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Il rumore dei cattivi pensieri

L’incapacità di amare caratterizza i personaggi ritratti da Alida Casagrande che dipinge un’umanità egoista, chiusa in un mondo di convenzioni e pregiudizi.

Sia la Contessa delle Rose che Zeffiria hanno conquistato ricchezza e prestigio in seguito al matrimonio, sacrificando la felicità all’ascesa sociale. La competizione tra le due donne - scatenata dalla comune passione per il fatuo e indolente Leone, già sposato con la borghese Ursula - sarà esasperata dal possesso di un bassorilievo, passato di mano in mano e poi spaccatosi a metà nell’amaro epilogo.

Concepito per essere messo in scena e diviso in atti invece che in capitoli, il testo della Casagrande non è privo di una sua leggerezza e si snoda in un susseguirsi di situazioni esilaranti, in cui compaiono personaggi minori e a tratti caricaturali come la cameriera Carmela e il maggiordomo Vitruvio, vittime delle angherie dei loro nevrotici padroni.

Il matrimonio tra Aurora e il rampollo dei Conti delle Rose, attorno al quale ruotava “Il rumore delle foglie secche”, ha puntualmente luogo tra ricatti e compromessi che Zeffiria dovrà accettare, divenendo ancora più succube dell’acerrima nemica, ora divenuta sua suocera.

Come in un romanzo, non manca l’attenzione alla psicologia dei personaggi, i cui tormenti interiori, pur sconfinando talvolta nel grottesco, non minano mai la credibilità dell’affresco sociale descritto.

La citazione:

“…sono le altre persone, quelle che ci circondano, che decretano il nostro destino, le circostanze, le convenienze… tutto e tutti fuorché noi stessi”.

Recensione
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