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Il pensiero verticale

È un romanzo erotico questo di Roberto Fassina, nel quale si intrecciano più storie: la vicenda di Massimo, giovane orfano finito in coma, della sua fidanzata Alessia che allaccia una relazione con la disinibita Pauline e di un feto timoroso di venire alla luce.

I tre segmenti narrativi si intersecano in un triangolo, punto di arrivo di un sentimento amoroso fra Massimo, che è immobilizzato sulla sedia a rotelle, e le due donne.

La scrittura riflette la struttura stessa del testo, incentrato su una pluralità di voci che, in terza persona, ci guidano nel loro mondo, costellato di ambizioni, desideri, perplessità.

Alessia scopre per caso di essere bisessuale ma ha bisogno della complicità di Massimo e di Pauline per “cerchiare un triangolo” ed evitare così che la loro unione possa ferirli invece di completarli.

Forte dell’esperienza come sessuologo, lo scrittore ha dato alle stampe un libro intrigante e irriverente che non va giudicato secondo un’ottica moralistica.

Nel romanzo l’eros non è motivo di attrito, semmai è la linfa che guarisce dalla solitudine e persino dalla malattia. Non a caso, Alessia cura il compagno in coma con il sesso, dimostrando che l’amore può talvolta compiere miracoli impossibili anche alla Scienza.

Dei tre personaggi Massimo incarna il reduce sopravvissuto a infinite battaglie e privazioni, diventando agli occhi delle sue materne amanti un po’ come la creatura che sta per nascere: un dono e non un giocattolo.

La citazione:

Il “pensatore verticale”, pur vivendo come tutti gli altri fra le mille incombenze della vita, non cessava mai di vederle per quel che erano: sovrastrutture esistenziali, contingenti e passeggere. Non cessava mai di porsi le vere domande, non si stancava mai di affrontare i grandi quesiti che sempre avevano angustiato l’umanità pensante: il perché della vita e del dolore, il “dove delle nostre origini e della nostra meta finale, il significato, l’importanza e la parte che spettava – in questo “Tutto” così tremendamente vasto che era l’Universo – a quei granellini di sabbia che si chiamavano “uomini” e che tribolavano, apparentemente senza motivo né speranza, su un pianetino di terzo ordine, vicino ad una stella come tante, di una galassia come tante.

Recensione
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