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Questi nostri anni così

La forza dei sentimenti, che trionfa alla fine sull’egoismo, domina in questo recente romanzo di Fosca Andraghetti, che realizza un ritratto incisivo di una famiglia dell’alta borghesia lacerata da rivalità e incomprensioni.

Un’emergenza costringerà i membri del clan a ritrovarsi al capezzale del loro patriarca, ricoverato, in seguito a un infarto, in terapia intensiva e a riprendere i rapporti interrotti.

Sebbene il punto di riferimento affettivo ed economico della “family” sia un uomo, l’ancora aitante nonno Michele, le vere protagoniste della vicenda sono le donne, tratteggiate dall’Autrice con un’attenzione per le sfumature che le rende figure autentiche e credibili.

Legate da un affetto sincero, Silvia, la seconda moglie di Michele, e la nipote Paola si alternano nel ruolo di narratrici, facendo sì che la storia sia raccontata da un punto di vista femminile.

Silvia è anche l’Autrice del dattiloscritto che rappresenta una sorta di testamento affettivo per Paola, l’unica tra i parenti a non averla considerata un’intrusa e la sola a cui interessi conoscere la verità sulla storia d’amore tra lei e Michele.

L’autobiografia di Silvia, che è un susseguirsi di incontri, viaggi e imprevisti talvolta dolorosi (l’incidente d’auto, il divorzio da Federico), costituisce un segmento narrativo per certi versi autonomo rispetto al libro e descrive “gli anni della consapevolezza”, ciò che la coppia è diventata in seguito alle scelte fatte.

Non è un caso, allora, che il manoscritto si chiuda proprio con il commento di Michele che, durante la sua relazione con Maria Luisa, è stato vicino a Silvia solo come amico e poi, libero da ogni vicolo, le è rimasto accanto anche sentimentalmente.

Le parentesi on the road, relative ai luoghi visitati (Forio, Lione, Londra), vivacizzano la narrazione e riportano al passato talvolta doloroso di Silvia che, a dispetto dei tradimenti coniugali e della solitudine patita, riuscirà grazie alla solidarietà del gruppo di amici a riprendersi e a ricominciare da capo.

Una prosa armoniosa e coinvolgente sorregge il romanzo che coniuga efficacemente modernità e tradizione e riesce a evitare i toni melodrammatici privando il dolore, presenza centrale nel racconto, della sua forza dirompente.

La citazione:
“Ma forse la vita di ognuno può essere vista come un romanzo”.

Recensione
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