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La grande storia in minute lettere

In questo libro a metà strada tra la narrativa e la saggistica, l’affresco storico si mescola alla vicenda umana di Gino e Lia, legati da un sentimento talmente profondo che nemmeno il secondo conflitto mondiale riuscirà a incrinare.

Della decennale corrispondenza epistolare intercorsa tra i protagonisti sono tratti dei brani da cui è possibile ricostruire non solo la loro personalità ma anche il turbolento periodo che dall’avvento del regime fascista si protrae fino alla conclusione della guerra.

Questo carteggio è la fonte degli eventi – il matrimonio e la nascita di una bambina (l'autrice), la partenza di Gino col suo Battaglione in Grecia e il successivo internamento nei campi di concentramento tedeschi – che gli Autori del testo, Maria Luisa Daniele (la figlia) e Massimo Toffanin, commentano integrandoli con opportune spiegazioni.

Due scrittori raccontano, dunque, le vicissitudini di un’altra coppia /i genitori dell'autrice), simbolo della gente comune che, nella condivisione degli ideali e nella religione, ha trovato la forza per vincere la solitudine e la sofferenza provata.

Anche nei momenti più difficili la speranza li ha uniti, inducendoli a sostenersi a vicenda in attesa del ritorno in patria di Gino che dovrà affrontare il problema del reinserimento e convivere con i ricordi dell’esperienza bellica.

Di Lia (all’anagrafe Natalia) apprendiamo che era la figlia primogenita di Sebastiano Schiavon, statista cattolico di estrazione contadina conosciuto come lo “strapazzasiori” per la sua intransigenza nei confronti dei notabili. In una missiva la donna ricorda con rimpianto la figura del padre, morto a Padova a soli trentotto anni, quando lei era appena una bambina.

Recensione
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