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Gymel - Racconti 1970-1971 / 2013

Meno frammentario delle raccolte precedenti, “Il Dio senza testa” e “La caduta dei santi”, il volume di racconti di Luciano Nanni predilige le ambientazioni astratte, collocando gli eventi in una dimensione atemporale priva di riferimenti a fatti e a problematiche contingenti.

Per quanto attinga i propri temi dalla narrativa fantastica, lo scrittore bolognese se ne discosta in quanto tutta la sua produzione è una meditazione sul mal di vivere e sulla solitudine. È il caso di un topos come la “casa maledetta” che Nanni arricchisce con digressioni che, se da un lato raffreddano la suspense, dall’altro sono preziose ai fini dell’introspezione psicologica.

L’alienazione caratterizza i personaggi del libro, costretti a lavori umili e d’ufficio e desiderosi di una libertà che li allontani da un mondo percepito come estraneo. Ancorati al passato, i protagonisti delle vicende narrate sono vittime di allucinazioni che impediscono loro di distinguere la realtà dalla fantasia (“La mano”) e trovano la dimensione più congeniale nel sogno, nel quale si manifesta il mostruoso a cui aspirano congiungersi. Non a caso, l’orrore generato da una formula matematica (“La bestia”) scaturisce proprio dal buio e verrà eliminato dalla luce del giorno.

In “Gymel”, l’unico dei racconti principali privo di epilogo, l’alterità è rappresentata da esseri a cui sono stati impiantati organi vitali provenienti da cadaveri. Il protagonista crede che il suo amico C. sia uno di questi gymel, categoria discriminata perché considerata “non umana” in quanto frutto di interventi chirurgici.

Il disgusto provato dall’io narrante lo avvicina a C. quando dovrebbe, invece, allontanarlo, a riprova del rapporto morboso esistente tra i due che si sviluppa parallelamente al declino dell’Accademia, l’Istituzione di cui fanno parte.

In queste storie i confini che separano il bene dal male, l’innocenza dalla colpevolezza, il piacere dal dolore, risultano decisamente labili: l’amicizia, in particolare quella risalente alla giovinezza, non si distingue dall’amore vero e proprio, il sesso, pur consentendo un’evasione dal quotidiano, è praticato con modalità estreme che contemplano anche la necrofilia.

Un senso di disfacimento connota i luoghi descritti – il parco “moribondo” (“La bestia”), il pozzo fangoso (“Il teatro”) – la cui esplorazione accompagna la mutazione subita dal soggetto

I racconti più recenti si saldano per temi e situazioni a quelli scritti negli anni settanta: il quadro è sempre il varco per accedere ad altri mondi come le tele di J. o la “pittura sensitiva” di Diana (“Rivelazione”).

La funzione consolatoria dell’arte – strumento deputato a creare universi paralleli – stempera in parte il pessimismo dell’Autore, il quale identifica il Male nel Potere e nel possesso, che corrompe ogni sentimento, lasciando alle vittime la sola soddisfazione della vendetta (“Gli amici”).

Recensione
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