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La fantastica storia del borgo chiamato Creuza de ma' e della città di Nod

Storie di mare e di naufragi dominano ne “La fantastica storia del borgo chiamato Creuza de ma' e della città di Nod” senza farne un libro di avventura, bensì un racconto metaforico della nostra epoca, dei suoi vizi e dei mali endemici la caratterizzano.

Al tempo stesso, benché la figura di Giuseppe sia centrale, si può definire un romanzo a più voci, popolato dai numerosi personaggi che gravitano attorno alla locanda di Remo, luogo di ritrovo per marinai, ubriaconi e gente in fuga dalla città.

Quest’umanità schietta ha scelto di stabilirsi a Creuza de Ma', paese che simboleggia l’accoglienza e, in quanto tale, si contrappone a Nod, in cui regnano, invece, avidità ed egoismo.

In città Giuseppe si recherà con l’amico Francesco e, da qui, si rimetterà in viaggio verso il suo borgo per riprendere ciò che aveva interrotto.

La tappa a Nod, trionfo della scienza e del consumismo, gli consentirà di compiere le scelte giuste, come riprendere a dipingere e rivelarsi magari alla figlia ritrovata per caso.

La prosa raffinata dona ulteriore fascino alle vicende raccontate: è il caso della leggenda della nascita di Creuza de ‘ma, che vide sorgere la passione fra la principessa insidiata e il cavaliere fuggito con lei e diventato pescatore.

Come nei miti tramandati oralmente, la narrazione si chiude in via puramente ipotetica, pronta a ravvivarsi ad opera di altri cantastorie.

La citazione:

“Ma forse Creuza de ‘ma è una grande città, o forse il titolo di una canzone composta dall’immaginazione poetica, magari non esiste, non è mai esistita, è il nome inventato da un cantastorie o novelliere, o invece è molto più vera, edificata dagli estensori delle fiabe che non si raccontano più, della realtà dell’immagine, che nel resto del pianeta è l’unica che appare possibile”.

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