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Il pellegrinaggio di Jost von Meggen a Gerusalemme

Conferenza
Libreria Esoterica Ecumenica 2
Milano, 5 febbraio 2000

L’itinerario nei Luoghi Santi

Jost von Meggen affrontò il rischioso viaggio in Palestina innanzitutto per un motivo di prestigio, avendo di mira l’investitura di Cavaliere del Santo Sepolcro. Durante il viaggio osservò e annotò i dati e i fatti che attenevano alla sua condizione di membro di una famiglia nobiliare dedita ad interessi borghesi, perciò si interessò degli aspetti militari dei luoghi – fortificazioni, castelli, caratteristiche architettoniche, organizzazione civile – e delle attività commerciali – coltivazione dei campi, attività rurali, esportazione e importazione dei prodotti –, ma ebbe a cuore anche l’aspetto devozionale. Qui vediamo alcune tappe del suo itinerario nei Luoghi Santi.

Dalle indicazioni precise e particolareggiate di ciò che avvenne nei vari luoghi – o meglio, di ciò che si ritiene essere avvenuto nei vari luoghi – si comprende il clima di devozione religiosa che caratterizza la Palestina e Gerusalemme in particolare; ma si evince anche come alcuni collegamenti tra i luoghi e gli episodi della vita di Gesù o intorno alla vita di Gesù possano essere individuabili solo con l’immaginazione, fatto salvo ovviamente il dato generale che gli episodi medesimi da qualche parte in quei posti dovettero pur accadere.

Nel mio breve resoconto, tuttavia, tralascerò, per amore di brevità, molti dei riscontri riferiti dall’Autore – sulla base delle indicazioni orali o scritte delle guide locali –, attenendomi soltanto agli avvenimenti più importanti.

Portandosi dal porto di Giaffa alla città santa di Gerusalemme, si incontra la località – un tempo detta Lidda – dedicata a San Giorgio poiché ritenuta il luogo del suo martirio, dove si ricorda inoltre il risanamento del paralitico Enea da parte di Pietro il quale era stato chiamato a Giaffa per la morte di Tabità; poi si incontra il villaggio dei Maccabei (Modi’im), quindi il luogo (Abu Gosh) del profeta Geremia e infine Emmaus, dove Gesù, dopo la resurrezione, apparve in una taverna a tre discepoli. A Gerusalemme, poi, l’Autore descrive gli itinerari percorsi.

Via Dolorosa

Il percorso inizia dall’abitazione del Governatore di Gerusalemme, dove si trova la scuola musulmana nella Fortezza Antonia da cui si vedono la casa di Erode – dove Gesù fu mandato da Pilato e da dove fu rimandato indietro –; la cappella della flagellazione – tuttavia in rovina –; l’arco dell’Ecce Homo – dove Pilato mostrò al popolo l’uomo, già flagellato, consegnatogli dai giudei –, presso cui si trova una lapide con la scritta delle parole gridate dal popolo per mandare a morte il flagellato (“Via, via!”), e il luogo dell’incontro tra Gesù, che portava la croce sulle spalle, e sua madre – la quale si dice che, vacillante per lo strazio, si fosse appoggiata ad una grossa pietra, che oggi costituisce l’altare nel convento del Monte Sion –; quindi si passa per il trivio dove Simone di Cirene fu costretto ad aiutare Gesù a portare la croce e dove, lì vicino, Gesù disse alle donne piangenti: “Figlie di Gerusalemme”; poi si vede la porta dalla quale uscì Gesù dalla città portando la croce; poi la casa del ricco Epulone e poco più avanti la casa di Simone il lebbroso, dove la Maddalena versò su Gesù i profumi (ma c’è anche una tradizione che colloca l’episodio nella città di Betania); si vede anche la porta ferrea dalla quale uscì Pietro, imprigionato dai giudei, quando un angelo lo condusse fuori dal carcere sottraendolo alla vista delle guardie, e poi la casa di Marco presso cui si recò una volta libero. Si arriva quindi al Calvario, che è racchiuso in una grande basilica per volere di Elena, madre dell’imperatore Costantino.

