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Sarà per questo che Dio ci ha dato la pelle?

  

Rientra nel genere biografico anche l’ultima prova di Genoveffa Pomina che ci offre una testimonianza di vita arricchita da curiosità, massime e poesie.

La novità è che il resoconto dettagliato di un’esistenza si salda all’incursione nella Storia, in un viaggio nel tempo che consente all’Autrice di analizzare fenomeni di vario genere (dalla concessione del voto alle donne agli Ufo) e non solo di focalizzare l’attenzione sulla propria sofferenza (le difficoltà coniugali, il lutto, la malattia).

Se alla scrittura è deputato un valore catartico, è anche vero che in questo caso prevale un intento di tipo divulgativo. Il ricordo delle esperienze vissute dalla scrittrice ligure – tra gli episodi drammatici riferiti alla sua infanzia vanno citati la fucilazione di alcune spie durante il secondo conflitto mondiale e l’incontro con un pedofilo – cede così il passo alla descrizione dei cambiamenti avvenuti nel nostro paese.

Ciò spiega forse l’estrema lunghezza dell’opera, suddivisa in due volumi, nei quali la confessione si accompagna a un’ansia di completezza, che induce a chiarire fatti riportati dai media in modo confusionario (si leggano le pagine dedicate a miti della musica quali Elvis Presley e Micheal Jackson).

La scrittura finisce così per assurgere a momento di ricerca di una verità non solo personale ma collettiva, che appartiene all’Autrice come a tutti noi.

Recensione
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