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Dalla terra di confine

Marilla Battilana, già docente di letteratura angloamericana all'Università di Padova, coltiva da molti anni la poesia e ultimamente la pittura, come espressione della sua attività creativa.

La presente silloge reca una nota di Silvio Ramat che parla anche delle opere precedenti e sottolinea il fondamentale carattere dell'"umorismo che contraddistingue e punteggia l'intero arco della poesia di Marilla Battilana, segno di un'intelligenza che sa spostarsi con agilità dal comico al tragico e viceversa."

Non si tratta di poesia lirica che di solito si recensisce, ma di una poesia civile contrassegnata dalla parodia e che talvolta sfiora il grottesco. L'aggancio alla realtà, più precisamente alla storia, si nota già nelle prime pagine per alcune clamorose negazioni, quella dell'olocausto degli ebrei da parte del Presidente iraniano e quella del genocidio degli Armeni da parte dei Turchi.

Interrogandosi poi su che cos'è la poesia, o meglio della sua funzione, la definisce variamente in questi versi: "La poesia è aquilone per volare / in alto al cielo delle anime. / La poesia è spada fioretto pugnale / per difendere la verità... / La poesia è l'ago che ricucisce / le ferite... La poesia è preghiera all'essere che ami. / La poesia è preghiera all'Essere."

Nella sezione dedicata "Alle amiche", cita alcuni casi d'incompatibilità: "Quelli a cui piacevo non mi piacevano. / Così come per tante altre. Oppure / io non andavo bene per loro... " E ancora: "Ecco dunque / perché non andavo d'accordo (non tanto) con mio padre:... è che nessuno dei due si occupava di calcio." Lo sport spesso è un forte collante: "Beh, dunque, i non-poeti che hanno / per addolcire gli animi? / il pallone." Divertente questa battuta su chi si crede di valere: "e a volte mi do del lei / guardandomi allo specchio ! Sicura dei miei meriti." Sembra andato fuori di mente il poeta che si profonde in elogi della sua donna (si pensi alla donna angelicata) per cui la poetessa propone questa più realistica e umana visione: "Archetipo del bene, più vicina / ti sentirei se ti pensassi madre/ di figli...".

Marilla Battilana dopo essere vissuta molti anni nel Veneto, si è poi trasferita nel Friuli, a cui dedica una sezione: "Abitare in Friuli" e parla della sua attuale condizione: "E adesso vivo qui / circondata da case / nitide di grezze pietre... È piacevole la mia casa... In questa vivo più interiormente. / Alte le finestre, le porte aperte / sulla balconata guardano dalla / pianura montagne irraggiungibili... Inguaribile infatti è il mio stupore." Ma non tutto è così perfetto: il paesaggio, e non solo, è stato funestato dal disastro del Vajont.

Prevale il tono descrittivo-evocativo e sembra che per un momento la poetessa abbia abbandonato la sua arguta satira, per riprenderla successivamente parlando della fisica quantistica: "C'è gente / che non crede in niente... Eppure i più sapienti fra loro / volentieri discutono di quanti / elettroni potrebbero danzare / sulla punta di un ago (come gli angeli nelle dispute medievali) Chi li ha visti mai / gli elettroni?"

Orgogliosamente i Latini dicevano satura tota nostra est e la poetessa s'inserisce a pieno titolo in questo filone della poesia classica, ma con sensibilità moderna, attenta agli eventi della contemporaneità.

Recensione
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