Dal Calvario al Cenacolo

Il Cenacolo, il luogo dell’ultima cena di Gesù con i discepoli, ha accanto un altro luogo, dove lo Spirito Santo fu inviato agli apostoli. Nel Cenacolo c’è una moschea e lì vicino una chiesa sotterranea con la Tomba di David. Diversi altri luoghi adiacenti ricordano altrettanti episodi della storia sacra, tra cui la morte della Madonna e la preparazione del suo corpo per la sepoltura, l’invio dei discepoli in missione, la casa di Caifa dove fu condotto Gesù appena catturato. Presso questa casa, si tramanda che Maria, angosciata, stesse in attesa della brutta fine del figlio. Vi è poi l’antro in cui si tramanda che il profeta e re David compose i salmi e fece poi penitenza per aver ordinato che Uria, il marito di Betsabea della quale David si era invaghito, fosse inviato a combattere in prima fila, perché la morte lo togliesse facilmente di mezzo.

Dal Cenacolo al Monte degli Ulivi e alla Porta Speciosa

Dalla zona del Cenacolo si vede il luogo dove i Giudei tentarono di impedire la sepoltura della Madonna e il luogo dove Pietro pianse amaramente per aver detto di non conoscere quell’uomo, cioè Gesù, che era stato appena catturato. Oltre il torrente Cedron, che scorre nei pressi, si vede l’albero al quale Giuda si impiccò e la Valle di Giosafat, che “per pia tradizione” si ritiene il luogo indicato da Gesù per il giudizio finale di ogni uomo; scendendo al torrente si ammirano, impresse sulla “durissima roccia”, le orme “ben chiare” (Di Ciaccia, p. 77) di Gesù che si fermò a bere; un po’ oltre, il Getzemani e poi l’Orto degli Ulivi, poi una chiesa sotterranea, trasformata in moschea, con le tombe di Sant’Anna e San Giuseppe e la Tomba della Madonna. Andando verso le mura si incontra il luogo del martirio di Santo Stefano, che ha dato il nome alla porta lì vicino. Accanto vi è un’altra porta chiamata Porta Aurea, dove passò Gesù durante la Festa delle Palme, poi la Piscina Probatica e la moschea sulla casa di Gioacchino ed Anna, i genitori della Madonna, dove si ritiene appunto che sia nata la Madonna. Si arriva così alla Porta Speciosa da cui si vede il Tempio di Gerusalemme (Moschea di Omar).

La Basilica del Santo Sepolcro

L’inizio del percorso è nella cappella adiacente agli edifici di proprietà dei frati francescani (Cappella del SS. Sacramento) dove si trova la Colonna della Flagellazione. Entrando nella grande basilica c’è il luogo dove il Signore apparve alla Maddalena, la cappella dove Gesù fu custodito mentre si preparavano gli strumenti per crocifiggerlo e il luogo dove i soldati si divisero le vesti. Si scende poi nella cripta dove Elena ritrovò la croce, poi il luogo dove Gesù fu incoronato di spine. Salendo, si giunge al Monte Calvario dove si vedono i resti della croce e una fessura nella roccia uguale a quella formatasi quando Gesù spirò; poi il luogo dove il corpo di Gesù fu preparato per la sepoltura. Quindi si arriva al Santo Sepolcro.

Valle di Giosafat e Valle della Geenna

Scendendo dal Monte Sion nella Valle di Giosafat si arriva ad una fonte sotterranea dove si dice che Maria avesse lavato spesso i panni di Gesù. Poi si raggiunge la Piscina di Siloe, quindi è il luogo dell’uccisione di Isaia e poi il campo di Acheldemach o del vasaio, anche oggi adibito alla sepoltura dei pellegrini, e poco oltre le rovine della casa detta “del cattivo consiglio”.

Altre tappe, oltre Gerusalemme, sono il Giordano – dove Gesù fu battezzato da Giovanni Battista – e Betlemme. Nel percorso verso Betlemme, c’è il monastero armeno di Santa Croce: sull’abside, le pitture narrano la leggenda secondo cui lì Adamo piantò un albero, che poi fu curato da Abramo e i cui rami furono usati da Salomone per il tempio e che, infine, abbattuto, servì per la croce di Gesù. Di seguito, il luogo dove nacque Giovanni Battista, poi una fonte con una caverna dove il Battista fece penitenza per cinque anni. A Betlemme, il luogo dell’annuncio da parte degli angeli ai pastori sulla nascita di Gesù, poi una cappella che ricorda l’apparizione dell’angelo a Giuseppe per avvertirlo di fuggire in Egitto e la grotta dove dicono che Maria spargesse a terra del latte mentre allattava Gesù: grotta che è meta di pellegrinaggio per tutte le mamme, sia cristiane, sia musulmane. Di primaria importanza è la Basilica della Natività. Nella cripta sotto il coro, un altare segna il luogo nel quale la Madonna partorì Gesù e dove una cappella presenta un’apertura dalla quale dicono scomparve la stella dei tre Magi.

