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Davide Albertario
Due lettere inedite per un libello al cianuro

© 2004 by Francesco Di Ciaccia

La pulce - edizioni di passione
Milano 2004, pp. 16

Storia di una «donazione» e notizia del materiale

Nel 1982, ricorrendo il VII centenario della nascita di san Francesco, mi occupai di lui a livello di studio; subito dopo, nel 1983, approssimandosi il II anniversario (1985) della nascita di Manzoni, allargai il discorso al mondo cappuccino de I promessi sposi. Fu in tali circostanze che l’allora direttore dell’Archivio Provinciale Cappuccini Lombardi, Padre Serafico Lorenzi, mi donò le presenti missive, in fotocopia, di don Albertario. Al momento non ne feci nulla, preso dalle ricerche manzoniane e, subito dopo, dal lavoro «investigativo» su inediti dannunziani – messi a mia disposizione dal successivo e attuale direttore, Padre Fedele Merelli –, dalla cui «esplorazione» nacque il libro D’Annunzio e le donne al Vittoriale. Corrispondenza inedita all’infermiera privata Giuditta Franzoni (dicembre 1996).

Oggi riprendo il materiale. Si tratta di due fogli, vergati a mano su recto e verso, costituenti le missive di Albertario, e di un foglio di minuta del Provinciale in risposta alla prima lettera. Nel convento in oggetto aveva sede, ed ha tuttora, la Curia provinciale: quello, ottocentesco, del Sacro Cuore in Monforte, all’epoca detto anche di Porta Venezia, come in età anteriore, quando, intitolato alla Concezione – così, nel Seicento de I promessi sposi –, era ubicato nell’attuale via dei Cappuccini.

La trascrizione, fedele all’originale, traduce graficamente con una barra gli a capo del testo chirografo.

Il presente scritto non si propone di delinearne il pensiero e l’opera, che s’incuneano in un periodo storico profondamente lacerato nel tessuto civile ed ecclesiale, politico e teologico, e che attraversano differenti fasi storiche, dalla stagione di Pio IX a quella di Leone XIII. Semplicemente, tende ad inquadrare il motivo per cui Albertario si rivolse al Padre Provinciale dei frati minori cappuccini della Provincia religiosa di Milano.

Il «pomo» della discordia

Un “libello”. Velenoso.

Don Davide Albertario, dal carattere focoso e forte, fu fautore del cattolicesimo «integralista» facente capo a «L’Osservatorio cattolico» di Milano.

Nato il 16 febbraio 1846 a Cascine Nuove di Filighera, in territorio pavese, mantenne sempre contatti con la sua gente: se ne ha prova in una delle lettere. Già nel 1869, al tempo della sua ordinazione sacerdotale, maturò il convincimento della necessità di una dottrina sociale cattolica che contrastasse il socialismo dirompente; e in questa direzione operò, in modo privilegiato, dopo la Rerum novarum (1891) di Leone XIII, tanto che sembrò collimare con le rivendicazioni socialiste: “Non siamo socialisti, ma riconosciamo che nel sistema liberale i socialisti devono essere rispettati”, dichiarò, pur rifiutando il «sistema liberale», nel 1897, alla vigilia delle repressioni del governo Di Rudinì [1].

In effetti, la sua battaglia fu radicale proprio su questo fronte: nel condannare la cultura moderna e liberale sotto ogni aspetto e in ogni campo, senza sfumature di «conciliazione». “Odiare […]; odiare cordialmente, […] odiare come in cielo si odia il peccato, odiare tanto che l’odio al liberalismo sia uguale all’amore, alla fede e a Dio”, disse al Congresso cattolico di Bologna nel 1877, in un’ottica teologica.

In prospettiva politica, tale posizione «intransigente» mirava a porre alla base della società intera i valori morali e religiosi cristiani; a tal fine, a influire nelle amministrazioni pubbliche; a formare un corpo politico su cui il papa potesse contare fino “alla conquista del potere” [2], al ripristino del potere temporale del papato: un diritto su cui il papa insisteva solennemente.

