Servizi
Contatti

Eventi


Ombrýe

in occasione della presentazione
a Verona il 04.02.2013

Una delle pi¨ importanti firme della letteratura europea, Julia Hartwig, affermava che “la poesia non sei in grado di definirla, ma sai bene quando c’Ŕ”.

E’ quello di cui mi sono accorto nello scorrere le pagine di Ombrýe l’ultima raccolta di poesie di Lilia Slomp Ferrari. Non volendo espormi in analisi astruse e poco comprensibili, mi spremevo il cervello per definire convenientemente l’arte dell’autrice. E ho capito che la sua poesia non aveva bisogno di scaffali o di gabbie in cui essere classificata, la si comprendeva e la si apprezzava soltanto andandole incontro, abbracciandola, lasciandosi pervadere dalla morbidezza del dialogo, dalla fantasia illuminata dei sentimenti, dalla magia dei versi, dalla striarýa delle visioni.

PerchÚ, come nelle produzioni precedenti, Lilia Ŕ un po’ fata e un po’ strega. Il percorso della sua poesia, si Ŕ sempre giovato di una strana e insieme accattivante musicalitÓ. L’inquietudine di Lilia, a volte repressa nel dolore e a volte rivitalizzata da una fantasia liberatrice, procura brividi inconsueti pur nella dolcezza sapiente del verso che sa ammorbidire contorni di ruvidezza e graffiare l’animo.

Mi sembra giusto iniziare con queste povere parole il mio saluto agli amici trentini, a Lilia e all’amico Elio Fox, per dare il via a una serata che, son sicuro, vivrÓ momenti esaltanti di poesia nei versi di una grande poetessa che Ŕ venuta a regalare lustro e nobiltÓ al nostro incontro culturale.

Da qualche tempo vado osservando un mio nuovo comandamento, quello di non cimentarmi pi¨ in critiche di libri di poesie. E pertanto questa sera, quando avrei potuto crogiolarmi in e adornare il mio compito con parole difficili e forse incomprensibili allo scopo di tessere l’elogio di una grande amica, sono costretto a lasciare in disparte le noiose armi della critica e soffermarmi soltanto negli spazi che mi hanno regalato i ricordi del poeta e nelle dolcezze che mai sopite letture dei tanti versi di Lilia hanno sparso sulle mie esili memorie.

Lilia Slomp Ferrari Ŕ una delle pi¨ belle realtÓ culturali del nostro territorio. Le sue numerose raccolte di poesie, (sono ben dieci i volumi che portano la firma di Lilia) hanno inciso la storia legata alla poesia di tanti di noi e difficilmente, anche in incontri ad alta levatura intellettuale e critica, si riesce a parlare o discutere di poesia dei nostri giorni senza nominare e citare l’arte di Lilia.

Lilia canta la sua poesia in versi scritti in lingua materna e in lingua nazionale. E lo fa con estrema facilitÓ e naturalezza. Pi¨ nota nelle sue manifestazioni in lingua, Lilia usa il dialetto quando vuole liberarsi da strutture e convenzioni. E, a mio parere, in questa scelta, Lilia, superando i recinti linguistici che qualcuno si dÓ pena di attribuire all’arte a seconda del mezzo con cui vengono trascritte emozioni e visioni, sa esprimersi in un linguaggio di alto spessore, profondo e ricco di una sensibilitÓ trepida di tenerezze e di attese. La realtÓ e la memoria corrono lungo un sentiero costantemente luminoso, pudico e sincero.

L’intimitÓ del racconto, le sfumature narrate attraverso gli affetti, e la trasparenza dei sogni che si fanno vivi senza mai perdere il profumo delle fiabe, sanno far vibrare il vissuto di un’anima che, attraverso le ombrýe che affollano il quotidiano rintracciano un’intensitÓ di chiarore e di genuinitÓ incomparabile.

Ombrýe Ŕ il titolo che Lilia ha voluto dare alla sua muova raccolta. Una raccolta che , come lei stessa mi ha scritto nella dedica che gentilmente ha voluto regalarmi, misura il suo passo nella parlata dei padri. Una dedica meravigliosa, tenera, affettuosa per chi, come me, da anni ha abbandonato la parola “dialetto” per adottare il termine “lingua materna”.

Lilia tra le sue “ombrýe” riesce a far filtrare segmenti di luce e fasci di armonie. Per rendere nobile una raccolta basterebbero i pochi versi che vibrando attraverso uno sfondo di fiori di prato regalano al lettore il senso profondo di un amore e di una tenerezza vissuti al di lÓ di un sogno o di un ricordo. Sono una testimonianza fragrante di sinceritÓ.

Lilia parla con la natura, la ricordo, luminosa in un pomeriggio fermo di vento, camminare con leggerezza tra le numerose piante di fiori del suo giardino, la ricordo quasi eterea passare senza toccare le foglie delle rose che profumavano stordendo l’atmosfera, la ritrovo con lo stessa musicalitÓ quando in una lirica si rivolge ai girasoli e dice loro “Ve regalo la me maia de fret, o girasoi, el me capŔl de paia”.

Anche la lingua, usata con estrema perizia, trova la giusta valorizzazione nel mondo di Lilia, quando lei, sentendosi soffocata dai fiori di angoscia che sbocciano senza godere di una carezza sopra la piaga, sente che il soffio di libertÓ che la salverÓ spirerÓ nel momento in cui “ennamoradi ancor dei nossi passi, spontezÚn a le s˛le el n˛s dialŔt, enciodadi a l’us de la memoria che zýgola engualn˛t tut el so fret.”

Versi che da soli valgono tutta una raccolta.

Grazie, Lilia.

La realtÓ e la memoria corrono lungo un sentiero percorso forse troppo in fretta e, se l’amore per la madre Ŕ causa di risvegli di tenerezze, Ŕ nello stesso tempo sorgente di rimpianto per non aver saputo apprezzare a pieno le trepide attese della madre, le sue stanchezze, le sue attese.“

Recensione
Literary ę 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza