narrativa
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| Autori |
| • | Guglielmo Peralta |
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Edizione:
Genesi Editrice
Torino 2011 |
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| Nota di Sandro Gros-Pietro. In copertina disegno dell'autore - pp. 184 |
| prezzo: € 15,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Pomezia Notizie nr.1/2012
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