L’orientamento ebbe l’“incondizionato appoggio di Roma” e “guadagnò la maggior parte del clero e dei militanti cattolici italiani” [3]; a Milano, in particolare, tra le fila cattoliche era il solo che fosse capace “di muovere cospicue masse di elettori” [4]; e a Milano il cardinale Carlo Andrea Ferrari, arcivescovo dal 1894, mostrò “una netta concordanza di vedute con le idee di Albertario”, verso cui fu accusato di eccessiva condiscendenza [5].

Nell’area cattolica, si contrapponeva ad Albertario la corrente «conciliatorista» o «transigente». A livello ideologico, essa accoglieva alcuni valori della cultura moderna, auspicando, anzi, lo svecchiamento del cattolicesimo da schemi ritenuti superati. A livello politico, considerava il “Non expedit” vaticano “un’irrazionale protesta” [6] e, sostenendo l’autonomia del laicato cattolico, distingueva tra le sfere politica e religiosa, stabilendo solo per quest’ultima la necessità di direttive gerarchiche. Per Albertario, che rifiutava tale dissociazione, il “Non expedit” era vincolante; e l’imperativa “preparazione” alla conquista del «potere» doveva compiersi “nell’astensione” dal voto politico [7]. Circa la libertà della Chiesa, la corrente «conciliatorista» la intendeva in un quadro di autonomia nei confronti dello Stato, nel rispetto reciproco: per cui sarebbe bastato, per il papato, uno Stato «miniatura» (poi di fatto istituito nel ‘900!). La prospettiva cozzava frontalmente con linea di Albertario.

La polemica fu aspra e forte. Il clima, rovente. Tra gli storici c’è chi ha parlato di intemperanza degli «integralisti», che giunsero “ad accusare di spirito liberale uomini degnissimi, come il Bonomelli, lo Scalabrini, l’abate Antonio Stoppani […]; ciò diede occasione di oscurare gli intenti battaglieri di Don Albertario”, e creò “un clima d’inevitabili dissapori” [8].

E sulla testa di Albertario le tegole non tardarono a cadere.

Nel 1881 fu accusato di fornicazione, nel paese di Viadana. Di per sé, il fatto non avrebbe suscitato brividi pudibondi, se non fosse accaduto che il parroco del luogo, segnalato da Albertario, a sua volta, come autore del «peccato», si fosse suicidato [9]. Il caso diede luogo a processo giudiziario. Poi, nel 1882, un dì di maggio, fu accusato di aver infranto il digiuno eucaristico. Il caso avrebbe sollevato risolini ancora più bonari, se non fosse stato un ragguardevole signor conte, che passava lì per fato, ad aver adocchiato, in un bar di via Torino, il prete trangugiare “avidamente”, poco prima che costui celebrasse la messa delle ore 9, in Santa Maria Segreta, un caffè cappuccino: il conte sentì il dovere di riferirlo alla Curia episcopale [10]. La degustazione finì in tribunale ecclesiastico. In realtà, lo scalpore traeva motivo dalle posizioni ideologiche del soggetto. Il quale, scrivendo al solidale vescovo di Vigevano, Pietro Giuseppe Gaudenzi, parlò di “menzogne” a proprio carico lanciate da Bonomelli [11].

Ma la staffilata, che diede motivo alle lettere in oggetto, fu inferta da Grabinski con la Storia documentata del giornale «L’Osservatore cattolico» di Milano, edito nel 1887 a Milano dalla Tipografia A. Lombardi. Prima di farne cenno, seguiamo le successive traversie.

Nel maggio del 1898, quando furono incarcerati esponenti socialisti, fu preso di mira anche «L’Osservatorio cattolico» e i comitati organizzati da Albertario. Egli, il 24 maggio 1898, fu arrestato; processato dal tribunale militare, fu condannato a tre anni di carcere per i seguenti capi d’accusa: vagheggiamento della sovranità temporale del papa, oltraggio allo Stato italiano, proclamazione dell’odio di classe, collusione col sovversivismo anarchico e socialista. Per il vero, qualche giorno prima della repressione eseguita dal generale Bava Beccaris, «L’Osservatore cattolico»[12], appoggiando le rimostranze di contadini brianzoli, aveva sostenuto di fatto, in termini di principio, l’identificazione tra movimento cattolico ed emancipazione delle plebi rurali. Dal proprio punto di vista, la classe politica aveva ben motivo di reprimere gli «intransigenti». Eppure…

Eppure, dietro le quinte dell’azione poliziesca c’era la longa manus dei «conciliatoristi» [13]: costoro temevano che il disprezzo gettato sulla autorità civili dagli «intransigenti» fomentasse l’ostilità della società laica contro il cattolicesimo in generale.

