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Introduzione a
Tibet degli ultimi
di Leda Palma

la Scheda del libro

Pierluigi Di Piazza
Centro di accoglienza e promozione culturale
“E. Balducci” – Zugliano (Udine)

Ho letto e meditato con profondità questi versi.

Ho avvertito nell’animo vibrazioni forti per i volti che scorrono davanti come apparizioni; per l’implicito invito a contemplare con luce e forza interiori, velate dal dramma della violazione dei diritti umani, cieli, sole, luna, neve, fiumi, vento, ambiente, giardini, foglie…

Una raccolta di poesie con coinvolgimenti e rimandi così profondi, denuncia la situazione drammatica del Tibet; riafferma i diritti umani di ogni persona e di un intero popolo: della sua identità, tradizione, lingua, religione.

Queste poesie assumono e comunicano un dramma e ne colgono momenti di particolare durezza, di sangue versato ed altri di trasalimento che porta a guardare oltre, a rialzarsi, per non soccombere, a intravedere un piccolo spiraglio di luce, in un cammino che viene da lontano e continua verso il futuro: “Buddha in cammino, tutto è nascosto nel suo grembo di luce”.

La resistenza si nutre di forza interiore: “Ho pranzato ai piedi di un albero, petali e foglie cadevano sul piatto, le ho mangiate al posto del cibo cinese”.

Tanto dolore è affidato al Mistero e assunto nella preghiera: “Oscillavano i monaci in preghiera come fiori di campo spinti dal vento”. “Aggrappati ai monasteri come alpinisti, i tibetani vivono la rassegnazione, il dolore addomesticato”.

Ma “il domani è sempre lì a gettare un’ombra sottile di speranza”.

Importante che “addomesticare il dolore” significhi assumerlo ed elaborarlo perché non sia determinante e distruttivo; mai però attenuare sdegno per la violazione dei diritti umani, denuncia, impegno per la loro affermazione nelle sedi e istituzioni che dovrebbero assumere costantemente questa priorità.

“Il fiume che scorre verso l’Assoluto” contenga sempre il nostro impegno per la giustizia, i diritti umani, la non violenza attiva, l’accoglienza, la pace, la salvaguardia dell’ambiente vitale. Il riferimento all’Assoluto non sia mai fuga ma responsabilità per contribuire ad una storia umana.

Le storie drammatiche di sofferenza e resistenza diventano popolo e si possono leggere “nel lasciarsi vivere e morire, nei racconti interminabili dei nostri corpi”.

Appunto: i corpi parlano; quello dell’amico, maestro Lobsang Phende che ormai da anni vive a Polava nelle valli del Natisone, vicino all’ormai superato confine con la ex - Jugoslavia e poi con la Slovenia.

Racconta di una fuga drammatica a diciotto anni, attraverso le montagne, nel freddo e nella neve, con i piedi feriti…E poi dieci anni di vita durissima di sopravvivenza, con danni allo stomaco; e poi l’India, l’accoglienza, gli studi, il percorso di liberazione dal dolore, però con il dolore presente per tutto un popolo, affidato alla preghiera per una continua rigenerazione interiore.

La forza per poter comunicare luce e serenità dell’animo suo e della sua comunità, unita alla nostra del Centro Balducci per osare invitare fra noi il Dalai Lama.

Il suo corpo ha comunicato il suo spirito, nelle grandi assemblee affollate e nel dialogo a tu per tu con lui. Ho avvertito il dramma di un popolo e una profonda e vasta forza interiore, l’eco di quella verità che come ci insegna Gandhi, “è antica come le montagne”. La percezione nitida di un lungo percorso ascetico, insieme ad una leggerezza dell’anima e di una forza e determinazione per denunciare e proporre, per coinvolgere nella conoscenza e nell’impegno a difesa del popolo tibetano, della sua terra, delle sue montagne, dei suoi fiumi.

Pare che la sua risposta positiva al nostro invito sia stata motivata dal fatto che noi richiedenti eravamo due comunità, una buddista, l’altra cristiana e che il Centro Balducci accoglie stranieri, con attenzione ai richiedenti asilo, ai rifugiati politici, la condizione sua e di migliaia e migliaia di tibetani. Infatti, si è informato con partecipazione come sono la vita e l’organizzazione del Centro. Prima del saluto, gli ho chiesto di comunicarmi luce, forza, coraggio; di donarmi la sua esortazione, il suo consiglio. La sua risposta: “Continuare ad accogliere, perché l’accoglienza è la dimensione fondamentale della vita per ogni persona”.

Anche lui, accolto in India e da migliaia di persone che ascoltano il suo insegnamento.

Questa raccolta di poesie coinvolge in una meditazione dell’anima, premessa all’impegno nella storia.

Grazie di cuore all’autrice per questo dono.

Materiale
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