Servizi
Contatti

Eventi


Esercizi di volo

Il protagonista di “Esercizi di volo” è un uomo afflitto da uno strano tic (fa un saltello sul piede sinistro ogni trentuno passi) e dedito a molteplici passatempi: il gioco, la fotografia, la frequentazione dei social network

Queste passioni, vissute in modo maniacale, sembrano attenuarsi nel momento in cui si accosta alla scrittura che, grazie al suo potere terapeutico, lo arricchisce e lo distrae dall’ossessione più pericolosa di tutte: il desiderio di volare.

La drammaticità della vicenda è smorzata dal ricorso all’ironia: Mosi si scaglia contro la psicologia, simboleggiata dalla terapeuta incompetente e vulnerabile, e la stessa attività letteraria, un tempo riservata a pochi e poi degenerata in mero business (il proliferare di scuole e corsi di scrittura).

La follia è il perno di questo “libro nel libro” che segue due binari paralleli: da un lato, la descrizione del percorso terapeutico, dall’altro la storia scaturita dalla fantasia del giovane e approntata su richiesta della sua analista. E non è un caso che questo racconto faccia riferimento alla “Festa della follia”, lo spettacolo interrotto dall’omicidio su cui dovrà indagare l’inetto commissario Renon.

La follia è connessa con la natura dell’uomo (per cui l’idea della guarigione perderebbe di significato) ed è anche parte dello stesso processo creativo, nel quale il narratore non sa inizialmente quale direzione prenderà la storia che sta scrivendo.

In questo breve ma graffiante romanzo, nel quale non mancano richiami a “Non oltrepassare la linea gialla”, l’epilogo spiazzante rimette tutto in discussione, ponendo al lettore un inquietante interrogativo: è davvero possibile salvare l’individuo da se stesso?

Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza