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Tangheide
(lapsus in fabula)

la Scheda del libro

All’antico mercato saraceno n.37
collana di poesia diretta da carlo rao

Pretext

*
Il tango, per chi lo balla, per chi lo ascolta, per chi lo studia, più che un semplice nuovo ritmo è sostanzialmente un genere di musica popolare nato da un sapiente dosaggio di milonga (Argentina e Uruguay), murga (Brasile), candombé (Africa) e habanera (Cuba).
Tango, ovvero tocco il mio ballerino. Non con le mani, ma coi piedi, giocando sulle finte, sui controtempi, in china e risalita, coprendo gli eventuali sbalzi di ritmo.
Tangibilità, cioè, (dal verbo latino "Tango-is - tetigi -tactum - tangere").
In italiano diciamo toccare. Non è proprio la stessa cosa. Tactum, specifica che toccare è, nel contempo, essere toccato.
Tango, insomma, implica l'intenzionalità del toccare, dell’affidarsi al corpo dell'altro.
Essere con l'altro. Essere nell’altro. Stropicciandosi. Concedendosi. Anche nei piedi.
Con generosità.
Perdendo almeno qualcosa di noi stessi per dare qualcosa all'altro.
Questo modo di donarsi a volte rende inevitabile una sorta di necessario richiamo (smarrimento) verso un partner che permette nel suo tangere taumaturgico di ritrovare ciò che crediamo aver perso di noi. Ma non è così: è la magia temporanea del tango. E' l'accoglienza e l'abbraccio di un ritrovarsi dopo aver tanto migrato.

*
I corpi delle coppie si plasmano e si fondono in una sorta di ipnosi che li rende quasi sonnambuli. Occhi che si perdono oltre, in una dimensione altra. Passi che trasudano calore e ritmano l'architettura del tempo. Tambor del ritmo negro che scolpiscono la melodia. Mani che si intrecciano, che posano, che marcano. Gambe che avvolgono, scommettono, rimpiazzano.
Sono in trance, si direbbe. Viaggiano spazialmente in una dimensione ove il maschile e il femminile si cercano con botta e risposta, alimentando reciproca energia in una danza che apre il dialogo al ricongiungimento con ciò che nella radice atavica del nostro esistere abbiamo tacitamente conservato: il desiderio di ricongiungimento.

In questo rituale plastico spesso c'è aspirazione creativa, a volte persino comunione spirituale. Forse guarigione. Forse perdizione.

Nel tango il corpo è quello straordinario contenitore che libera dal pozzo nero dell'anima. Senza inutili e false digressioni intellettuali.
Un rito che si compie a due.

La parola in qualche modo è superflua, diventa un filtro della realtà, un qualche cosa che permette di nascondere con un filo di pudore l' aggancio immediato con chi ci è normalmente estraneo nel quotidiano: l'intima condivisione di un empatico percorso temporaneo.

*
Dunque agire con il corpo nel ballo è come raccontare un racconto il cui finale può tradursi in un climax prolungato. Uno stato estatico legato alla trance.
Normalmente l'immaginario sensoriale ha bisogno di nutrirsi di carne, di pelle, di umori. E' così che l'eros, altra faccia di agape e philos (le tre declinazioni dell'Amore che i greci antichi giustamente scandivano) si manifesta. E manifesta con esso la sua capacità di fare catarsi, ovvero di trasformare, di cambiare qualcosa nell'essere umano.
Il corpo nel tango diventa un corpo in trance, e quindi in trasformazione.

*
Il passato è il ricordo, il futuro è un'illusione, il pre­sente una beffa: il tango esprime l'ineluttabilità del tempo. Ma in qualche modo lo blocca, perché nei tre minuti di una canzone ritornano pezzi di vita, fantasmi che ballano incatenati alla musica. I personaggi si muovono spesso in uno sce­nario urbano notturno “fosca notte questa notte  / di balera e cotillons, intra nuvole-cera” all’interno delle quali -come confessa il poeta- “rimugino squaglio / licenzioso casqué”.

