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La città profonda

Ciò che rende affascinanti i racconti di Luciano Nanni è il non detto, frutto di significati espressi in modo talmente ambiguo e oscuro che una lettura in chiave psicoanalitica rischia di rendere banali.

I sedici racconti, pubblicati negli anni settanta e durante la prima metà degli anni ottanta, sono un ulteriore tassello per comprendere l’universo letterario dello scrittore bolognese, avvezzo a meditare sul Male e sulla morte e incline al pessimismo.

Paesaggi cupi, con terreni brulli avvolti da nebbia e gelo perenni, costituiscono lo sfondo ideale per vicende dal tono apocalittico, nelle quali l’unico scopo per l’individuo sembra essere la lotta per la sopravvivenza.

In tale desolazione non resta che il ricordo di momenti magici o l’amore per la natura, deturpata dall’uomo che ha inquinato il mare in cui il protagonista si immerge, voluttuoso, nel racconto “L’addio”, poi incluso nella raccolta “La caduta dei santi”.

I brividi di piacere provati a contatto con la creatura dalle forme indefinite emersa dai flutti esprimono quella predilezione per il mostruoso che è un tratto caratteristico del genere gotico a cui Nanni indubbiamente si ispira.

Come in Lovecraft è presente il motivo della degenerazione: il Maligno assume forme femminili per indurre l’uomo in tentazione come nel racconto “L’atto”, nel quale l’esorcismo di un prete fa decomporre un essere sul punto di procreare.

Solo attraverso l’unione con l’Altro i solitari protagonisti raggiungono l’estasi (“L’altro amore”) perché l’Eros, per essere fonte di godimento, deve contemplare la sofferenza, in uno scenario da body art in cui i corpi seviziati sono di cera e non sanguinano, così da rendere quasi astratto l’atto della tortura (“In fondo alle scale”).

La citazione:

“Potrei dire di aver sognato e che tutti quei viaggi solitari, nella parte più squallida e desolata del mare, siano frutto d’immaginazione: come spiegare allora il mio risveglio, completamente nudo e abbandonato dalla risacca nel fondale di tenebre? e il corpo cosparso d’un muco nerastro e scivoloso? Ora non potrei più amare una donna; mi sembrerebbe un rapporto sterile di fronte a quell’unione disumana”.

Recensione
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