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Poker di donne

Dopo aver abbracciato il punto di vista maschile nel romanzo “A pungere sono le femmine”, Gabriele Astolfi cesella in questa raccolta di racconti quattro ritratti di donne, vittime di una società che non le tutela né sul piano professionale né familiare.

Il “sesso debole” è rappresentato in modo veritiero, nelle sue battaglie quotidiane (“Due ore”), affrontate con saggezza e sensibilità.

Eppure, il tentativo di voce a un mondo femminile umiliato e offeso non convince del tutto, forse perché privo di quella capacità di cogliere il quotidiano senza farsene risucchiare, ricorrendo magari all’ironia che è sempre stata il punto forte dello scrittore bolognese.

La narrazione in prima persona favorisce l’identificazione con queste figure che sembrano uscite dalla cronaca nera: madri tormentate da mariti gelosi ed egoisti (“Col fucile sotto il letto”), lavoratrici votate alla professione o stravolte dal mobbing, talmente oberate da impegni e responsabilità da potersi rilassare solo dal parrucchiere.

La prosa, come sempre curata, è al servizio di vicende toccanti quanto ordinarie, lette e ascoltate fino alla noia.

Da un autore così dotato, che ha dato alle stampe il romanzo “Evirna. Una storia d’amore”, era lecito attendersi qualcosa di più.

La citazione:

“E dunque siamo donne con le nostre fragilità, le nostre debolezze, il desiderio di amare ed essere riamate, le nostre ingenuità che a volte ci impediscono di leggere il futuro, la nostra forza interiore, la nostra determinazione”.

Recensione
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