Il vero nemi­co non è il tempo, ma l'oblio, il peso della quotidianità che amaro si oppone al sogno e sbiadisce come “naufraga luz”. La poesia del tango recupera dall'oblio momenti di vita, materializza il passato, rende atemporale il tempo, non fissandolo in modo de­finitivo in un concetto, ma proprio, come un sogno, fa­cendo rivivere l'esperienza nel suo scorrere. In questa dimensione di divenire si percepisce un respiro vitale, l’emozione del tempo che, coniugatosi in “querida muchacha, svapora biondo / stordisce e salva”.

*
Caduta ogni barriera, orientati i fondali che orientano tutti i movimenti dell’anima, dichiarata la complicità del “tu” femminile e della sua donna, esplicitati i luoghi e l’oggetto del suo attraversamento, il poeta si lascia andare ad una tangheide epica e senza riserve dell’eros, ad un alfabetario intimo del non dicibile.
Una sorta di ricettario medico (qual è di fatto Roberto) dedicato, vocato e affabulato alla sua “strega di velluto / linfa serpentosa, ... ancilla, domina / famula discreta, ... mi isla desnuda / occhi de fuego lento / ... madonna di scoglio / anima munda”.
Cadono antichi veli e, forse, passati tremori clericali, si annullano le ombre e i pudori delle stanze, diventano ovattati e quasi assenti i riverberi del sociale e della città. emergono gli altri fiati interiori.
Vengono sillabati a voce finalmente chiara le aspettative (“…divorami a lenti brani, ... svalvami il petto / slombami senza pudore / mordi leggera / ... Intrugliami decisa / setosa bandolera / imbriglia e affonda / corpo a corpo milonguero / ... sezionami il profilo / anemico del dubbio / squarciami il gonfio carapace / ... divarica e incidi / ... riportami nel ritmo del tuo fiato”.

*
        post scriptum:
Tra mirmìdoni in sottopancia ed Elene di Troia si compie il rito caballero, lo s-ballo fecundo.
Ma a volte il gioco non è più lo stesso. L’incomunicabilità tradisce, la temperatura scende, si spacca ogni plasticità e ritorna la voglia randagia, bastarda. Si chiude il ciclo-circo sulla “bocca / di medusa. Abbaia e morde / sul parabrezza / pioggia bastarda.
“…senza collare / rivoglio / un tango randagio”.
E, comunque, ‘hic et nunc’, “ mi agua rosada”, vamos a bailar, “tango flambée”.

Carlo Rao

(Poligono sbavo
geometrica cova

sfida al pi-greco del cerchio
arte curiosa del ragno
al centro del centro)

° ° °

Medio Cortè

I

Mi agua rosada
querida muchacha(1)
svampi e rifiati
accosti e slarghi,
giunca di strada
feluca e caicco
tra guglie di latta
sfiati i pedali,
spargi fonemi
nel vento al tele
fonino

(…tango flambée)

II


Non c’è voglia.
Non gira.
Abbaia e morde
sul parabrezza
pioggia bastarda

rimugino squaglio
intra nuvole-cera
licenzioso casqué
ammutolo bardo
amletico dente

(…il maestro di danze ci attende)

III


Mea incognita res
caravella di sponda
embolo astuto

in pectore picto
mia protesi d’acqua
mia capuleta (2)

salda muleta(3)
virgulta
di sangue ribolle

uncini di gamba
strusci caviglie
inverecunde

(rapina in passo
mia bailante di tango)

IV


Oculo in fabula
affondo lo sguardo,
t’infilo nel medio corté (4)

contropelo risalgo
gattesco
impavida sfinge,

uva passa spilucco
nel giugulo osceno
ofuscado cilio

captivo,
odore di femmina brada
mughetto di Fiandra

passera silenziaria
invito e cadenza.

V
 

(Conatus voci in due quarti)

Flirta la mano
orli di gonna
sorniona fiuta
zingaro spacco
rosso papavero

(solfeggia pivot (5) di violino)

sbandieri lapilli
promesse di coralli
sul filo di rame

motus fianchi oblatus(6)
torsione in contropasso,
corteggio di figura

(dentula lupa ridens)

VI


Un paso doble (7) conmigo?

