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Al suo esordio Luciano Caldato sceglie la formula del racconto breve per riflettere sull’esistenza e le sue contraddizioni attingendo al proprio vissuto personale, con il suo corollario di ricordi ed emozioni, e trascendendolo al fine di rendere universali gli stati d’animo descritti.

Memore della lezione della fabula – la consapevolezza amara che nel mondo regna la legge del più forte –, lo scrittore trevigiano eleva gli animali a personaggi del racconto, antropomorfizzandoli.

Alcuni – come l’aquila, i coccodrilli, i corvi, il falco – simboleggiano il potere; altri la fragilità che li condanna ad essere costantemente braccati (la lepre, il pesciolino, il ragno). Eppure, predatori e prede sono entrambi vittime di animali più forti e dell’uomo stesso (“Fiaba”), a sua volta schiacciato da situazioni senza via d’uscita.

All’individuo, tormentato da rimpianti e da una solitudine infinita, non resta allora che l’amore, fonte di gioia e di dolore, illusione suprema perché travagliato e destinato a durare un istante come il frullo d’ali di un pettirosso che si posa per poi prendere il volo.

La sofferenza amorosa, vero leitmotiv dell’opera, rimanda però ad una lacerazione più profonda, ad un’infelicità che può condurre l’uomo sull’orlo della follia (“Formiche”, “Paesaggi”). Dal mal di vivere, un senso di inadeguatezza e di sconforto che può essere sconfitto solo temporaneamente (“Danzatrice”), si origina una meditazione sulle occasioni perdute, le frasi non dette, l’inesorabile trascorrere del tempo che raggiunge il suo acme in “Contrasti”.

In tanta desolazione l’animo afflitto trova conforto nel variopinto mondo della natura (“Il recinto”), simbolo della buona sorte, dea protettrice e misericordiosa (le cinciallegre apportatrici di benessere in “Alla tua finestra”).

Passato, presente e futuro sono le tre dimensioni in cui si muovono i personaggi del libro, dove la prosa sconfina spesso nella poesia e talvolta si fonde con essa in un ibrido non privo di interessanti sperimentazioni sul piano stilistico (si veda “La poesia della sabbia” che dà il titolo alla raccolta).
Recensione
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