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Suprema avventura: Riflessioni e meditazioni religiose

Giovanni Tavčar non è di certo un nome nuovo nel campo letterario, né tanto meno per Il Convivio: poeta e scrittore, premiato più volte, ha ricevuto negli anni parecchi riconoscimenti. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, tra cui Lo spessore del tempo (1995), Qualcuno verrà (1995), Il profumo dell’infinito (1997), Ta mala zemska vecnost (1997), Le albe di madreperla (1998), Ko bisere v oceh rojevas (1999), Sospenda la cartomante il suo gioco di carte (2000), Quel poco che ancora avanza (2001), Le mie preghiere (2002), La memoria delle origini (2003), Bisognerà presto voltare pagina (2005), Dih vecne Besede (2005, in lingua slovena), Dove il cielo audace s’inarca (2006), Purché nasca qualcosa (2007). Collabora a diverse riviste culturali, con articoli musicali, poesie, prosa, saggi, approfondimenti religiosi e traduzioni poetiche. Storico e ricercatore, ha redatto la Storia della musica e dei musicisti di Sicilia (2010), e il Dizionario biobibliografico dei musicisti di Sicilia (2013), entrambi editi da Il Convivio.

Dopo aver scritto tanto e di tante cose, è come se, con questa corposa quanto impegnativa pubblicazione, Giovanni Tavčar uscisse allo scoperto, tirando le somme di spunti già affiorati in altri scritti, che qui prorompono e si sviluppano in un’unica trattazione. L’autore triestino non finisce di sorprendere i lettori, facendo scoprire stavolta un aspetto più intimo e spirituale della propria poliedrica attività, un aspetto che, pur emergendo adesso in toto, era già latente, tra le pieghe della sua ricca produzione letteraria e poetica precedente, in attesa di esternarsi per prendere forma e vita in questo denso volume, dove, alternando prose e versi, egli ci guida in un percorso profondo e avvincente. Molti gli argomenti e i temi affrontati, seguendo un tracciato in apparenza casuale, ma sicuramente frutto di meditate riflessioni e approfondimenti, maturati nel tempo, molte le domande e i quesiti proposti, cui Giovanni Tavčar dà risposte mutuate da meditazioni, conoscenze bibliche e teologiche, oltre che dall’esperienza sul campo.

Le liriche non interrompono questo cammino ideale, ma divengono una sorta di filo conduttore, una pausa, un approfondimento e una sintesi al tempo stesso, un commento se si vuole, più intimo e sintetico della prosa. Molteplici le domande che l’autore pone e che si pone, domande sull’essenza stessa della divinità, sul senso della vita umana, del dolore, ma vi è anche tanta voglia di una Chiesa più genuina e fedele alla sua missione, più attenta ai bisogni degli uomini. Molto critico verso un certo tipo di cristianesimo, tiepido e di facciata, Tavčar addentrandosi nella materia ha realizzato un libro che è un po’ una sintesi, una summa, mediante la quale chi volesse può approfondire, riflettere a sua volta, dialogare su temi sia semplici che complessi, perché la scrittura rimane piana ed accessibile, senza mai scadere nella banalità, e senza ricorrere ad ermetismi e astruserie. Innumerevoli gli argomenti toccati, da quelli biblici, gli angeli, i vangeli apocrifi, a quelli esistenziali, il male nel mondo, la povertà, la malattia, l’aldilà, i giovani, la donna, nel trattare i quali l’autore attinge a molte fonti, denotando un cospicuo bagaglio di studi e conoscenze, dice la sua ma nulla inventa.

Del resto, qual è la Suprema avventura se non quella dell’uomo che prova a dialogare con sé stesso, e ad entrare, o almeno tentare di comprendere il mistero della Divinità.

Recensione
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