Ulisse dente arguto
caste rose sfoglie
innaffia empio
bianco in pizzo
uccellando
umidi virgulti

(guapo de puta
torear mancèro)

in-cauta seduzione
sedotto senza condom
tartaglia il fiato,
rimugina percosso
touché

(…astuzie in sottogonna)

VII


Beccheggio d’altura
luna marea,
sbaléna notte

mirmìdoni (8) sottopancia
onda muschiata
calzamaglia di fuchi

(...in quattro tempi boccheggio)

pellegrino tango
fisarmonica d’acqua
brigantino in cabotaggio

infra seni hermosi,(9)
tanghìto orfano
struscio mendìco

le sue ciglia
mi sangre venoso
anginoso mi dolor

(…pesca bassa questa sera)

VIII


Intrugliami decisa
setosa bandolera

imbriglia e affonda
corpo a corpo milonguero(10)

strega di velluto
linfa serpentosa

nei gaudenti mestrui
innominata cetra

dal bulbo sincopato,
sezionami il profilo

anemico del dubbio
squarciami il gonfio carapace

divarica e incidi
strappa il turibolo pulsante

marchia la grazia del prepuzio
riportami nel ritmo del tuo fiato.

IX


Agata milonga
pelle di luna mammola

ugola sedotta
rantoli d’orgoglio

mia fabella di strada
putta di scoglio

mio carotaggio inglùvio
squagliami nel fondo

rovistami l’incavo
fragola ardente in retrobocca

pizzicore in pepe
lingua di ramarro

ancilla, domina,
famula discreta

(…divorami a lenti brani)

X


Bocca di grano saraceno
tra fumi biondi
malto di scozia

non reggi
quest’ozio liquoroso,
volteggi ferita

fra tavoli monchi
Catulla senza censura,
pravo scollo

jugosa polpa
duelli di figura,
affondo balivo

i canini
nella fenicia ghianda

(…gelosa arsura
cunnilingua mea)

XI
 

(Alla linea del collo
per riccioli sghembi)

Sfrùscio di gonna ustiva e crematoria
lingua d’ortica in gola godenda
m’ingiugula indifeso,
bleso di mente in questo mio
turbinar bolero
hidalgo cavaliere(11)

(a marose vie
di poppa e prora
giro di dritta senza sponda)

madonna di scoglio
anima munda
naufraga luz

(avviso ai naviganti)

in folle il passo, tronca la postura
mea culpa mea, di riva in riva
raccolgo i cocci dell’andar corsaro.

° ° °

“O tu, che l’amorosa fiamma prove,
la qual nel tuo bel dir si manifesta,
com’è che tu non hai la voglia presta
ed a servir Amor non ti retrove?”

        (Cecco Nuccoli,
        prima metà del XIV secolo)

Rosa ascosa tenebrosa

I


Foemina acconcia e profumata
rosaspina voi donate
al viator cortese.

Per onne infingimento
domina gentile
occhi v’allumano (1) discreti.

Accorrono i fanti
al calidario evento,
attenti coribanti
in letizia e godimento
Venere picta
in segreto sorriso
spogliano mani.

A fatal tenzone
invogliano i drudi
armati d’alabarda.

Appo di voi
è la turgida festa
la sfida a sette fiate
l’accorpo che smaga.

(Agito l’incantamento
…joculatio in farandole(2) )

II


Ne lo foco vostro
m’inturba il palpito
strugge et s’infavilla,
sciolgono tibie
in disianza frolle,
maraviglia di spalle nude
rosa ascosa tenebrosa.
A perigliosa via
s’avvolge il minuetto
in gelosia di mani,
illuminoso petto ornato
usate piacer danzando
del flauto pregna et generosa,
se gli occhi avete
per vaga ancella o famula
nel transir lasciate
a questo drudo
di rimirarvi grazia.

(per speculum…pudica-mente)

III


Puella di lombi flammei
recidi il fondo, sciogli
l’ormeggio pudendo

raccogli la gonna brigida
in questo mambo nudo,
intuandomi serafico

al brillamento,
pelvis mea
copula blandula

frattalica linea di fuga
nel giro d’anca
beccheggio contromano.

