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Ratio

La lettura di questi quattordici racconti ci consente di riscoprire la prima produzione di Luciano Nanni, coerente con un percorso letterario teso a rivisitare in modo personale i principali tòpoi della narrativa fantastica.

L’archetipo della casa maledetta rivive, ad esempio, nella rappresentazione del casolare di fine ottocento ne “La casa eterna”. Nel bosco dove è situato questo luogo solitario, il protagonista scopre una statua di pietra raffigurante una donna dalle fattezze armoniose la cui contemplazione sconfina presto nell’adorazione morbosa. Sarà un’entità sconosciuta a consentire l’agognata fusione con l’opera d’arte, incarnazione dell’eternità a cui l’uomo aspira per sottrarsi al dominio dell’effimero.

Il culto della forma permea la filosofia dell’amore enunciata nel racconto “Per puro caso”: solo cogliendo l’essenza del rapporto tra i due sessi, data dal desiderio e dalla fedeltà, si può raggiungere l’ideale della perfezione a cui tende la vedova incontrata dal protagonista a distanza di anni. La loro passione, stimolata dalla fantasia, finisce per spingersi verso territori ignoti e inesplorati in un donarsi reciproco che non conosce limiti.

Altrove (“La gente che”) il sesso è praticato con modalità estreme che includono anche la necrofilia, secondo una caratterizzazione estrema dell’Eros in cui il piacere coincide spesso con la sofferenza.

Il mostruoso, celato sotto le splendide sembianze della giovane amata da Hans (“Incubi”), si manifesta nella dimensione onirica: è nei sogni che la misteriosa creatura rivela la sua vera natura, portando sull’orlo della follia chi vorrebbe possederla mentre lei può essere solo adorata in quanto incarnazione di Keket, entità primordiale che rappresenta le tenebre.

Tale crescendo di orrore mette a dura prova le facoltà razionali dell’individuo, abituato a rifugiarsi nella nostalgia di una giovinezza perduta (“L’attesa”) che ha portato via con sé il vigore fisico ma non il desiderio, rivolto in una società che “vive sulla putrefazione” (“La caduta dei santi”) a corpi devastati e in uno stadio prossimo al disfacimento (“Corteggiamento” e “Il corpo di Lilla”).

Nanni è abile a depistare il lettore, avvezzo a una narrativa di genere che si muove su binari consolidati, e si diverte a confonderlo con storie oscillanti tra allucinazione e realtà, sonno e veglia (“L’automa” sembra un giallo ma invece è incentrato su una profezia, l’Apocalisse, destinata ad avverarsi).

La frase:

“A sedici anni tenevo un diario poi interrotto nel quale scrissi di essere sempre a capo della mia volontà e anni dopo uno psicologo affermò di non avere mai incontrato un io così, capace di dominare le passioni e far prevalere la ragione”.

Recensione
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