Quello di Grabinski è un libro voluminoso che di “libello” ha il taglio da pamphlet. L’autore, nella Premessa vergata il 10 maggio 1887, tacciava di “spirito infernale” il giornale di Albertario, e in Albertario stesso vedeva “nequizia” e “profondo disprezzo per la gerarchia ecclesiastica”. Poi, oltre all’ampia narrazione delle succitate «infrazioni», lo scritto si abbatteva come valanga impetuosa con serrate sequenze accusatorie: Albertario aveva “coperto di lurido fango […] con abbominevoli calunnie” il vescovo di Cremona; attaccato direttamente la suprema autorità della Chiesa; ingannato i vescovi o prevaricato contro di loro. Basti il titolo di un paragrafo del cap. XIII: «Albertario che nuota in un brago di diffamazione e di ricatti». Da parte sua, Albertario non fu da meno, nel feroce agone. E l’anno dopo fu rintuzzato da Grabinski con la Risposta alle accuse mosse dai difensori dell’«Osservatore cattolico» di Milano contro la storia documentata di quel giornale, opera edita a Firenze per i tipi di U. Cellini.

Gli anni erano «ruggenti». E i ruggiti che ne uscirono fanno risuonare come belati le antiche invettive tra turchi e cristiani.

Note

[1] Le persecuzioni contro i socialisti, «Oss. c.», 11-12 gennaio 1897; cfr. Il governo e i socialisti, «Oss. c.», 12-13 gennaio 1987.

[2] L’azione politica dei cattolici, «Oss. c.», 17-18 marzo 1896. Articolo attribuito a Filippo Meda, alter ego laico di Albertario.

[3] Lill, 445.

[4]:Canavero, 95. In particolare, in vista delle elezioni politiche del 1897.

[5] Canavero, 37 e 65.

[6] Canavero, 69.

[7] Preparazione nell’astensione, «Oss. c.», 1-2 marzo 1897 e 26-27 marzo 1897; L’astensione, «Oss. c.», 21-22 maggio 1900, L’astensione dei cattolici. Ragione significato«Oss. c.», 26-27 maggio 1900.

[8] Saba, 793.

[9] Grabinski, 47 ss.

[10] Grabinski, 135.

[11] Lo scontro toccò il culmine nel 1897, quando, in agosto, Bonomelli proibì nella sua diocesi di Cremona le adunanze di laici nelle chiese, osteggiando i comitati promossi da Albertario, abituati a riunirsi nelle chiese. Albertario reagì con durezza, dando l’impressione di prevaricare contro l’autorità episcopale.

[12] Pane e sangue, 4-5 maggio.

[13] Pellegrino Confessore, 129 ss.

* * *

Corrispondenza inedita

[1r] [D’altra mano: D. Albertario 1887]

Al R.mo Padre Provinciale dei RR. PP. Cappuccini / a Porta Venezia / Milano

In codesto convento si è esibito e dona/to un libretto tessuto di calunnie e / di villanie innominabili a sacerdoti; / l’oltraggio al mio lavoro e alla mia / persona, consistente in tale fatto, mi / ha costretto a rivolgermi a chi di dovere / perché provvedesse a impedire si / rinnovasse. Graziosamente mi fu / risposto che reclamassi presso Vostra / Paternità R.ma, la quale, dice la risposta, / sono ben certo piglierà tutto l’impegno / che merita il fatto perché alla S. P. M. R. / sia data la dovuta soddisfazione e cessi / ogni indegnità.

Eccomi dunque a pregarla / vivamente sul proposito; anch’io / [1v] nutro speranza che vorrà prendere un / opportuno provvedimento e rendermene / consapevole; io ho sempre amato i / PP. Cappuccini, e non ebbi mai nulla / contro di loro, e sarebbemi di grande / afflizione se mi vedessi obbligato / dal silenzio di Vostra Paternità R.ma / a difendermi coi mezzi che saranno / convenienti contro un iniquo atten/tato all’onor mio e del mio lavoro, / consumato in codesta Casa.

