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Dialoghi imperfetti

Patrizia Riscica è al suo quarto lavoro letterario. C’è una straordinaria compattezza nella sua opera poetica. E’ un’opera drammatica, quasi teatrale, nella quale il corpo incarna ed esprime perfettamente l’anima e la trasporta saldamente lungo il percorso della vita. La lingua esprime il dramma della vita diventando sempre più scorrevole e semplice.

Il verso è musicale e ritmico ma si allunga nel parlato, diventa “dialogo”. E il dialogo è “imperfetto”. Ho riflettuto molto su questo termine. Da un lato penso all’aggettivo che ci riporta alla descrizione della caduca limitatezza della vita, dall’altro all’indicativo imperfetto come coniugazione del verbo. L’imperfetto è la coniugazione del verbo che indica una continuità nell’azione passata. Mentre il perfetto è azione passata e finita, l’azione “imperfetta” è quella che pur essendo passata ha una durata che continua nel presente, e rappresenta l’elaborazione dell’azione presente. I dialoghi di Patrizia sono “imperfetti” : sono dialoghi tra un “io” e una presenza narrante fuori campo che elaborano un’azione del passato che continua nella vita presente. La presenza fuori campo pone all’ “io” interrogativi e domande. I temi dei dialoghi sono l’amore, la donna, la vita, il mare, inteso come ricerca, la poesia e il matrimonio. La posizione dell’autrice è concreta nell’affrontare questi momenti dell’esistenza. Non ci sono un canto e una visione della vita simbolici e astratti, ma nemmeno una lettura realistica o minimalista. Non c’è visione, non c’è inno ma neppure elegia. Non a caso il primo libro della Riscica si intitola Così su due piedi, 2004, e ha in copertina la fotografia di due piedi nudi appoggiati a terra. In questa visione poetica ogni impulso per trovare una conferma deve passare attraverso la fisicità del corpo ed essere confermato fisicamente nella sua sostanza, diversamente può essere ingannevole e tradire la ragione e l’anima.

Un corpo dopo l’altro, 2010, è la penultima raccolta dell’autrice che ci parla dell’importanza della fisicità e delle sensazioni che partono dal corpo. La mente può ingannare , ma il nostro corpo ci riconduce sempre alla realtà della nostra esistenza.

E’ un libro in cui i versi si uniscono alle immagini fotografiche per descrivere ed evocare tutti i momenti del nostro corpo dalla femminilità consapevole, al desiderio e alla solitudine del corpo, fino alla sua dissoluzione nella morte. La parte finale dell’opera “Requiem” è particolarmente toccante e musicale: è strutturata nel linguaggio e nel ritmo sul “Requiem” di Mozart e ha il respiro e la fuga verso l’infinito della musica del grande compositore. Da Un corpo dopo l’altro è stato tratto uno spettacolo teatrale che unisce poesia, musica e danza in modo suggestivo.

Nei Dialoghi imperfetti l’opera di Patrizia trova un completamento e una compattezza che la fanno progredire nel suo cammino di ricerca poetica profondamente unito ed intrinseco al dramma della vita. O dovrei dire delle “vite”, perché l’autrice grazie alla professione medica che esercita si trova in una posizione di particolare osservazione sulla vita di tutti gli esseri umani, così che ce ne può descrivere un panorama vasto e completo nelle sfumature e nelle emozioni. Ma senza mai staccare i piedi da terra.

 

“Dialogo n. 1

Inseguiti dall’amore/sconvolti dalla chimica, percorriamo/strade ripide, indifferenti a buche e precipizi,/ubriachi di rischio avanziamo sicuri/in cerca di luoghi segreti e inesplorati/l’amore intanto si attorciglia/in un groviglio di complesse reazioni, sì,/semplici reazioni della chimica,/un enigma di biologia molecolare/combinato con un falso credito della vita//

da “DIALOGHI DELL’AMORE”

Siamo proiettati in una dimensione della poesia, come ci dice Paolo Ruffilli nella sua Prefazione, quasi “anti elegiaca”, nel senso di una scrittura precisa e tagliente, lucida, che mette a nudo la dimensione umana per quello che è nella vita quotidiana e reale, senza lasciare spazio a sogno e fantasia. Ma in questa lucida visione dell’autrice e nel suo scolpire e svelare l’esistenza si manifesta una pietas materna e maieutica.

Non è facile trovare la giusta intonazione/Spesso l’accento è sbagliato.

La voce gira nel cervello/altera il respiro/sottomette il pensiero./Incontenibile vomita emozioni/mentre scandisce la prosodia della vita.//

da “DIALOGHI DELLA POESIA

E infine sembra che si possa intravedere una stabilità nell’amore coniugale.
Quasi una certezza confermata dall’unione e dalla vicinanza dei corpi.

“Siediti accanto al tempo che non c’è/ e ascoltami con l’orecchio dell’eternità:/quando ti guardo al mattino/mentre ti pettini allo specchio/e tu, con quel gesto usuale,/alzi lo sguardo verso me, all’improvviso/ritrovo la leggerezza del desiderio/e tutta la voglia di iniziare il nuovo/giorno accanto a te./E non cercare altre risposte/Non ci sono.//

da “DIALOGHI DI UN MATRIMONIO

Alla fine del viaggio di Patrizia l’Amore si ferma e rimane in una sposa “profumata di viola” nel canto sereno della notte(Saffo). E la certezza non è “ il” matrimonio ma “un” matrimonio. Proprio quello e in quel momento, che dal passato trova una continuazione presente.

                                  

 

 

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