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Solfeggio

La distensione è la vera cifra della poesia di Maria Antonia Maso Borso. Una disposizione al racconto, sia pure bloccata e resa intermittente dall’autrice nel fraseggio dei suoi versi. Disposizione al racconto che, liricamente, si segna in un continuum ritmico-sintattico dalla musica inconfondibile: delicata e incisiva, fresca e sorgiva, coinvolgente e intelligente.

Un racconto esistenziale: non una storia assunta dall’esterno, ma proiettata fuori di sé, una storia mentale, venata di ironia. Quel racconto il cui filo ha l’andamento della memoria e, insieme, l’intermittenza dell’inconscio. Perché la parola, che muove secondo un fine preciso e ordinato, poi finisce col portarsi dietro altre parole, conducendo il discorso, ma anche abbandonandosi ad un flusso che è lo scorrere di tanti frammenti e brandelli: citazioni, di se stesse e di altre situazioni, a cui continuamente si impone una piccola ma costante deviazione.

Cosicché il moto della poesia di Maria Antonia Maso Borso, da una poesia all’altra e da una sezione all’altra – nella continuità –, è quello di una linea sinuosa in cui tanti attacchi o riprese appunto di racconto si succedono, si inseguono, a ricomporre un insieme.

E Solfeggio (Biblioteca dei Leoni, LCE Edizioni, nota critica di Paolo Ruffilli) è l’insieme di quella lotta, umana e civile, di amore e di protesta, di ricerca e di compartecipazione, di passione per la fratellanza e per il bene, di una vita intera, che Maria Antonia Maso Borso testimonia anche in questo suo libro di versi della piena maturità.

 

 

Recensione
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