Col più profondo augurio mi professo di V. P. R.ma

Milano 12 settembre 87

Devotissimo servo
S.te Davide Albertario

* * *

[Minuta di lettera in risposta]

M. R. Signore,
appena ricevuta la Sua preghiera di ieri, / la quale mi tornò di dolorosa sorpresa, feci subito le necessarie / indagini [per sapere se in Casa] [1] presso dei nostri / Religiosi trovavasi deposito del libro di cui nella Sua, / e posso assicurarLa che non ve ne sono, e che dei nostri / neppure ha dato in [dato] [2] dono il libro né a sacerdoti né a secolari [3].

Sarà mia premura prendere tutto l’impegno che / merita il caso, perché Ella non abbia a deplorare che dai / nostri Le sia dato dispiacere alcuno [4].

Tanto in risposta alla Sua sullodata e per sua norma / e quindi. [5]. Con la massima considerazione mi prefissai / come stesse il fatto V. S. M. R. deplorato e posso / assicurarLa che del libro da Lei indicato non vi è / alcun deposito in convento. Ma ad ogni modo io presi / le debite misure perché la troppo giusta sua domanda / abbia ad avere il primo suo effetto.

Riconoscente ai sentimenti di affezione che la V. S. / M. R. nutre verso l’Ordine nostro con la massima / considerazione mi professo / di V. S. M. R.

Dev.mo Servitore
Dal Convento lì 14 settembre 87

* * *

[1r] [D’altra mano: 1887]

R.mo Padre,

La sua del 14 in risposta alla mia del 12 mi / ha fatto piacere, perché mi assicura che nel / convento del S. Cuore non esiste alcun deposito / del libello contesto di calunnie del quale Le / ho parlato, e che Ella ha preso le debite misure / perché abbia effetto la mia domanda.

Di ciò ringrazio vivamente la Paternità / Vostra; aggiungo che il libello in questione / fu donato da uno dei Padri di codesta (?)/ta Casa ad un prete pavese, D. Ambrogio Piroli, / il quale scandalizzato ne parlò al Prevosto / di Corteolona e a me personalmente, e così / venne divulgatasi notizia di un atto che / non reca vantaggio al convento.

Io ne scrissi al R.mo P. Generale a Roma, / il quale cortesemente mi rispose di rivolgermi / a Lei, come feci. Fiducioso nella di lei equità / e rettitudine non darò pubblicità alla cosa, / e ritengo che non si ripeterà. Ho compassio[1v]/nato Fra Gaudenzio in Tribunale, ma Ella ben /[1v] vede che non dovrei tacere di fronte a / chi divulga il libello, nel quale mi si / provoca a difendermi di accuse vagliate / in tribunali competenti e solute con / piena ricognizione dell’innocenza mia, / e si ripetano in degnissime personalità.

Ripeto le espressioni del mio / costante affetto all’Ordine tanto benemerito / dei Cappuccini, e disposto ai di Lei coman/di, mi professo di V. P. R.ma

Milano 14 settembre 87

Dev.mo servo
S.te Davide Albertario

* * *

Elenco e siglario dei libri citati

Saba: Agostino Saba, Storia della Chiesa, tomo III, vol. II, Torino, UTET, 1943.

Canavero: Alfredo Canavero, Milano e la crisi di fine secolo (1896-1900), Milano, Sugarco, 1976.

Grabinski: Giuseppe Grabinski, Storia documentata del giornale «L’Osservatore cattolico» di Milano, Milano, Tip. A. Lombardi, 1887.

Lill: Rudolf Lill, Le controversie all’interno del cattolicesimo alla luce del liberalismo, cap. XLI, Storia della Chiesa, diretta da Hubert Jedin, vol. VIII/2, Liberalismo e Integralismo, Milano, Jaka Book, 1971.

L’Osservatore cattolico: «Oss. c.».

Pellegrino Confessore: Ornella Pellegrino Confessore, Conservatorismo politico e riformismo religioso. La «Rassegna Nazionale» dal 1898 al 1909, Bologna, Il Mulino, 1971.

Note

[1] Frase cancellata.

[2] Parola cancellata.

[3] Segue parola cancellata, illeggibile.

[4] Parole cancellate, illeggibili, e sostituite da quelle riportate.

[5] Il testo riportato, dalla parola “indagini” fin qui, è depennato con righe verticali.


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