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Lord Glenn. L'anima di Byron nel cuore di un cane

Superato lo sconcerto iniziale, il nuovo romanzo di Brina Maurer, secondo capitolo del ciclo di Glenn, potrebbe costituire una piacevole sorpresa anche per i lettori non avvezzi al mondo animale.

Glenn non è solo uno splendido Labrador, è la reincarnazione di Lord Byron, come dichiarato nell’incipit in cui una divinità dotata di senso dell’umorismo – si tenga presente che la dottrina della metempsicosi è condannata dalla Chiesa cattolica – chiede al poeta perché si sia invaghito proprio della protagonista, tra l’altro già sposata.

Il paradosso è che Byron abbia scelto di rinascere in un essere non più giovane e vittima del decadimento fisico, in quanto Glenn, raccolto in un canile, è parzialmente cieco oltre che zoppo.

La storia, raccontata in forma diaristica, diviene l’esaltazione dell’amore romantico tra due creature che si sorreggono come amanti uniti da un legame spirituale che nemmeno la morte può sconfiggere.

Attraverso il resoconto dettagliato di questa insolita passione – Glenn diviene il figlio mancato ma anche il compagno ideale dell’io narrante – si dipana una vicenda che si nutre di un quotidiano costellato di passeggiate in riva al mare, di cure mediche e di incontri spiacevoli con drop out che vorrebbero impadronirsi del cane.

Non sorprende che l’Autrice abbia in serbo un seguito, in quanto la reincarnazione consente di rivivere più volte in forme differenti. Resta solo da chiedersi se ne valga la pena, ma questa è un’altra storia.

Recensione
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