Servizi
Contatti

Eventi


Racconti poco raccomandabili

Scritti durante la pandemia, questi sedici racconti di Nanni sono, come li definisce ironicamente l’Autore, “poco raccomandabili” ma non arrecano alcun danno a chi è vaccinato.

Le storie dello scrittore bolognese sono, invece, pericolose in quanto trasgressive, termine oggi abusato ma in questo caso pertinente perché sottolineano le nostre paure ancestrali, acuite dall’isolamento forzato indotto dal Covid: il terrore della morte e quello della vecchiaia, rimosso dalla società odierna con rimedi illusori volti a fermare, almeno sul piano esteriore, l’inesorabile declino.

Non si parla di contagio nella raccolta ma c’è il riferimento a problematiche di natura economica e sociale esasperate dalla crisi in atto: i licenziamenti (“Edward the fifth”), la violenza dilagante (“L’eredità di Giuliano Rey”) che esclude ogni riferimento al femminicidio (l’omicidio/sacrificio di Eliana, l’amante azzurra) e si lega piuttosto al timore degli attentati (l’esplosione alla stazione prevista nel sogno premonitore in “Entrata nel cervello”).

I rari riferimenti temporali sono funzionali allo sviluppo dell’intreccio: il protagonista di “Rinascita”, affetto da un’amnesia, apprende da un quotidiano che sono trascorsi ben tre anni dalla sua presunta morte ma non è in grado di provarlo quando all’ufficio postale vorrebbe ritirare gli arretrati della pensione.

Spesso, il sogno interferisce con la realtà e dalla confusione tra i due piani scaturisce nel lettore un’inquietudine che esprime il disagio di fronte all’ignoto.

L’orrore è nel dipinto che, inseparabile dalla cornice, sembra dotato di vita propria (come la stampante ad aghi “maledetta” in “Edward the fifth”) e, anche dopo essere stato distrutto, rimarrà impresso nella mente del protagonista e continuerà a tormentarlo (“Il quadro”). In questo segmento narrativo, che omaggia Wilde e il suo Dorian Gray, viene descritto un incubo del protagonista che sogna di entrare nel quadro e, nel fuggire da un’entità minacciosa, si disintegra in polvere.

Ed è attraverso la vita onirica che avviene l’incontro con quell’Altro che è il Male stesso, insito per Nanni nella società stessa – schiava del consumismo e dei rapporti di Potere –, fonte di attrazione/repulsione nonché di conoscenza.

Sulla stessa scia è “Il ritratto ovale”, incentrato su un dipinto raffigurante una figura femminile dal fascino inquietante che sembra voler uscire fuori dal quadro e seduce irrimediabilmente Antonio De Signoribus. Il legame tra la donna dallo sguardo malinconico e il suo ammiratore non si spezzerà nemmeno quando lui sarà licenziato per aver duplicato le chiavi dello studio legale in cui lavora.

“Nell’istante in cui stava per varcare la porta, si udì uno scricchiolio: il quadro si staccò dalla parete e piombò pesantemente sul pavimento in marmo riducendosi in briciole, compresa la cornice” (“Il ritratto ovale”).

Come nel racconto omonimo di Edgar Allan Poe, c’è un rapporto conflittuale tra la vita e l’arte che ha una valenza distruttiva (nel già citato “Il quadro” l’Artista è descritto, non a caso, come un fantasma che esce dalle tenebre).

I personaggi di Nanni tendono a una ricerca del Bello che li spinge in amore a inseguire un ideale di armonia quasi astratto e puntualmente contraddetto da una realtà di per sé imperfetta. La loro natura contemplativa li sottrae in parte ai richiami dei sensi, a cui è sensibile, invece, quel mondo di freaks – già apparso nel romanzo breve Il condominio del diavolo – emarginato da visibili difetti esteriori.

Il dualismo ontologico tra materia e spirito giunge ai massimi livelli in “Un dono celeste”: l’uomo che invecchia ma non muore si invaghisce di una donna prossima a sposarsi che, non potendo offrirgli il corpo, gli dona la propria anima e, con essa, la gioia di vivere, la femminilità e la grazia.

Anche Gilberto antepone alla bellezza che sfiorisce ciò che è eterno: quando Eliana gli ordina di bruciare il quaderno con gli scritti giovanili, lui non esita a ucciderla perché quel diario racchiude un’altra vita, quella dello spirito (“L’amante azzurra”).

Nei racconti gialli la logica prevale sull’intuito, anche se la soluzione dell’enigma approda spesso a una verità paradossale. Nel racconto “Il file vuoto” G. smantella le ipotesi, apparentemente sbagliate, del suo collaboratore che, sulla base di indizi (la scoperta di un documento compromettente, poi cancellato dallo stesso G.), lo accusa di aver pianificato l’omicidio della moglie.

L’impossibilità di conoscere la verità si traduce nella sconfitta degli idealismi, come dimostra la divisione dell’immobile sulla base di principi ugualitari che si rivelano fallaci (“Il frate divisore”).

Ma l’inganno è nella scrittura che, quando sembra mostrare, cela ciò che è noto solo all’Autore, abituato a mescolare il proprio vissuto con la fantasia e a creare un’immaginaria realtà parallela che, nel momento stesso in cui si presta a essere interpretata (“Amico cane”), si allontana per sempre dalla verità.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza