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Prefazione a
Ora che è tempo di sosta
di Angela Ambrosini

la Scheda del libro

Ninnj Di Stefano Busà

Angela Ambrosini con Ora che è tempo di sosta ci presenta una silloge poetica ben coesa, bene articolata e felicemente risolta nei suoi nuclei metaforici e linguistici. L’Autrice non è nuova alla poesia e possiede gli strumenti per ben coordinare gli elementi espressivi che, nel caso in oggetto, come lei stessa afferma nella premessa, nascono dall’accostamento a creazioni differenziate tra loro: foto, dipinti, ceramiche, paesaggi, ambienti, ai quali sovente è legato il ricordo sin dalla più tenera età. Da madre pittrice e poetessa eredita il senso del Bello proteiforme, attraverso studi umanistici ne intensifica l’interesse e ne scava fino in fondo una lucida e cristallina dimensione che ne percepisce le più elevate forme attraverso il possesso di requisiti che vi si orientano e la ben definiscono.

Riscontriamo in questa raccolta una suggestione che deriva direttamente dall’appercezione agganciando tutti gli elementi in una forma alata, ma godibile, non asfittica né immobile, ma aureolata, impregnata di un apparente senso di sperdimento, oltre il confine. Una poesia statica che solo osserva, senza mettere in funzione le sinapsi espositive delle varie espressioni, infatti, sembrerebbe troppo descrittiva e inerte. Angela vi aggiunge la sua indagine filologico-immaginifica e la trasferisce in un’altra soglia, attraverso il vaglio storico di un simbolismo personale e ben congegnato:

È questo l’Uomo? Ma non taccia il Dio / nel calice che tra dubbi e certezze / inestinguibile ci porge amore
(da Meditazione sulla Sindone)

E prosegue, con altro esemplare reperto, nella rivisitazione di luoghi, di memorie, di radici che sono per l’autrice drammi umani che condizionano e sviliscono i popoli e le genti: ogni etnia sprofonda nell’eclissi di un martirio di “fango e sangue” come afferma la poetessa in Memento, dedicata A tutti i martiri delle foibe:

Qui sotto, della notte randagi, / resina cupa di due etnie / dormienti tra doline e melme d’odio, / noi qui muti parliamo. / Noi, progenie sconosciuta, / taciuta, azzerata / nel limbo di terre di confine, / terre martirio, terre matrigne /…/

Altrove si evince nello stretto rapporto di cromia-poesia qualcosa di magico, si vengono a raffigurare immagini complesse tra pittura e varie arti che hanno la capacità di compenetrarsi, di abbinarsi e di far coesistere in maniera fulminea i lampi di ogni raffigurativa esposizione artistica, come ad esempio in questo testo, Estate, opera del pittore Massimo Dini completata e resa preziosa dalla descrizione elegiaco-lessicale della poetessa:

Sirena d’oro / quest’estate / tremula d’uccelli / e promesse / sorde al disincanto/ del tempo / che non riposa / e pressa / stillando rosse / trame di parole / e esausti / silenzi assopiti / nel celeste tramestio / di chi incredulo / sa che s’attorce / il giorno / alla lingua / bruna / della sera.

Confermiamo l’eccellente abbinamento cromatico-elegiaco del testo letterario al dipinto che in modo esemplare e cadenzato emerge attraverso un perfetto sincronismo dell’arte della parola, arte anch’essa tra le più ricche e in grado di regalare armoniose sensazioni e suggestioni.

Ci complimentiamo con l’autrice per questa raccolta poetica contraddistinta dall’originale accorpamento e dall’armonica, confacente esemplarità dei testi in oggetto.

Materiale
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