Valle d’Hebron e Mamre

A metà della valle si trova il luogo ritenuto della creazione di Adamo; poco distante, su un colle, il luogo dell’incontro di Abramo con Dio nella forma dei tre ospiti. Poi vi sono i cenotafi di Abramo, Isacco, Giacobbe e Sara racchiusi in una bellissima moschea (Moschea Haram el Khalil): è una delle più celebri moschee musulmane e sorge su un luogo sacro ad ebrei, musulmani e cristiani. È la valle in cui fu ucciso Abele e dove Noè piantò la prima vite.

Betlemme - Gerusalemme

In questo percorso diretto si incontrano le Cisterne di Davide, il cenotafio di Rachele, le rovine della casa di Giacobbe, il luogo del profeta Elia (Mar Elias), la casa del profeta Abacuc e la cisterna (Kathisma) dove la stella apparve ai tre Re quando costoro lasciarono Gerusalemme. Poi si indica il terebinto sotto il quale Maria si riposava portandosi da Gerusalemme a Betlemme.

Egitto e Sinai

A nord-est de Il Cairo c’è un giardino nel quale si trovano la fonte dove la Madonna lavava i panni del figlio, la casa della santa famiglia con l’armadio nel quale veniva nascosto Gesù e il fico nel cui tronco incavato si rifugiava Maria col bambino quando lo cercavano per ucciderlo.

In Egitto si visita poi il magnifico Monastero di Santa Caterina, venerato dai cristiani e dai musulmani, con chiesa ortodossa e moschea incluse; nei pressi del Monastero si sale sul Monte Sinai, sulla cui cima Mosè ricevette le Tavole della Legge.

Informazioni religiose

L’Autore tratta anche altri argomenti di interesse religioso. Vediamone alcuni.

Interessante è la visita – compiuta quando egli era in attesa di partire per la Palestina – della casa di Maria nel Santuario di Loreto. “Il culto dei santi – osserva Annalisa Mascheretti Cavadini – appare legato talvolta alla presenza di una reliquia, talvolta ad una località particolare, sia essa una fonte o il luogo del martirio. Ad esempio presso il convento francescano di Candia viene mostrata una fonte la cui acqua, in origine salata, dicono sia stata resa dolce e potabile da San Francesco e vicino a Famagosta, nella chiesa sotterranea di Santa Tecla, una fonte dal potere terapeutico sui febbricitanti” (Cavadini, p. 42).

L’Autore si sofferma più volte sui cristiani ortodossi, che nel Medio Oriente e in Egitto costituivano la maggioranza cristiana. A Il Cairo, dove c’erano solo i religiosi greci dell’Ordine di San Basilio, l’Autore nota come il patriarca, dal quale ricevette, con i compagni, un’accoglienza affabile e caratterizzata da semplicità, assumesse un aspetto molto solenne nelle funzioni sacre, nelle quali rifulgeva ricchezza e quantità di paramenti – come del resto anche nei riti celebrati nel Monastero di Santa Caterina sul Sinai – che suscitarono grande impressione anche nel suo animo. D’altra parte ritiene scismatici gli ortodossi, per il loro allontanamento dalla Chiesa di Roma.

Sulla religione musulmana l’Autore è particolarmente accurato nella descrizione e nelle valutazioni. In sintesi, comunque, osserva che essa contiene molti errori frammisti ad alcune verità (valutate in base al criterio della religione cristiana, ovviamente). Ad esempio, i musulmani non solo non negano l’esistenza di Dio, ma in qualche modo credono anche in Cristo – quale profeta di Dio – e tuttavia asseriscono che Maometto è “la destra di Dio e la sua potenza” (Di Ciaccia, p. 79). Inoltre coltivano il culto della Madonna – i cui luoghi che la commemorano sono oggetto di particolare devozione, come la Tomba della Vergine Maria.

