Servizi
Contatti

Eventi


Eden

La luna piena giunse al centro del cielo, l’aria si fece tiepida. Zittirono le Civette ed i Grilli; i Ruscelli attutirono il loro scroscio giulivo, rallentando la corsa. Il Vento placò i suoi giochi con i rami dei Salici e le foglie delle Querce.

In breve un silenzio attonito avvolse tutta la grande Valle Fiorita.

Sulla cima illuminata della collina l’Uomo e la Donna aspettavano taciti, la mano nella mano, il Segno. Il Falco aveva diffuso la voce, e i Merli avevano trasmesso il messaggio a chi aveva orecchie. I Cani avevano corso fino a sfiancarsi e i Pesci nuotato allo spasimo affinché ogni essere vivente della valle sapesse. Alla fine tutti, dall’Elefante alla Formica, dall’Abete più alto all’umile Margherita furono informati che la Notte del Segno sarebbe stata di luna piena. E quella notte era di luna piena e gli occhi e le orecchie di tutti erano puntati là sulla collina.

Il tempo cominciò a trascorrere lentamente, senza che nulla accadesse. Si udirono i primi mormorii, e le fronde degli alberi si mossero leggermente.

Eppure la notizia era sicura! Il Falco non mentiva mai, anche perché nessuno nella valle fiorita mentiva. Il Segno sarebbe giunto con la luna piena! Già! Ma quale luna piena?!

L’uomo volse il capo alla Donna porgendole l’interrogativo. I suoi muscoli, lucenti al chiarore astrale, tremavano leggermente per la tensione; il ventre era asciutto, le gambe ben tornite, le spalle larghe e possenti, lambite appena da una chioma bionda come il sole sulle dune. La Donna non rispose, ma strinse la mano di lui e gli trasmise la calma. Sul suo viso delicato, incorniciato da riccioli neri, si disegnò un lieve sorriso di speranza.

Il tempo passava, il mormorio della vita cresceva, e ancora non accadeva nulla. Le grosse Querce alla destra della collina si gonfiarono più volte alla brezza delle prime ore del mattino, finché il primo raggio del nuovo sole saettò sulle dune del deserto e il Gallo Cantò.

II

Il Fuoco illuminava la radura, obbediente e allegro come sempre. L’Uomo lo ravvivò con amore, poi si distese a fianco della donna e si lasciò scivolare dentro di lei con la dolcezza del silenzio.

Lei emise un gemito quasi impercettibile, mentre la brezza della notte le asciugava due perle di sudore sulla fronte.

La voce dell’uomo ruppe il silenzio per prima:

“Sono passate ormai molte lune e il dubbio serpeggia nella Valle. Lui… non è venuto ancora, e il fiume della mia tristezza è arginato solo dal calore dei tuoi pensieri.”

“È vero” rispose la Donna “Lui ancora non è venuto; ma il falco anche oggi mi ha detto che verrà, e sarà una notte di luna piena, come promesso. Anche il saggio Ippopotamo mi ha incoraggiata ad attendere con pazienza.”

Il Fuoco sfrigolava e scoppiettava, creando giochi d’ombre sulla radura, felice di essere.

“L’ippopotamo avrà anche ragione” riprese l’Uomo con calore, “Ma il serpente della foresta non la pensa allo stesso modo! E ho saputo che anche tra i Topi s’insinua l’incertezza, e la fiducia si affievolisce sempre di più tra gli alti Salici!”

La Donna allora prese le mani di lui, se le portò agli occhi e poi al petto e poi all’inguine, e disse:

“Non temere! Io ti voglio bene e sarò sempre e comunque al tuo fianco!”

Ma l’ansia dell’uomo non si placò del tutto, e quella notte, come tante altre notti, dormì un sonno inquieto.

Passarono altri giorni e altre lune, ma sulle colline non c’era altro che il luccichio delle stelle e il mormorio delle Querce e il disappunto degli Animali. La tristezza si insinuò tra le note degli Usignoli, divenne ansia tra i rami protesi al cielo dei Salici, sfociò in angoscia negli occhi irrequieti degli Uomini. Il saggio Ippopotamo non parlava più, il Falco roteava sempre più di rado nell’arco di cielo sopra la Valle Fiorita e il Serpente sibilava nella Foresta.