IV


Favellando di draghi
dalla testa scarlatta
idromele mi versi mistura,
rifili la piega dell’occhio
riconti le code
ritagli le zampe
mestoli broda
unghie di làmia
milze di nottola

(ritocchi piano i bordi
ratifichi pozioni)

mia pulzella gaudiosa
m’illudi ludendo giocosa,
m’intrugli sapiente
all’angolo spinto

( …mi serbi da parte)

V


Implumea virgo
alicante (3) mea

mùtilo sguardo
in tatuato grafema

porgi silente
sotto la gonna

dondoli in situ
nel corimbo del salsa

Diòniso sound
in fuoripista

caviglia gazzella
plani e rimbalzi

scarti e rifiati
batti ai timbàlli

nel giro di vita puledra
vivi all’ingoio.

VI


Severa baccante
iniziami al rito

timpani e zufoli
svalvami il petto

slombami senza pudore
mordi leggera

la perla eremita
anellami naso e capezzoli

mia vestale eleusina
dona il miele pagano

stillante
da cosce di bosco

filtro salso di valva
filo a filo slumaca

svapora biondo
stordisce e salva

mia radura di passo
fammi tuo sasso.

VII


Nella spalla d’avorio
affondi leggera

d’inverno
i sette piaceri,

spogli la preda
come si sfoglia

un pensiero,
contando le pause

(…fuori goccia un respiro di neve)

mordi il rubino
gonfio di pioggia

mia servitrice
dolente

fattura malìe
nel suo collo di gerbera

(…mais doucement…)

VIII


Misterio pregno
insillabile segno

da proda a proda benedetto
solivago di umori

profumo di legno mosto
botte buia, zona franca

di corsari inviti,
terra senza mappa

urge generosa
infra colonne lattee

gioiosi peripli
atolli e insenature,

menta gemma flauta
da silenziosa ghianda

(femmina fiuto,
punto lo spacco altero)

IX



Slargo di gamba
in debito d’ossigeno,

lupa mannara
fibrilla al plesso

lunare,
nel seno segreto

mandragola in pizzo,
diabola succosa

ingenerosa califfa
laceri e guizzi

arpeggi e incalzi
le tempie,

lipotimia di sguardi
in retine sciolte

(…proibito accostare… sine placet (4))

X


Ὰndale àndale
mia rosita chignon

a questa milonga,
strega di letto,

ombelico dall’esile morso,
vena aperta profonda

dal torbido suono,
sibaritico liuto,

ànsimo franto,
cogli fra spire

la calda risacca,
anàbasi (5) in fiotto

melassa sciroppa
melàta che stilla.

° ° °

“Un brivido di fuoco scorre rapido sulla pelle,
buio negli occhi e il fischio
del sangue nelle orecchie”.

        (Saffo, fr. 31 LP)

Arrocco di Regina

I


Vino tinto al cabaret,
tu al bagno a niquelarte (1)
miri i suoi capelli

(l’unghia si smalta piano)

sfiori la gonna di rimessa
ginocchia muschiate
di cinnamomo

(por favor, no hablo español)

mi isla desnuda
occhi de fuego lento
femina bandida

…la guardi lesta
che ti frusta con gli occhi
lo que me gusta.

II


Fosca notte questa notte
di balera e cotillons,
a mani tarpe d’astinenza
in miosi fissa
vagolo nel niente

fuco ribelle senza bussola
rifiuto incontinente,
davanti a quel tavolo di vespe
serafica sculetti di straforo
discinta nella mente

bevuta rosa shocking
gheppia predatoria
gheparda strafoiata
quell’Elena di Troia
t’invita sguincia,

velenoso profumo
dal turibolo del collo
infìda coribante
caviglie di zolfo
senza staffe.

III


Per gioco giocando
due gonne di danza
nel passo laterale(2)

(tango assassino
voi due
così vicino…)

specchio da specchio
furtivo raccolgo
sguardo di rimmel

(mutolo mutolo
in corpore vili)

fabula maga rimestola bava
lingua dendroide fammiti paga.

