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Puzza di bruciato

Nick Drake, un nipotino di Marlowe all’ombra del Vesuvio

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Sembra proprio un film Puzza di bruciato, il romanzo sull’intolleranza di Monica Florio. Il libro ha tutti gli ingredienti del noir metropolitano, a partire dal personaggio centrale della storia, Nicola Drago, alias Nick Drake, investigatore privato che a Napoli si occupa di casi banali e vive e lavora nella sua scalcinata agenzia “A prova di errore”.

Sin dalle pagine iniziali è presente un tocco di leggera ironia, usato per descrivere i personaggi, unito a un taglio decisamente cinematografico, evidente dai cambi di scena, con un alternarsi di interni ed esterni che rendono avvincente la storia.

L’incipit mostra il detective, che è anche l’io narrante, risvegliarsi dal colpo infertogli dal criminale Eddy Blasi. Si dipana così un lungo flashback dal quale apprendiamo come il protagonista si sia trovato coinvolto nella scomparsa dell’editor Stefano Di Nardi.

Nick è riuscito finalmente a conquistare le grazie di Carmen, la bella cassiera del bar, ma la sera in cui l’ha invitata al cinema a vedere una commedia con Julia Roberts è spinto da un bisogno impellente a ricorrere al bagno per uomini del cinema Vittoria.

Qui si imbatterà nel suo futuro cliente, Carlo Testa, che si lascia andare a una sorprendente confessione: del compagno Stefano Di Nardi si sono perse le tracce e a nulla è servito rivolgersi alla polizia per rintracciarlo.

Perennemente in bolletta, il detective accetta di occuparsi del caso. La scena non manca di una certa comicità perché Drake, ritornato in sala da Carmen, le spiega invano l’accaduto ed è alla fine costretto per conquistarsi la sua fiducia a inventarsi di essere vittima di un disturbo intestinale, finendo per essere creduto e persino confortato dalla donna.

Nella narrazione i toni drammatici si alternano a quelli comici, come nella scena della crociera che la coppia si regalerà nel golfo di Napoli.

Da un’agenda appartenuta allo scomparso, Nick apprende che tra le sue scarse frequentazioni vi erano Eddy e Christian Blasi, rispettivamente padre e figlio, due figure che avranno un peso determinante nella vicenda. C’è poi un morto ammazzato che desta sospetti in Drake facendogli intuire come il gioco sia diventato pericoloso. Nick sente puzza di bruciato e non esita a farsi aiutare dal fratello maggiore, Giacomo, che è il suo opposto, perché l’investigatore, pur non essendo bello, piace, mentre l’altro, presuntuoso e brutto, gli fa notare in ogni occasione la propria superiorità intellettuale ed economica.

Un ruolo secondario è affidato all’anziano commissario di polizia che affronta il caso con riluttanza ritenendolo una “faccenda di ricchioni” e alla signora Improta, pettegola e intrigante, che almeno un paio di dritte importanti al detective le darà e ai cinefili rammenterà la memorabile Tina Pica.

Non mancano le sorprese in questo romanzo dal duplice finale: la puzza di bruciato il quarantenne Drake riuscirà forse a non sentirla più quando avrà fatto luce anche su se stesso.

Con una prosa semplice e fluida la Florio riesce a toccare con leggerezza alcune questioni importanti come quella dell’irregolarità che talvolta viene punita con la morte. E c’è poi l’altra diversità in queste centotrenta pagine o due ore di film, la diversità dei cosiddetti normali, dei regolari. Quale delle due faccia davvero paura l’Autrice lo dichiara in questo singolare noir, al cospetto del quale siamo come spettatori davanti a uno schermo.

sabato 2 aprile 2016

Recensione
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