Servizi
Contatti

Eventi


Indagine sul male assoluto

Sarebbe riduttivo classificare come un giallo il recente romanzo di Luciano Nanni, autore coerente nonché indifferente alle mode letterarie.

Anche quest’ultimo libro è un’incisiva meditazione sul Male, radicato – almeno in apparenza – nello stesso protagonista, del tutto ignaro della propria natura, appresa in seguito a un esame grafologico.

Il racconto diviene, quindi, una narrazione onirica perché gli scritti analizzati dallo studioso Albert Von Geister riportano gli incubi del protagonista, i suoi incontri immaginari con l’Altro, fonte di attrazione e conoscenza al tempo stesso.

Questi sogni, oltre a rivelare l’inclinazione da parte dell’io narrante – dal nome simbolico di Ulisse – a compiere azioni malvagie che solo un forte senso del dovere gli impedirebbe di attuare, anticipano la serie di omicidi ai danni di persone con cui l’uomo ha avuto dei rapporti, facendone un sospettato.

La narrazione in prima persona rispecchia il carattere individualistico della narrativa dello scrittore bolognese, incentrata sul disagio e sul disadattamento dell’individuo, teso alla ricerca del bello e al culto della Forma.

In primo piano è il contrasto tra spirito e materia che è particolarmente vivo in Ulisse, spinto dalla sua natura contemplativa a idealizzare l’amore e i sentimenti.

Emblematico, in tal senso, è il rapporto con Giada, la donna dal volto anonimo e leggermente rugoso (“polveroso” lo definisce Nanni) che il protagonista conosce su un treno diretto a Padova. Dopo aver pranzato con lui, Giada si fa trovare nuda e ubriaca sul letto, sciupando così la magia dell’incontro con la richiesta rozza ed esplicita di sesso.

Successivamente, verrà rinvenuto il suo cadavere smembrato e accompagnato da un foglio su cui è scritto: “La sua testa non ti piaceva e ora puoi goderti il resto”, allusione al rifiuto della realtà percepita come deludente perché imperfetta (come lo sono le sembianze di Giada) rispetto all’ideale di assoluta bellezza e perfezione che appare nelle visioni di Ulisse.

La vicenda resta avvolta nel mistero e l’indagine non approda alla scoperta del colpevole né al ristabilimento dell’ordine ma a una conclusione ambigua che, invece di rassicurare il lettore, lo induce a dubitare e a riflettere.

E non sorprende che il protagonista si scontri con un cattivo ineffabile quanto subdolo, la cui pericolosità è annunciata da alcuni indizi rivelatori come il simbolo nazista sul bigliettino da visita.

Il Male, espressione di irrazionalità, è insito nel Potere e nel possesso (a cui Ulisse non è interessato, adattandosi con facilità persino alla vita spartana in carcere) per cui va eliminato a ogni costo con un colpo alla testa perché il protagonista vuole annientare l’idea del Male più che uno dei suoi esecutori.

La citazione:

“Chi crede di essere ciò che è spesso cade in errore”.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza