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"Nella silloge della Tamanini il cuore è giovane e quello che conta è l'essere più che il sembrare": così si conclude In prefazione di Nevio Nigro alla sottile raccolta – ventidue poesie in tutto – dell'autrice trentina. In nessun modo gli si può dare torto: la semplicità, vero tratto distintivo di questa scrittura, non viene meno neppure per un istante, facendosi garanzia di sincerità di dettato e purezza d'animo. Nessun tranello dnnquc, nessun verso artefatto, nessun equivoco. Tuttalpiù un dubbio, ad essere pignoli: può bastare il puro candore di un'anima per raggiungere traguardi di poesia? No, sentenzierebbero il letterato di professione, il critico e solone patentato, l'accademico ex catedra, il versificatore con la puzza sotto il naso. Eccome se può bastare, direbbero invece tutti coloro che stilla poesia non ragionano ma che di fronte ad essa si pongono in ascolto sincero, lasciandosi guidare al confronto con le altrui (e le proprie) emozioni E quindi a sua volta "può bastare" una citazione, pescata quasi a caso, per riferire della precisa distensione di questo parlare limpido: "ma soprattutto | voglio | il buon senso | per ritornare | alla realtà della vita", dove quel buonsenso scritto spezzando l'aggettivo dal sostantivo sembra voler proprio sottolineare l'aspetto preponderante della bontà. Altro da aggiungere? Per quanto ci riguarda, no: la nostra preferenza per prove più elaborate non può negare come, in queste piccole liriche, si respiri l'essenziale dell'emozione poetica universale. E. tanto basta.

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