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Canto d'anima
a ricordo di Giorgio Menini vent'anni dopo 1998-2018

A vent'anni dalla dipartita del marito Giorgio, la poetessa Lucia ha voluto dedicargli il volumetto di poesie "Canto d'anima", composto da versi in italiano e dialetto veronese, impreziosito da molte foto e dal ricordo dei figli Ilaria, Maddalena e Giacomo.

Dalla lettura risulta la figura di un uomo retto, sobrio e mite, sempre attento alla famiglia, ricco di umanità, aperto agli altri e all'ascolto perché ogni essere umano è persona degna di rispetto.

Le poesie di Lucia fanno da corona e si snodano tra ricordi, nostalgia, pacato dolore, ma anche profonda riconoscenza per chi le ha donato pienezza di vita e di amore.

Tutte le poesie hanno sotteso un inno alla vita che, pur nei suoi momenti più tragici, è momento di luce e di verità. Sul letto di ospedale, Giorgio sorride alla luce del tramonto. Sono momenti di forza, di "accettazione di quello che la vita poteva riservarci" perché sostenuti "dalla viva speranza" e dalla luce che illumina ogni attimo di vita per chi conosce il dono della fede.

Non c'è disperazione, non c'è ossessiva nostalgia che si chiude in se stessa, ma letizia per una vita piena che, Lucia e Giorgio, hanno vissuto e che la poetessa si porta ancora "addosso / come una pelle mia"; "vivo di rendita... di ricordi... poiché tu fosti un giorno / acqua mia", sorgente di vita.

E così si susseguono i ricordi e i momenti di vita che sono "fragore di luce... continuità di un tutto / luce donata..."

E il ricordo va lontano, alla cara maestra, all'amato "Giorgio / scolaro diligente / col sillabario in mano...", al giorno della laurea "i to genitori / felici e contenti / no ga parso vèra / del fiol dotor!"

Ecco l'amore con il "capel rufian" che "n’à fato inamorar / son tuta un baticor... / mile colori el sol"; ecco la rosa, caleidoscopico simbolo magico, "lieve pensiero breve / muto desio che brama... / regalami una rosa!; ecco "quel sì / che ci congiunge / io canto... / per tanti anni futuri"; ecco "l'essere famiglia /... nel delirio della luce... / nei giorni vissuti appieno, amati", sempre "insieme".

Ora brucia la nostalgia della "tua tenerezza" che non è più, ma Lucia "vivo di rendita" e "mi consolo... / mi inondo di poesia... / di quello che tu fosti, vita mia!"

La poetessa ha ormai indossato "l'abito sereno dell'attesa" e "nel fragile fluire della luce" sa che "chi ama torna sempre, / perché l'amore conosce tutte le strade" e "verrà una quiete candida / di neve appena scesa."

Quello che sorprende è la leggerezza del verso che nel suo fluire piano e preciso, non deborda e non si fa mai sentimentalismo o retorica.

Nel suo porsi sobrio, sia in italiano che in dialetto, crea immagine suggestive: "a musicare il tempo / di nuove lune"; "pronti a navegar / nel mare de l'inchiostro / tra i veci banchi in legno / co’ drento el calamaio"; "verso che asconde in petto / il battito segreto / e mai si spegne": "sento già scorrere la vita / ... fiume di luce e alba / fusa nell'acqua obliqua / di giorni mai uguali"; "è l'ora che fugge / a darmi ancora tutto."

È, come dice il titolo, Canto d'anima.

Recensione
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