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Il quaderno del fante

Tra le pubblicazioni che rievocano la Grande Guerra entra a pieno diritto questo testo breve di Antonietta Benagiano che muove da un espediente classico: il ritrovamento di un reperto, rappresentato dal quaderno dai bordi lisi appartenuto al padre di Maria, l’io narrante del libro.

La scoperta delle memorie proietta il lettore nel periodo prebellico: ecco il protagonista, Andrea, emigrare con il fratello maggiore negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Assunto in fabbrica, si inserisce subito in questo mondo caratterizzato dal progresso tecnologico ma è costretto, a causa di invidie e rivalità familiari, a fare ritorno in patria.

A dispetto dell’imminente scoppio delle ostilità, Andrea decide di sbarcare a Napoli. Dopo un breve addestramento verrà spedito sul fronte dove militerà come semplice fante per quattro anni, senza rinunciare ad amare e a vivere, per quanto gli è possibile, la propria giovinezza.

Il libretto è un ritratto della vita di trincea, illuminata da atti di eroismo e gesti di solidarietà anche verso il nemico.

Dalle toccanti pagine del diario, rimasto incompleto, emerge il rammarico per i caduti e la consapevolezza che è l’oblio il pericolo maggiore, come è attestato dall’adesione in massa negli anni quaranta al secondo conflitto mondiale.

Ed è nel monito a non dimenticare l’attualità di un racconto che registra lo smarrimento collettivo, lo stolto ripetere gli errori del passato invece di garantire un futuro all’insegna della pace.

Recensione
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