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Spie fasciste in Vaticano

Questo agile volume è incentrato sulla sorveglianza che il regime fascista esercitò sul Vaticano attraverso una rete di informatori, tra i quali figuravano anche membri del clero e giornalisti.

Con intento divulgativo l’Autore delinea la rete di contatti stabilita dall’Ovra, organizzazione segreta preposta alla vigilanza e alla repressione del dissenso, soffermandosi su alcuni personaggi dello stesso ambiente cattolico (Monsignor Enrico Pucci, Monsignor Umberto Benigni e Monsignor Luigi Fogàr) che furono impiegati come spie da Mussolini.

Alla caduta del fascismo, i sacerdoti più compromessi riuscirono a evitare il carcere grazie all’amnistia di Togliatti entrata in vigore nel 1946.

Ne è scaturito un ritratto di un’epoca dominata dalla delazione, che serpeggiava ovunque, in particolare nelle scuole a causa dell’indottrinamento degli studenti, e non risparmiava nessuno.

Accuse di dubbia moralità colpirono, infatti, il prefetto Bocchini, legato sentimentalmente a Bice Pupeschi, informatrice e punto di collegamento tra agenti segreti e funzionari del regime.

L’interesse personale più che un presunto senso del dovere determinava la delazione,

usata come arma di lotta politica per mettere in cattiva luce un avversario della fazione opposta.

Il regime creò un vero e proprio sistema poliziesco che rafforzò l’utilizzo del casellario politico già esistente, l’archivio in cui erano schedate le persone pericolose per l’ordine pubblico.

Il libro di Zaffiri, corredato da box informativi, prende spesso la forma del racconto e si avvale della consultazione di articoli apparsi su testate giornalistiche qualificate.

Recensione
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