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Il mio Pinocchio

Quarantatré liriche compongono la raccolta poetica di Pasquale Montalto, omaggio al celebre burattino che diviene elemento di un discorso suggestivo rivolto all’Altro e in particolare, a chi si accinge a intraprendere il proprio percorso esistenziale.

Come osserva Daniele Giancane nella brillante prefazione, è una poesia che non si esaurisce nella dimensione puramente formale ma, influenzata dalla formazione di Montalto che opera come psicoterapeuta, si apre al dialogo e al confronto generazionale.

Pinocchio incarna il nostro Bambino interiore, dimensione che non deve scomparire ma nemmeno prendere il sopravvento perché ciò comprometterebbe la maturità e il senso di responsabilità che segnano il passaggio all’età adulta.

I versi “Corri Pinocchio, vola…. non cercare complicità scadenti / Corri Pinocchio, vola / E non perderti tra le nuvole / Per rincorrerne l’ebbrezza” (“Al campo dei miracoli”) contengono in tal senso un ammonimento ai più giovani, i cui comportamenti, talvolta irragionevoli, derivano dalla mancanza di quei valori positivi che l’educazione dovrebbe trasmettere.

Non è un caso che il volume sia dedicato, in generale, ai padri “che rendono possibile la vita…” e, in particolare, a due modelli: Carlo Lorenzini – il creatore di Pinocchio, più noto come Carlo Collodi, il suo pseudonimo –, e Andrea, il genitore deceduto del poeta meridionale.

Questa rivalutazione della figura paterna è importante perché avviene in un’epoca come quella attuale, offuscata dai divorzi e dalla solitudine delle nuove generazioni, prive di un valido punto di riferimento.

Non c’è mai retorica nei testi di questo “psicopoeta” che con un linguaggio fresco e intriso di musicalità canta l’amore, gli affetti, l’amicizia servendosi di immagini tratte dal mondo della Natura: “Noi / alberi esposti alle più avverse altitudini / sfidando la sferza di un turbolento passato” (“Rifugio d’amore”) o anche “Nel tempo che scorre / dove nulla scompare / io cammino con te / e ogni stagione / ci ritrova insieme / con la rosa che si apre” (“Nel tempo”).

È un sentire che si apre alla speranza, privilegiando i momenti felici rispetto a quelli tristi: “per ogni lacrima che arriva, c’è certo un angolo di cielo, che ti consola e scende a farti compagnia, e Tu non ti senti più solo” (“Un angolo di cielo”).

Recensione
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