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Danny Boy

Danny Boy è una ballata popolare irlandese scritta nel 1910 e più volte incisa: il testo allude al commiato di un genitore (o di un parente stretto) al figlio che sta per partire per la guerra o per emigrare.

Ed è proprio un distacco - quello di Daniele dalla famiglia d’origine –il fulcro della vicenda raccontata in questo romanzo fiume che, nonostante le parentesi drammatiche, è intriso di speranza. Di origini venete, “Din Din”, soprannome del protagonista, è inizialmente il testimone impotente delle vicissitudini familiari: l’incidente d’auto subito dalla sorella Liliana che si sposerà con il pubblicitario Alberto, i litigi tra i genitori e l’inevitabile separazione.

L’apparente serenità del giovane è in contrasto col suo animo tormentato: dopo essere finito in terapia, Danny deciderà di continuare gli studi liceali all’estero, troncando il legame con la madre Elsa a cui è morbosamente legato.

Come in un romanzo di formazione, assistiamo alla maturazione del personaggio in un arco di tempo che si protrae dalla fine degli anni sessanta agli anni ottanta, sullo fondo dell’Europa scossa dalle stragi terroristiche e dal brusco dilagare dell’Aids.

Questa crescita si compie attraverso il viaggio che determina la struttura stessa del romanzo, diviso in cinque parti corrispondenti alle fasi cruciali della vita di Danny: da Londra all’Irlanda e poi attraverso la sterminata America dove si stabilirà definitivamente.

Questo frenetico spostarsi non deriva solo da un desiderio di conoscenza. Diffidente nei riguardi di ogni coinvolgimento sentimentale, Danny si ritroverà alla soglia dei quarant’anni, dopo l’idillio adolescenziale con Raffaella e la relazione sfortunata con la bionda Eveline, solo ma con il bagaglio di esperienza di un uomo maturo.

Alla ricerca ossessiva di una famiglia che possa sostituirsi al nucleo d’origine disgregato, il nostro troverà in Willy e Jeffrey dei sostituti della figura paterna fino a proporsi lui stesso come guida per Ricky che gli ricorda la propria adolescenza inquieta.

Servendosi di una struttura aperta che le consente frequenti digressioni, Marilla Battilana non rinuncia ad intervenire nella narrazione per smorzare l’atmosfera un po’ tetra causata da alcuni colpi di scena o per coinvolgere il lettore in una sorta di test (il dossier Lenkau).

Di sicuro effetto la cover del libro, in cui il profilo del protagonista, realizzato a china dalla stessa scrittrice, si sovrappone ad un’immagine di New York.
Recensione
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