IV


Plana in parapendìo
quella ganza di strada
cubista dislessica
radente di tacco

di proda in proda accosta
scende e scodinzola
epilettico sgambo
ti guarda

“Este samba conmigo?”
caraibica coscia
di slargo

alza la vela
sciogli il drappo corsaro
lascia la preda!

V


Iocunda levitas
giro di passo in fuoridama, (3)

l’invito è detto
è sciolto il laccio

esitato affondo
preclude il compimento,

(fammi tua goccia salsa
fammi tua bava)

scambio di silenzi in zero gravità(4)
riflusso morbido

s’imbrina il topazio
in punta di parole

coriandoli sghembi
taglienti di fino

(…toccata e fuga
arrocco di regina)

VI


Tigrotta felposa
gattonami il fianco
mugola sorda
rantola e soffia
ripassa i baffi
ronfola cupa,

(…accodati…)

incidimi il petto
con unghie sapienti
girami intorno
preda predante
fingi esitante
balzi e t’ingrotti
tesa t’infiotti
sottovento la vela

(se mi trovi…ti perdo)

VII
 

(Slow…quick-quick…slow)(5)

Batte il diaframma
nel giugulo scosso
passo di scontro
graffio di maga,
amarìllida spina
d’agave nera

(se-veramente mentire)

dai tuoi occhi bradi
linee di fuga
sciolti coseni d’acqua
arrembaggi sottocute

(im-pùdico ventre,
im-pùbico sguardo)

mentre dilati la gonna di scatto
affondo il ginocchio per dare matto.

VIII


Cambio latino(6)
torsione e scarto
sfiatando la pampa
rossopelo nel vento
acregusto argentino
sotto una luna tronca
dentro una neve dura
in bocca sfragola calda
la paura

accosto stringo e allungo
ritaglio grumi d’ansia
urticante screpolante
linea di ballo schiusa,
smonco il gesto
rifilo la postura

IX


Beffarda divori lo spazio
costeggi di bisturi
sciantosa
corteggi l’Adone

(mossa di pedone)

rumba di coltello
serpula smarchi
giarrettiera diabola
allunghi di coscia

(sniffi
gocce di rum)

non molli
risoffi di sghembo
gattosa recidi
l’ultimo tendine

(sbulinato ai bordi
attendo
scacco di regina)

X


Fuori strapiomba
schianta s’infrogia
il vento alle narici
il mare diluvia
una pioggia smeriglia

(a gocce piene
il suo mantra)

rock duro di stringa
trafigge questo lapsus
piallando a nudo
il corpo della rosa.

XI


Bandoneòn fricado(7)
chica de rua

ombroso seno
puerta de paraìso

(…fuego desnudo )

o-scena corte(8)
scruto goloso

batìdo gringo
marco il territorio

sottovento in-filo
falcate d’aria

sottana che s’abre
dies de gratia

(…sabor de femina)

XII


Se vado m’in-viti
se resto m’in-dado

poco lasco mi resta
se seguo il tuo morso

rulli la tibia
pialli il perone

meccanicamente rifili
ogni giuntura

mi guidi alla resa
dei conti

senza difese d’ufficio
senza sconti

(… infido binomio
senza as-soluzione)

° ° °

Ri-cantami o ninfa begonia
l’illusione delusa
la mercuriale odissea
del ragno silvestro

Vergine putta

I


Achille piè veloce
occhi scarafati
ti ronza e punta
senza guardia,
scavalla in tondo
giurassiche mandibole
sfodera scintille
colgate con gardol
smalti in panorama

(…mutanda in seta)

clone nano
gaucho impatinato
rosso malpelo
il petto scamiciato
… segnali di fumo

(troppo veloce, pensi,
…troppo veloce)

II


Notti di nottole
profumose

vapori mercuriali
usmano le piste

alitano i divani,
feromoni esalano

pori virulenti,
molecole all’infoio

da conche e sacelli
trafiggono importune

carni petulanti
sfiondano arterie

implodono a tempo
crapulose vene

(…bucefali dismessi)

