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Come un piccolo sogno

È bello addentrarsi nuovamente nell’universo letterario di Roberta Degl'Innocenti, caratterizzato dalla compresenza di generi differenti quali il diario, la fiaba, la lettera, la poesia, il racconto.

Guidati dalla sua personalità solare, siamo partecipi di episodi talvolta dolorosi - l’alluvione del 1966 nella sua città, Firenze - che trascendono l’ambito strettamente personale per elevarsi a esperienze comuni.

La lettura di questo scritto biografico si è rivelata un’immersione in un mondo popolato da personaggi spesso immaginari, di cui alcuni già apparsi nella raccolta “Pisolina, la befana pigra”: una campanella dal tintinnio facile, due bambole francesi un po’ vanesie e un saccente (ma come potrebbe essere altrimenti?) vocabolario.

Questo viaggio intimo non è mai gratuito perché l’Autrice, anche avvalendosi di pseudonimi, ricrea luoghi e cose a lei care con un distacco che consente al lettore di identificarsi.

Sia Chiara che la ragazza dai riccioli bruni sono incarnazioni della stessa scrittrice che si serve del sogno come canale privilegiato per mettere in scena l’infanzia: ecco la casa dai mattoni rossi, conservatasi nel tempo che, come per magia, “ha semplicemente fermato le lancette”, la sorella scomparsa prematuramente, oggetto di una commovente missiva, i ravioli nudi di cui ci viene proposta la ricetta.

Graficamente impeccabile, l’ultima prova di questa prolifica autrice è un inno alla memoria che consente il recupero di un passato che, rivissuto, diventa presente.

Recensione
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