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Le ultime pubblicazioni di Pasquale Martiniello, a parte una diversiva parentesi (No munno spierso), hanno in comune la dichiarata metafora dell'animale: Il picchio, La zanzara, I ragni, secondo gli eloquenti titoli delle singole opere, ed ora la Civetta (Occhio di). E già della precedente produzione si rammentano Vipere nello stivale e L'ora della iena. Il nutrito bestiario che dà carattere all'allegoria poetica ha un significato ogni volta ironico dell'attività umana, principalmente politica. Così, alla sua ultima creatura-mezzo, alla sua civetta dice: «Tu penetri il profondo e il lontano | con occhio di maga e avverti | il fiato di presenze oscure e ostili» (cfr. "E tu dolce civetta", p. 28).

Come non prendere in seria considerazione la voce d'un uomo che di certo può dire, con cognizione di causa, la sua, essendo stato sindaco della sua Mirabella Eclano (Av). Tuttora, comunque, considerato il suo ruolo di persona sempre con le mani in pasta, si trova costretto a fare i conti con la contabilità di enti e/o amministrazioni a cui, per compiere la sua benefica opera di volontario, è costretto a battere cassa o a elemosinare piaceri. È, dunque, una poesia giocata a pieno sulla satiresca dimensione provocatoria, rivolta ad un plafond quanto meno popolare. I suoi versi-vampiri (cfr. "Nei pallidi mulini della fantasia", pag. 116), quotatissimi, culturalmente alti, tanto quanto piccanti, ne definiscono un "poeta maledetto sui generis", scomodo, per i suoi bersagliati personaggi. Un poeta "carabiniere o poliziotto", un poeta "procuratore, inquisitore": il poeta della "querelle", della denuncia più spietata, a tutto tondo, senza opportunistiche menzogne. Lui stesso afferma, a fine raccolta, in "Oh finalmente", p. 157, d'avere usato un'appropriatissima sorta di «martello del pensiero». Il suo "martello delle streghe"!

Nel poligono di tiro dell'ispirazione di Martiniello v'è la lentezza e la paradossale "ingiustizia" della Giustizia – cfr. "Qui c'è chi depreda", p. 40. Ma in prima fila, come ho anticipato, è schierata la Politica stricto sensu. Ed i politici sono eloquentemente in pole position: «Le faine vivono di sangue | […] | zecche operanti | sotto il cappello della democrazia», cfr. "Le faine vivono di sangue", p. 80.

Quanto alla religione, il Dio del Poeta è un'oscura divinità, cfr. "Sei di nuovo un Dio del buio", a pagina 54. Un Dio cieco o che non sa, non vuole vedere.

Un topos poetico, in cui l'enjambement è frequentissimo, che risulta essere del tutto asettico dal punto di vista della punteggiatura. Solo il punto può esserne dedotto, pur mancando: dalla maiuscola che inizia un periodo successivo, accompagnata dallo stacco caratterizzato dal salto di una battuta nel corpo di scrittura. Commuove – altre parole non so trovare – non poco il pezzo dedicato alla compianta Adriana Scarpa, "Sole e cuore la tua voce Adriana", alle pagine 152 e 153.

Recensione
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