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Cupido nella rete

Caffè Storico Giubbe Rosse
Firenze. 8 aprile 2018

“La possibilità di intrecciare legami, tanto più affascinanti quanto insoliti, legami con persone sconosciute, intendiamo, è molto attuale: si svolge attraverso la rete, fra virgolette, o “muro”, come spesso viene chiamato e dietro al quale si celano menti sconosciute.

Tutto questo ha il fascino dell’ignoto, della confidenza ideale, proprio perché l’interlocutore non è presente fisicamente e per questo motivo non esistono remore, né vergogne.

Quindi il nuovo romanzo di Daniela Quieti affonda le radici in qualcosa di attualissimo: nel bene e nel male che può produrre un incontro tra anime sconosciute. Il libro è introdotto da una frase del libro La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne:

- Sii sincero! Sii sincero! Mostra liberamente al mondo se non il tuo aspetto peggiore, perlomeno qualche tratto da cui si possa dedurre il peggio. -

Ma veniamo alla trama del romanzo incontrando la protagonista: Lilli Conti, studentessa universitaria, che vive in un appartamento piccolo ma essenziale per lei che ha un lavoro temporaneo presso una redazione giornalistica. L’ambientazione del romanzo, perlomeno all’inizio, è un piccolo centro in provincia di Napoli.

In questa situazione ideale il lettore viene in contatto con la protagonista e la sua vita che, come vedremo, avrà nuovi risvolti, uscirà dal tran tran quotidiano con, fra virgolette, un incontro.

Lilli entrerà nel mondo dei social network, un mondo affascinante perché azzera le distanze, permette, attraverso la chat, di entrare in contatto con realtà lontanissime ma apparentemente quotidiane.

In questo mondo virtuale, e quindi fuori dalla realtà, avviene l’incontro tra Lilli e Sam.

Il termine esatto per spiegare questo mondo ce lo suggerisce Daniela Quieti nelle pagine del libro (30,31):

Lilli rilegge ciò che ha scritto il sociologo Zygmunt, Bauman, nella prefazione al suo libro “Amore liquido”: Il termine “rete” indica un contesto in cui è possibile con pari facilità entrare e uscire; impossibile immaginare una rete che non consenta entrambe le attività. In una rete connettersi e sconnettersi sono entrambe scelte legittime, godono del medesimo status ed hanno pari rilevanza.”

Il discorso è molto più ampio nel libro dell’autrice ma questo è per focalizzare di cosa stiamo parlando, anzi di cosa parla e suggerisce il libro. Ed è così che Lilli, spesso davanti al computer, s’imbatte in un messaggio: “Ciao, il mio nome è Sam e vivo a Milano. Ho letto sulla tua pagina un recente commento che mi ha molto interessato e vorrei fare amicizia con te.” Ci troviamo a pagina 13 del testo ed è da questo momento che la vita di Lilli subirà dei cambiamenti.

Il nascere di un’amicizia (vera o presunta) solo supportata dalla rete permette di raccontare e raccontarsi senza remore, senza il timore di svelarsi perché, in realtà, l’interlocutore, e viceversa, non esistono. E ci troviamo, semplicemente, di fronte al video di un computer.

Durante lo scorrere delle pagine Lilli sembra sempre più legata a Sam e ai momenti che può passare con lui per mezzo della chat. Nel corso della narrazione c’è anche un gradito riferimento a Elisabeth Barrett Browning e al suo Robert. Tutto ciò perché Lilli riflette sui molti amori che, in altri tempi, si sono svelati attraverso l’uso del solo linguaggio.

Tra l’altro proprio a Firenze è stata fatta una presentazione del libro in oggetto (8 aprile 2018) presso il Caffè Storico Giubbe Rosse. La stessa città dove Elisabeth è sepolta, dopo avere vissuto con il suo amore, e la casa stessa è divenuta un museo (Casa Guidi).

Ma tornando al romanzo di Daniela Quieti: questo rapporto non rapporto, basato sulle parole dettate alla tastiera del computer, non risulta facile per Lilli, dopo l’apparente entusiasmo iniziale. Quando si è innamorati, o si crede di esserlo, è difficile accontentarsi di attimi davanti al video e si anela a una conoscenza diretta che possa fugare ogni dubbio, che trasformi qualcosa di irreale, o che appartiene più alla sfera del sogno, in una realtà appagante.

A volte la disperazione fa decidere cose improvvise e la nostra protagonista decide che vuole incontrare, malgrado lui sia contrario, il suo vero o presunto amore e per questo è disposta a rischiare una delusione.

Cosa succederà? Qui ci fermiamo, come si conviene quando si parla di un libro: dire e non dire. lasciando al lettore la facoltà di scoprire cosa accadrà.

Nell’ultima parte del romanzo la scrittura cambia ritmo, si fa più rapida, le vicende prendono risvolti impensabili che non possiamo rivelare. Il nuovo romanzo di Daniela Quieti risulta essere interessante e inconsueto, sia per la dinamica degli avvenimenti che si susseguono rapidi e che portano il lettore in una trama avvincente, sia per un finale a sorpresa.

E rendiamo protagonista anche Elisabeth Barrett Browning (già citata nella recensione) con una sua poesia dal titolo:

La prima volta che lui mi baciò

La prima volta che lui mi baciò,
baciò solamente le dita della mano che scrive,
che si fece così più delicata e bianca,
restia al mondo ma non coi suoi. ” Senti?”,
al brusio degli angeli. Ora io non vorrei
un anello di ametista alla vista più puro
di quel bacio. Fu più in alto il secondo
e, cercando la fronte, si perse una metà sopra i capelli.
O dono supremo! Crisma
d’amore che con benefiche dolcezze
precede la vera ghirlanda d’amore. Il terzo fu
deposto, perfetto, sulla mia bocca, e fin d’allor
superba, io ripeto:”mio unico, mio amato!

Da “Sonetti dal Portoghese”

Nota biografica breve: Daniela Quieti, docente di Lingua e Letteratura inglese, iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti, dirige una collana editoriale e cura rubriche letterarie per alcune testate e riviste. É Presidente dell’Associazione Logos Cultura e Direttore responsabile dell’omonimo periodico, partecipa attivamente a rassegne, convegni internazionali e attività di volontariato socio-sanitarie. É membro di giuria di noti concorsi letterari. Ha pubblicato diversi libri di poesia, narrativa e saggistica e vinto prestigiosi premi sia in Italia che all’estero.

Recensione
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