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Minima Moralia ...ancora o forse no

In questa raccolta di ventiquattro racconti Gianni Calamassi rinnova la tradizione della favola popolando le sue storie di personaggi - animali, oggetti e piante – antropomorfizzati e facendo scaturire dalle vicende narrate una morale.

Ambientata nel presente e in luoghi reali, la narrazione contiene sempre un insegnamento, come la critica al consumismo imperante in “Due al prezzo di uno”, e delinea con precisione l’ambiente rurale con le sue abitudini e gli arnesi da lavoro.

Ed è proprio il mondo contadino lo scenario privilegiato di alcune storie, giocate sulla rivalità, anche regionale, tra i personaggi (il pecorino senese e il coltello fiorentino in “Pienza”).

Talvolta, gli oggetti si ribellano all’uomo, rinunciando ad adempiere alle loro funzioni, come il coltello che, pur di non tagliare la pera di cui si è invaghito, ferisce la mano del padrone, finendo per essere gettato nel fuoco in “Amore sacro”.

Il dualismo fra campagna e città caratterizza “La giunchiglia e il passero”, in cui un uccellino sceglierà di restare accanto al flessuoso fiore anche in inverno, invece di trovare riparo altrove. Nel mostrare l’ostinazione del passero, che morirà accanto all’amata giunchiglia, si coglie il monito a non opporsi inutilmente al proprio destino, almeno in parte già segnato.

“Non puoi fare niente, questo è il ciclo della natura, noi viviamo una sola stagione” dirà la giunchiglia al suo devoto amico pennuto.

In “Arac” un grosso ragno finirà per soccombere all’arrivo dei proprietari nella casa cadente e umida che lo aveva sempre ospitato. L’epilogo drammatico è in sintonia con il tono pessimistico delle favole, nelle quali il Bene non deve necessariamente, come nella fiaba, trionfare sul Male.

Sia i racconti legati alle festività religiose – quasi delle parabole – che il ciclo di avventure del mondo marino (“La testa di O”, “Il fiasco di vino della Sirena” e “La balena innamorata”), nel quale vi sono personaggi ricorrenti come Bernardo il paguro e Polpetta il polipo, hanno uno scopo didattico e mirano a stimolare il dialogo con gli studenti.

“Tempus fugit” è il monito dello specchio che si scurisce e perde la sua luminosità, rinunciando, per riconoscenza, a riflettere le sembianze degli abitanti della casa, facendo apparire il loro aspetto inalterato nonostante il trascorrere degli anni e gli eventi dolorosi che li hanno segnati.

Segmento autonomo è il racconto “Poteva essere…”, frammento autobiografico nel quale l’Autore ricostruisce un episodio della propria giovinezza, funestata da un incidente, rivelatosi poi privo di conseguenze, attribuibile a quella vivacità e curiosità verso la vita che è tipica di ogni bambino.

Recensione
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