Molti sono comunque i luoghi, in Terra Santa, venerati, oltre che dai cristiani, anche dai musulmani: ad esempio, a Gerusalemme il Cenacolo e la Tomba di David, l’area del Tempio di Salomone, la moschea sulla casa di Gioachino ed Anna, la moschea sul luogo della Presentazione di Maria e il Santo Sepolcro. In questi posti si possono trovare frammisti cristiani e musulmani, ma l’area del Tempio, luogo sacro per eccellenza, è assolutamente interdetto a chi non è musulmano: se qualcuno che appartiene ad altra religione vi mette piede anche solo per caso, deve rinnegare la propria fede oppure deve morire. Rigorosamente vietata a chi non è musulmano è anche la moschea delle Tombe dei Patriarchi ad Hebron. Questa moschea è meta di pellegrinaggio per i musulmani, ma la città santa per eccellenza dell’Islam, citata dall’Autore, è la Mecca. Ad essa sono diretti ogni anno, alla fine di gennaio, pellegrini provenienti da ogni parte, e il Meggen si trova ad assistere alla partenza di un’imponente carovana da Il Cairo. Egli poi riferisce che il pellegrinaggio alla Mecca, assai costoso, in pratica è appannaggio dei ricchi. Nella carovana dei pellegrini egli nota alcuni santoni, che, mossi dallo spirito – come si ritiene – avanzano in gruppo a capo scoperto, scambiandosi, con la bocca schiumante, grida di plauso accompagnate da gesti stupefacenti; ed infine una reliquia portata in processione, costituita da una specie di tempietto ornato e coperto d’oro, che i fedeli adorano e venerano come fosse “il santo dei santi”.

Il Meggen offre inoltre notizie sul calendario religioso dei musulmani: il giorno festivo è il venerdì, ma non è prevista l’interruzione delle attività; il mese di digiuno, il Ramadan, dura dal novilunio di dicembre fino al successivo con obbligo di digiuno durante il giorno: per cui di notte possono anche concedersi – egli aggiunge con malcelata ironia – sontuosi banchetti. L’Autore descrive anche i minareti, visti come alte torri, simili a campanili senza campane, sulla cui cima salgono, ad ore stabilite, i custodi delle adiacenti moschee per segnalare i momenti di preghiera e ricordare ai fedeli, a mezzanotte, l’opportunità di procreare. Ma non è soltanto questo il mezzo cui i musulmani ricorrono per accrescere il numero dei fedeli. Un’altra strategia di proselitismo appare ben più drastica: in Egitto esiste l’abitudine da parte dei musulmani di strappare i bambini cristiani dalle loro famiglie, di circonciderli, di educarli nella fede islamica e di istruirli nell’esercizio delle armi o in altri uffici a seconda delle disposizioni naturali dei ragazzi; alcuni vengono resi eunuchi e utilizzati dai notabili come custodi delle loro donne; altri cristiani passano all’islamismo perché, rapiti in guerra, sono invitati ad abiurare sotto minaccia di morte; altri ancora – e questi sono denominati Giannizzeri – si aggregano all’esercito turco per sopravvivere, convertendosi all’islam.

Riferisco infine la situazione del Santo Sepolcro, emblematica per la presenza di cristiani ortodossi – circa una dozzina di sette della chiesa orientale –, di cristiani cattolici e di musulmani. La Basilica del Santo Sepolcro è di proprietà particolare dei Minoriti, ma vi hanno libero accesso sia i Turchi, sia i cristiani delle diverse chiese; questi celebrano a turno le loro funzioni per tutto il giorno e la notte, dato che all’interno della basilica, annesse alle cappelle di proprietà delle diverse chiese, vi sono le abitazioni per i religiosi.

La compresenza di tanti gruppi, o “sette”, della stessa religione cristiana, che appare tanto divisa al suo stesso interno, spinge l’Autore ad amare considerazioni circa la lacerazione della cristianità a seguito dello scisma da parte della Chiesa d’Oriente, la Chiesa detta ortodossa.

Se la critica riservata dall’Autore ad alcuni atteggiamenti discriminatori e vessatori dei musulmani è a volte maligna o sardonica, la riflessione sulla divisione della cristianità è amara.

Siglario dei testi citati

Cavadini: Annalisa Mascheretti Cavadini, Introduzione a Jost von Meggen (vedi Di Ciaccia).

Di Ciaccia: Jost von Meggen, Pellegrinaggio a Gerusalemme. Avventure di viaggio per mare e a cavallo di un gentiluomo svizzero del Cinquecento, Prefazione di Attilio Agnoletto, Traduzione dal latino e commento di Francesco di Ciaccia (Il Periplo 3, Collana diretta da Attilio Agnoletto), Milano, ASEFI Terziaria, 1999.

[Francesco di Ciaccia, Il pellegrinaggio di Jost von Meggen a Gerusalemme, Conferenza, Libreria Esoterica Ecumenica 2, Milano, 5 febbraio 2000]

Materiale
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