III


Vergine putta dal sapore acceso
prendimi drudo, prendimi bleso

rosa di vento sospiroso
pelle di terra sismica
valzer di bosco
inquietosa ninfa,
sibilla dal trittico sguardo
vaticinami il fiato,
scòrami lenta
svalvola il ritmo
svenami, cliccami
il tasto esclamativo,
rosola il polso,
sfrugliami il petto
sette volte sette,
avvampami l’occhia e meningi
fondi i quattro menischi
sfarina l’osso bemolle

(…de profundis clamavi te domina)

IV


M’intriga questo giro
di valzer in salamoia,

(nero-seppia
ficosa calza)

appoggio
sguardi sodi
in brunito marsupio
pelle ambrata
pani di uva passa
fragranti in démisé (1)

(…se spingi t’intrullo
al cambio di giro in folle)(2)

V


Guardinga di sponda,
l’occhio felpato
scopavi a vista

(slappa indiscreta,
morde,
urge nei meandri palatini
ustiona invereconda,
lingua sfottosa
attende inclemente la resa,
………………………………

mia pesca sabèa(3)
mia fichetta gaudiosa)

(… incerta spilli di tacco)

VI


Flirtano sangue
occhi smaramaldi
scheggiano sguardi
d’uomini smorzano
il fiato

puntano ustori
squarciano il terzo
neurone limbico

sciolgono tendini in gelatina
trangugiano illusioni
con la pietà del ghiaccio

(…ma tu scoriandoli cinica
nel vuoto a perdere
di questa notte tremula)

VII


Galleggiando di sponda
fra dominicae schiume
all’improvvido specchio
brumose ciglia,
amplessi d’acqua
scavalcate fuoribordo

sospesa
al tuo baricentro
saponosi anfratti
scivolano dita

(…sa di muschio la vita)

mani cortesi
danzano il rito
un tratto di matita
in zigomi aperti
niente profumo

(…unguento di gatta)

VIII


Quel filino di
pelo assassino
sottile vertigo
nell’occhio
nascosto del vetro

colpo basso
al plesso solare
boccheggio d’ apnea
rosso magonza gûepière

sollevi la gonna decisa
nella tazza sospesi
pensieri per-versi
storie di fegati sbronzi
mentre leggi Bukowski.

IX


Sballo di samba
gocce di cumbia(5)

parentesi di muco
besido in bottiglia

nella bocca di zenzero
setosa maraviglia

(la sera s’ingoia
i nostri torti)

nell’umidore buono
della rosa

sax che affonda morbido
recitando promesse

(…nutellami piano
se la lingua ci crede)

X
 

(…slabbra il profilo
della calza)

m’acquatto,
felinamente artiglio
quel tuo menar di fianchi
mio vitino di naspo

tra-filo e rifilo
t’ avvolgo e disvolgo
nel giro di salsa
mambo che strottola biondo

frullo di gonna
grazia di pizzo
nero culotte nel tuo
fondoschiena

(…hasta la vista muchacha)

XI


Lapsus in fabula
ammicco indecente,
rinvio la pausa,
rallento i colpi
in linea di ballo
il tempo pedina

(…servulus non fiat)

Occhio mandingo
attendo naufrago
la chiusa di figura(6)
lamento i secondi che
non importa se

(… il tuo gioco non più mio)

(rosso scarlatto corsetto flamenco
a cerchi lenti s’inabissa funambolo

pelle magnolia labbra susina
schioda la bocca medusa

… senza collare rivoglio
un tango randagio)

