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Affinità poetiche (Questo verso l'ho già letto)

Il citazionismo, così ricorrente nell’arte e nella letteratura postmoderna, è sempre esistito benché fosse praticato con maggiore discrezione, quasi con pudore.

Se pochi poeti hanno confessato il loro debito (è il caso di Attilio Bertolucci nei riguardi di Baudelaire), i più si sono limitati a mettere il verso rubato in corsivo oppure a non dichiarare la fonte a cui hanno attinto.

Tranne casi eclatanti di Grandi saccheggiati (Dante con la sua “Divina Commedia” è in cima alla lista in questa selezione) non è facile, quando si avverte una sensazione di déjà-vu, risalire all’autore omaggiato.

Sono ben cinquantacinque gli artisti italiani dell’ottocento e del novecento ad aver preso in prestito da altri autori, non necessariamente del loro tempo, qualche verso.

Ciò non sminuisce l’autore debitore, semmai attesta il legame spirituale esistente con il Maestro: si pensi a Federico Almansi che fu ammiratore e discepolo di Umberto Saba.

Il merito di Franca Olivo Fusco risiede, dunque, nel lavoro di ricerca approfondito da cui non sono esclusi i cosiddetti minori, oggetto di ispirazione con le loro liriche per altri più celebrati, come lo fu Clemente Rebora per Salvatore Quasimodo.

Ecco perché il libro della Fusco, pur non avendo un intento meramente divulgativo, è indicato per il lettore colto quanto per quello più superficiale, a cui farà piacere ritrovare alcune delle poesie apprese durante il percorso scolastico e poi dimenticate nel corso degli anni.

Recensione
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