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Fuggitivo per scelta

È possibile essere davvero liberi? L’odissea di Michele, clochard per scelta, dimostra quanto un’esistenza al di fuori del sistema si traduca in mera utopia.

Come ogni idealista, il protagonista rifiuta la realtà e, nel suo disprezzo delle regole, si accontenta di un pasto caldo rimediato alla “Casa degli ultimi” e dell’elemosina di qualche sconosciuto.

Amante della solitudine e della lettura, tollera la presenza di drogati e alcolizzati all’ultimo stadio e si sente a suo agio solo quando indossa abiti smessi. Affascinati dalla sua cultura, alcuni monaci benedettini vorrebbero accoglierlo presso il loro monastero; lui, però, si sente in gabbia e preferisce ritornare alla sua vita di espedienti, illuminata da qualche parentesi idilliaca come l’incontro con la giovane Valeria.

Se Michele sente di non avere obblighi nei confronti della società e giustifica i piccoli furti che è costretto a commettere, il cosiddetto mondo civile lo ripagherà nel modo peggiore, sfogando su di lui il proprio disinteresse (vedi la reazione dei benpensanti nel tragico epilogo) e la rabbia repressa (i naziskin).

Dell’Apa ha dato alle stampe un romanzo on the road, costruito sui vagabondaggi di questo non più giovane ribelle che da Roma giunge casualmente fino in Francia, ultima meta di un viaggio negli inferi che va letto senza cedere a facili moralismi, come un omaggio alla cultura dei mitici anni sessanta.

Recensione
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