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Stelle di terra

Dopo la versione digitale di qualche tempo fa, lo scrittore Emilio Diedo ripropone al pubblico in nuova versione cartacea l’opera Stelle di terra. Realtà sogno e favola (Este Edition, Ferrara, 2012, pag. 237). Un proverbio serbo dice: “Sii umile perché sei fatto di terra, sii nobile perché sei fatto di stelle”.

Non potevano essere più appropriate tali parole che giungono dalla saggezza popolare per descrivere in modo sintetico la raccolta di questi piacevoli racconti: un mix energico di favole, sogni e racconti intrisi di un fervido e singolare “verismo” contemporaneo. Gli stili narrativi s’intrecciano, dall’io autobiografico, scannerizzato, memorizzato ed onirico delle prime pagine in cui si percepisce una sorta di meta-letteratura, ad una terza persona oggettiva, lontana dal sentire dell’autore che proietta cautamente singolari aspetti della propria personalità e del proprio carattere in alcuni dei personaggi che si susseguono in storie realistico/fantastiche (senza nessuna contraddizione interna, anzi, a volte la coincidentia oppositorum è indice di un’estrema analisi introspettiva), una dietro l’altra trasportando il lettore in una lettura leggera, fresca ed altamente fruibile.

L’immaginazione di Diedo attinge ad una realtà concreta, a vicende che potrebbero benissimo essere lette negli articoli giornalistici di cronaca quotidiana, ma con il valore aggiunto della ricerca di significato dell’esistenza stessa. Commedia e tragedia si amalgamano, ironia e compassione si alternano generando il mistero delle cause primigenie della vita terrena dell’essere umano sospeso tra la contingenza del reale e l’ontologia poetica dell’anima. Così ci intenerisce la vicenda di Graziella in Confessioni dell’anima: una giovane moglie, in attesa del primo figlio, perde il marito il quale ha avuto la sensibilità di lasciare scritta una lettera per il futuro nascituro. Diedo si spinge anche nella descrizione oggettiva del dolore più assurdo ed emotivamente incontrollabile: in Cronaca, Lucia è condannata a subire impotentemente le morti accidentali del marito prima e del figlio Angelo poi.

Eppure l’autore, in un argomento che, se non ben esposto, potrebbe decadere nel patetismo più amorfo, riesce a narrare in modo distaccato, ma efficace, la dura lotta della sopravvivenza minata nell’istinto di conservazione, quando gli affetti più cari vengono a mancare. E la morte s’intreccia spesso con la vita come nel racconto Vita in corpore o in Necrologio: Emilio Diedo opta sempre per la vita anche di fronte all’ultimo traguardo, anche quando la speranza sembra essere spenta del tutto perché dietro le righe possiamo sempre scorgere la luce e la terra delle stelle, materia prima e indissolubile, legata al concetto di procreazione primigenia. L’archetipica Terra-madre ci sostenta materialmente, le stelle alimentano il nostro percorso morale e spirituale che va al di là di ogni certezza acquisita razionalmente. Lo scrive chiaramente l’autore stesso in una sua poesia intitolata Genesi: “ … e quando l’uomo s’accorse | che mancavano ancora gli astri | a completamento dell’assetto del mondo – |non esistevano nemmeno nella mente – | le stelle che creò | non poterono che essere pensate | fatte dell’unica materia | concretamente a lui nota: | di terra; | e le stelle di terra | costellarono il cielo”.

Recensione
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