Note

Medio Cortè

(1) giovane amante
(2) termine derivato dalla famiglia dei Capuleti, in “Romeo e Giulietta” di Shakespeare
(3) appoggio
(4) medio corté: figura di tango che esprime un bacio rifiutato: il busto della donna si piega all’indietro e la testa si gira di lato. Il tango è il ballo latino-americano forse più noto e famoso: ha origini molteplici, e quindi incerte: sembra arabo-africane. Il termine stesso ha etimologia incerta, misteriosa: la più probabile è “riunione di negri con danze”, che esplicita bene la possibile origine africana, nel periodo dello schiavismo latino-ispanico. La sua nascita ufficiale risale al 1880 a Buenos Aires. Inizialmente vietato, per il suo carattere lascivo e provocante, ha assunto col tempo il carattere di ‘comunicazione non verbale’ in grado di gettare ‘ponti culturali’ fra etnie, arricchendosi così di influenze ispaniche, italiane, arabe e americane. Dopo il suo approdo a Parigi e a New York il tango perse la cattiva fama di ballo maledetto, ballo dei lupanari, con prostitute e gaucho dal coltello facile, e subì varianti e adattamenti che ne ingentilirono e corressero gli aspetti più spinti e sensuali.
(5) figura di giro in coppia ‘a perno’, con rotazione sulla pianta del piede a destra o a sinistra, tenendo l’altro piede sospeso.
(6) ‘che si offre’ (movimento sensuale di bacino)
(7) ballo latino-americano, di movimento vivace, in ritmo binario, che associa passione ed eleganza. I ballerini devono esprimere una specie di sfida, come fra toro e torero, con aspetti di sottomissione e aggressività.
(8) valorosi guerrieri al seguito di Achille
(9) belli, splendidi.
(10)milonga: genere musicale, modalità con cui si balla il tango, ma anche il luogo dove lo
si balla.
(11)cavaliere nobile, gentiluomo.

Rosa ascosa tenebrosa

(1) vi adocchiano
(2) divertimento con balli provenzali
(3) neologismo composto da alito e canto
(4) ‘senza permesso’
(5) Termine di origine greca per indicare un movimento ascendente.

Arrocco di Regina

(1) “niquelarse”: mettersi elegante, truccarsi.
(2) figura di tango. Il tango ha più di 150 passi con le relative ‘figure’: è una danza da ‘interpretare’ più che da ballare. Enrique Santos Discepolo lo definiva “…un pensiero triste che si balla”. Possiamo anche definirlo una ‘poesia a tre’: lui, lei e il ritmo. Poesia a volte elegante e sfrontata, talvolta, in apparenza, indifferente e gelida…ma sempre passionale. La carica erotica è epidermica, tangibile.
(3) in molte figure il cavaliere non si trova di fronte alla dama, ma di fianco (fuoridama).
(4) momento di massima elevazione-sospensione nelle figure del valzer inglese.
(5) Ritmo a quattro tempi del tango, con alternanza di passi lenti e veloci.
(6) altra figura di tango.
(7) dopo un iniziale uso di strumenti a percussione, il tango venne accompagnato dal mitico ‘bandoneòn’ provvisto di due tastiere a pulsanti. In seguito prese il sopravvento la fisarmonica, ma è comune l’uso anche del violino.
‘Fricado’: consumato dall’uso delle dita.
(8) ‘corte’ : (col doppio significato di ‘corte’ galante e ‘taglio’, ‘coltello’) erano detti quei movimenti del tango, anche bruschi, con cui si interrompeva repentinamente una figura, e nei quali la donna si abbandonava ‘oscenamente’ nelle braccia dell’uomo.

Vergine putta

(1) ‘de-mise’: senza abbigliamento, vestito, reggiseno.
(2) ‘al cambio di giro in folle’: metafora di espressione di danza in cui, dopo una serie di movimenti veloci, il ballo repentinamente rallenta, quasi a fermarsi…in sospensione.
(3) ‘sabèa’: dal mito della Regina di Saba.
(4) ‘boogie’: il boogie-woogie è un ballo di origine nordamericana, più veloce e ritmato del blues (da cui deriva), fatto conoscere in Italia nel secondo dopoguerra dai soldati americani. I movimenti esprimono una sensualità frenetica e la musica è trascinante e coinvolgente.
(5) cumbia: termine di origine africana, indica un ballo di coppia molto popolare in Colombia. Deriva dalla ‘cumbiamba’, sorta di danza in circolo, a piedi nudi, sulla spiaggia, fra uomini e donne di colore.
(6) movimento che chiude, termina, una figura di ballo.

Di questo volumetto Tangheide (lapsus in fabula) di Roberto Fassina trentasettesimo numero della collana All’Antico Mercato Saraceno sono state stampate 300 copie numerate presso le (nome della tipografia…)di (nome del paese) per conto di All’Antico Mercato Saraceno Edizioni
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