III

Al centro della radura il Fuoco era quasi spento, i Grilli tacevano e il vento si era placato. Solo gli Uomini erano svegli e contemplavano supini il luccicore delle stelle. Senza parlare lei prese le mani del compagno, se le portò agli occhi e poi al petto e poi all’inguine; quindi si accovacciò sul suo membro e disse: “Conosco i tuoi pensieri e i tuoi timori e la tua angoscia, ma dobbiamo attendere pazienti il Segno.”
“Il Serpente” rispose l’Uomo giocando nervosamente con i riccioli di lei, “Oggi mi ha confermato i suoi sospetti: non ci sarà alcun Segno! Dice che è stanco di aspettare e di farsi prendere in giro da quello sciocco del Falco!”

“Non ascoltare il Serpente! È un animale infido e superbo! Una volta o l’altra bisognerà tagliargli la lingua in due, affinché se ne stia zitto per sempre!”

L’Uomo rabbrividì sotto i movimenti flessuosi e lenti di lei. Poi riprese scuotendosi: “Donna, sono stanco anch’io di aspettare, e credo che il Serpente abbia ragione! Da domani cesserò l’attesa ed inviterò gli Animali e le Piante a fare altrettanto!”

La Donna si distese nuovamente al suo fianco, appoggiò con dolcezza la mano sulla bocca di lui e disse:

“Taci! Sei accecato dalla paura e dalla disperazione! La notte è lunga e ti porterà consiglio. Non avere timore. Io sarò sempre e comunque con te, per lottare insieme quando sarà il momento della lotta, per gioire insieme quando sarà il momento della gioia, e per soffrire anche insieme…. quando avrai sbagliato e sarà buio.”

La notte passò sui loro timori, ma non portò consiglio.

IV

Passarono molte altre lune. La vita nella Valle Fiorita continuava e la Notte del Segno era ormai solo un lontano ricordo. Una sera di luna piena come tante altre, le nuvole si addensarono sulla collina deserta oscurando il cielo. Solo un piccolo Colibrì saltellava qua e là, titubante, ma comunque presente. Ad un tratto, come obbedendo ad un ordine preciso, i nembi si aprirono e rovesciarono una Colonna di Luce purissima sulla collina. Nel silenzio attonito della notte si udì una Voce di un’infinita dolcezza e mestizia:

“Non ci hanno atteso… non hanno saputo aspettare; forse non erano ancora pronti e l’argilla era troppo tenera. È difficile creare un Cristallo di libertà. Ce ne andremo con l’amarezza di un amore incompreso.”

In quel preciso istante il Colibrì che tutto aveva visto e udito, si alzò in volo e cominciò a cantare a squarciagola, facendo più baccano che poteva; e corse a destra e a manca per risvegliare la Valle Fiorita e riferire che il Segno tanto atteso era finalmente giunto! Ma era piccino piccino e nessuno gli diede retta; nessuno gli prestò fede. Alla fine, affranto e stremato, cadde ai piedi della Colonna di Luce, con il cuore che gli saltava fuori dal petto, tremante di paura per non essere riuscito nell’intento. Ed ecco che i raggi di quella Luce purissima si rifletterono sul piumaggio palpitante di colori di quella minuta creatura, e la Voce parlò:

“Non temere, piccolo Colibrì! Questa notte tu hai fatto molto di più di quello che dovevi! Hai creduto e hai lottato. Tu verrai con noi, e per tuo merito gli Uomini, gli Animali e le Piante non saranno del tutto dimenticati! Ma il Serpente striscerà per sempre sulla terra e susciterà ribrezzo e avrà la lingua bifida, affinché non abbia più a nuocere con la parola. I Topi fuggiranno la luce e saranno odiati da tutti. I Salici piangeranno la loro disperazione con i rami non più ritti verso il cielo, ma eternamente piegati in basso!”

Così disse la Voce.

In pochi istanti l’abbacinante luce del plenilunio si offuscò, le nubi si chiusero sulla collina deserta e tutto ritornò come prima. Dopo un tempo e un silenzio infiniti, il sole sciabolò la cresta delle dune e il Gallo cantò.

Materiale
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza