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La contessina Valéry

Nel solco della tradizione del romanzo gotico si inserisce “La contessina Valéry” di Luciano Nanni, racconto claustrofobico e visionario nel quale gli elementi tipici del genere sono miscelati abilmente in una narrazione a tratti onirica.

La storia è ambientata ai giorni nostri in un’imponente villa, abitata da una donna misteriosa che seduce col suo fascino ambiguo il nuovo contabile, stabilendo con lui un rapporto in cui la fedeltà si mescola all’amore.

I sogni del protagonista rappresentano il varco attraverso cui la moglie defunta tenta di comunicare con lui, inviandogli dei segnali per scuoterlo dall’infatuazione di cui è vittima.

Infatti, il mostruoso pur manifestandosi in quelle creature che di umano conservano ben poco, si cela proprio dietro le apparenze ingannevoli della contessina, la cui fragilità è una maschera che nasconde una persona fredda e manipolatrice.

Come è consuetudine nella produzione dello scrittore bolognese, i luoghi più dei personaggi si imprimono nella memoria del lettore: ecco la villa, sinistro edificio simile a una struttura carceraria, nel cui sotterraneo, spinto dalla curiosità, l’uomo entrerà, infrangendo il divieto della Contessina.

In questo libro, nel quale il piano della realtà e quello della fantasia spesso si confondono, il mistero scaturisce dalle origini della Contessina, ultima discendente di un antico casato di origine etrusca.

Nonostante la sua sensualità, Reizia riuscirà solo in parte a incrinare il dolente distacco del protagonista, la cui natura contemplativa, tesa alla ricerca del Bello e all’idealizzazione dell’Amore, lo allontana inevitabilmente dal sesso e dalle passioni.

Recensione
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